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Contratti di appalto, la corsa di Enilive prima della riforma: altri 15 impianti in poco più di un mese

Le parole del presidente FIGISC Bruno Bearzi trovano riscontro nei numeri almeno per quello che riguarda la compagnia di bandiera: dai 770 impianti in appalto del 30 settembre ai 785 attuali. E intanto si moltiplicano le testimonianze dei gestori convocati dalle compagnie per passare all’appalto, anche quando manca ancora più di un anno alla scadenza del comodato.

Quando, durante le audizioni alla Camera sul disegno di legge Concorrenza, il presidente della FIGISC Bruno Bearzi ha denunciato una «forte accelerazione» dei contratti di appalto, definendola «un po’ una furbata», abbiamo deciso di verificare quanto stesse realmente accadendo, partendo proprio da una delle principali compagnie petrolifere italiane: Eni-Enilive.

E i numeri che abbiamo rilevato attraverso l’Osservaprezzi Carburanti del MIMIT sembrano dare sostanza alle preoccupazioni espresse da Bearzi.

Al 30 settembre 2026 risultavano 770 impianti riconducibili alla formula dell’appalto: 739 sulla rete stradale e 31 sulla rete autostradale. Alla rilevazione attuale il numero è salito a 785, di cui 753 stradali e 32 autostradali.

Significa 15 impianti in più in poco più di un mese, con una crescita di circa il 2%. Un incremento che, preso isolatamente, potrebbe anche sembrare contenuto, ma che assume un significato ben diverso se inserito nel particolare momento che sta attraversando la distribuzione carburanti.

Il Parlamento sta infatti discutendo una riforma che dovrebbe superare l’attuale modello di appalto, introducendo un contratto di affidamento semplificato con maggiori garanzie per i gestori. E proprio mentre si avvicina la possibilità di nuove regole, assistiamo a un aumento delle gestioni che vengono ricondotte al modello contrattuale destinato a essere superato.

Naturalmente, il confronto tra le due rilevazioni fotografa un aumento netto degli impianti classificati in appalto, ma non consente da solo di ricostruire ogni singola trasformazione contrattuale o di stabilirne le motivazioni. Resta però un dato significativo, soprattutto alla luce di quanto ci viene quotidianamente raccontato dai gestori.

Sono infatti sempre più numerose le testimonianze di colleghi convocati presso le sedi delle diverse aree commerciali per essere sollecitati ad abbandonare il tradizionale contratto di comodato e passare alla formula dell’appalto. In alcuni casi, secondo quanto ci viene riferito, queste proposte arrivano addirittura quando manca ancora un anno alla naturale scadenza del contratto in essere.

Ed è proprio questo l’aspetto che dovrebbe far riflettere.

Perché tanta fretta? Perché proporre oggi un cambiamento così importante a gestori che dispongono ancora di un contratto valido, proprio mentre il Parlamento si prepara a introdurre una disciplina che dovrebbe garantire loro maggiori tutele?

Non possiamo conoscere le motivazioni di ogni singola proposta aziendale. Ma è legittimo domandarsi se questa accelerazione non rischi di anticipare gli effetti della riforma, consolidando rapporti contrattuali che potrebbero poi continuare a produrre conseguenze anche dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, secondo quanto sarà previsto dalla disciplina transitoria.

Bearzi, durante l’audizione, ha chiesto una sorta di moral suasion nei confronti delle compagnie petrolifere, affinché evitino di accelerare la sottoscrizione degli appalti prima dell’approvazione della legge.

Una richiesta che appare ancora più significativa considerando che la stessa UNEM, attraverso il presidente Gianni Murano, ha invitato il Parlamento a non modificare l’equilibrio raggiunto dopo tre anni di trattative tra compagnie e organizzazioni dei gestori.

E qui emerge una contraddizione che non può essere ignorata: mentre a livello istituzionale si chiede di salvaguardare il compromesso raggiunto sulla riforma, sul territorio continuano ad arrivare proposte per trasformare le gestioni secondo il modello contrattuale che quella stessa riforma intende superare.

Il problema, naturalmente, non è soltanto il nome del contratto. È ciò che quel contratto rappresenta nella vita quotidiana di chi gestisce una stazione di servizio. Sappiamo benissimo che dietro il passaggio dal comodato all’appalto cambiano profondamente l’autonomia imprenditoriale, le condizioni economiche, la stabilità del rapporto e le garanzie riconosciute al gestore. Non si tratta quindi di una semplice modifica amministrativa, ma di una scelta che condiziona il futuro professionale ed economico dei gesotri e delle loro famiglie. Ed è difficile non comprendere le preoccupazioni di chi, dopo aver dedicato anni della propria vita a un impianto, si trova improvvisamente invitato a cambiare contratto proprio alla vigilia di una riforma attesa da tanto tempo.

Quindici impianti in più in poco più di un mese non rappresentano, da soli, la prova di una strategia aziendale per darsi ancora tempi sulla futura normativa. Ma costituiscono un segnale che merita attenzione, soprattutto se accompagnato dalle testimonianze che arrivano direttamente dai territori.

La questione non riguarda soltanto Enilive. La diffusione degli appalti e le modalità con cui vengono proposti ai gestori sono da tempo la vera criticità della rete distributiva italiana. La riforma intende sanare proprio questo squilibrio ridando nuove regole ai rapporti  contrattuali tra gestori e compagnie petrolifere. Sarebbe davvero paradossale ( e lo é)  se, proprio mentre si discute di restituire maggiori garanzie alla categoria, si assistesse a una corsa per sottoscrivere i vecchi contratti prima che arrivino le nuove regole dandosi ancora ulteriore tempo per eludere quelle stesse regole. 

Perché il rischio è che la riforma arrivi finalmente, ma che nel frattempo una parte dei gestori si ritrovi già vincolata a contratti sottoscritti quando quelle nuove tutele non erano ancora operative.

E allora la domanda diventa inevitabile: se tutti dichiarano di voler rispettare l’equilibrio raggiunto sulla riforma, perché non cominciare a rispettarne fin da ora anche lo spirito?

Fonte: elaborazione GestoriCarburanti su rilevazioni Osservaprezzi Carburanti MIMIT del 30 settembre e del 3 novembre 2026. Dichiarazioni di Bruno Bearzi tratte dalla cronaca dell

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