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Riforma carburanti, gestori e compagnie chiedono di non modificare il Ddl Concorrenza. Ma intanto gli appalti accelerano

Dopo tre anni di confronti e trattative, la riforma della distribuzione carburanti arriva alla Camera. FEGICA, FAIB, FIGISC e UNEM chiedono di salvaguardare il compromesso raggiunto. Ma mentre il Parlamento discute delle nuove tutele per i gestori, alcune compagnie sembrano avere fretta di consolidare proprio quei contratti di appalto che la riforma intende superare.

Non è la riforma che tutti avrebbero voluto. Non risolve ogni problema e certamente non restituisce, da sola, tutte le garanzie che negli anni i gestori delle stazioni di servizio hanno progressivamente visto indebolirsi. Ma dopo tre anni di discussioni, confronti e difficili mediazioni, il disegno di legge sulla Concorrenza rappresenta un punto di equilibrio che oggi nessuno sembra voler rimettere in discussione.

È quanto emerge dalle audizioni svoltesi questa mattina presso la Commissione Attività produttive della Camera, come riportato da Staffetta Quotidiana. Un messaggio sostanzialmente condiviso dalle organizzazioni dei gestori FAIB, FEGICA e FIGISC e dalla stessa UNEM, che rappresenta le principali compagnie petrolifere: il testo può essere migliorabile, ma modificarlo adesso rischierebbe di compromettere un accordo raggiunto con grande fatica.

A esprimere con chiarezza la posizione della FEGICA è stato il presidente Roberto Di Vincenzo, che ha ricordato come il provvedimento sia il risultato di un percorso iniziato a metà del 2023. Un lavoro lungo, che non ha certamente soddisfatto tutte le aspettative della categoria, ma che oggi merita di essere portato a compimento.

«Pur non cogliendo appieno i desiderata della categoria, perché ci sarebbero ancora ulteriori aggiustamenti da effettuare, noi riteniamo che l’approvazione del testo così com’è arrivato in commissione per noi non sarebbe certamente la cosa peggiore», ha dichiarato Di Vincenzo, esprimendo il parere favorevole della FEGICA all’approvazione del provvedimento senza ulteriori modifiche.

Sulla stessa linea Vincenzo Sperduto, presidente della FAIB, che ha sottolineato l’urgenza di arrivare finalmente all’approvazione della riforma, evitando di alterare un equilibrio che, come ha ricordato, non accontenta tutti, a cominciare proprio dai gestori.

Anche Gianni Murano, presidente di UNEM, ha riconosciuto che sulle nuove regole contrattuali è stata raggiunta una mediazione con aspetti positivi e meno positivi, sconsigliando di intervenire nuovamente sul testo. Per le compagnie, inoltre, la riforma rappresenta uno strumento per favorire la razionalizzazione della rete e la chiusura degli impianti con bassi volumi di vendita.

Ma è soprattutto sul futuro dei contratti di gestione che si gioca una delle partite più importanti.

Il presidente della FIGISC, Bruno Bearzi, ha evidenziato come il disegno di legge preveda il superamento dell’attuale modello di appalto tra compagnia e gestore, introducendo una nuova forma di affidamento semplificato accompagnata da maggiori garanzie.

Una prospettiva importante per una categoria che negli ultimi anni ha assistito alla progressiva diffusione di formule contrattuali nelle quali il gestore rischia di perdere autonomia, stabilità e capacità di tutelare il proprio lavoro.

E proprio su questo punto emerge una contraddizione che merita particolare attenzione.

Secondo quanto denunciato da Bearzi, nelle ultime settimane si starebbe registrando una forte accelerazione nella sottoscrizione dei contratti di appalto, quasi a voler anticipare l’entrata in vigore delle nuove disposizioni. Una corsa che lo stesso presidente FIGISC ha definito, senza troppi giri di parole, «un po’ una furbata», chiedendo un intervento di moral suasion nei confronti delle compagnie.

Ed è difficile non cogliere il paradosso.

Da una parte le compagnie, attraverso UNEM, chiedono al Parlamento di non modificare il testo della riforma. Dall’altra, secondo quanto segnalato dai rappresentanti dei gestori, si assiste a un’accelerazione proprio di quei contratti che la nuova normativa dovrebbe superare.

Naturalmente, la sottoscrizione di contratti consentiti dalla disciplina attualmente vigente non costituisce di per sé una violazione. Ma il problema non è soltanto giuridico. È soprattutto una questione di coerenza e di rispetto verso una categoria che da anni attende regole capaci di garantire maggiore equilibrio nei rapporti con le compagnie petrolifere.

Perché dietro ogni contratto di appalto non c’è semplicemente una diversa formula commerciale. C’è il futuro di una gestione, spesso di una famiglia, che rischia di ritrovarsi con minori certezze e con una capacità contrattuale sempre più debole nei confronti di aziende economicamente molto più forti.

La riforma, certamente, non sarà la soluzione a tutti i mali della distribuzione carburanti. Rimarranno aperte questioni fondamentali, a partire dalla sostenibilità economica delle gestioni, dai margini ormai insufficienti a coprire i costi dell’attività e dalla necessità di restituire dignità e stabilità a un lavoro che continua a rappresentare un servizio essenziale per milioni di cittadini.

Ma almeno sul terreno delle regole contrattuali potrebbe segnare un primo, importante cambiamento.

Nel corso delle audizioni, UNEM ha inoltre proposto un intervento sulla fiscalità delle flotte aziendali, chiedendo di equiparare il trattamento agevolato delle auto elettriche a quello dei veicoli alimentati con biocarburanti in purezza, sostenendo che la misura potrebbe produrre benefici ambientali e maggiori entrate fiscali.

Resta però il nodo centrale: dopo tre anni di trattative, il Parlamento è chiamato a decidere se dare finalmente una prospettiva diversa alla rete carburanti e ai suoi gestori.

Il compromesso raggiunto non è perfetto. Le stesse organizzazioni sindacali lo riconoscono apertamente. Ma continuare a inseguire una riforma ideale, rischiando di perdere anche quella possibile, potrebbe significare lasciare tutto esattamente com’è.

E per molti gestori, che ogni giorno fanno i conti con margini sempre più ridotti, costi crescenti e rapporti contrattuali sempre più sbilanciati, il tempo delle attese è ormai finito.

La speranza è che questa volta la politica riesca ad arrivare prima delle compagnie. Perché sarebbe davvero amaro scoprire che, dopo tre anni di discussioni per restituire qualche diritto ai gestori, qualcuno abbia approfittato degli ultimi mesi per continuare a sottrarglielo.

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