Un paradosso non trascurabile è il fatto che l’allarme sulla fragilità delle imprese è stato lanciato proprio dalla Bce, la stessa istituzione che ha deciso di aumentare i tassi d’interesse.
Un recente studio condotto dalla Banca Centrale Europea, riportato ieri da La Stampa, mette in luce la vulnerabilità delle imprese nell’Eurozona, che sono tornate ai livelli di fragilità precedenti alla pandemia, con una situazione particolarmente critica in Germania e Italia, dove quasi una su dieci rischia il fallimento. La causa principale di questa crisi, secondo la Bce, sono gli alti tassi d’interesse, che hanno reso sempre più oneroso per gli imprenditori ottenere prestiti dalle banche.
In meno di due anni, il costo del denaro è passato da zero, o poco più, al 4,5 per cento. È interessante notare che solo ieri, il Sole 24 Ore ha riportato che le prime cinque banche italiane hanno registrato utili per il 2023 pari a 22,5 miliardi di euro, un aumento del 64 per cento rispetto al 2022, e quest’anno si prevede che andrà ancora meglio.
L’aumento dei tassi d’interesse e la riduzione dei prestiti sono confermati anche dalle statistiche diffuse dalla Banca d’Italia, che evidenziano una diminuzione del 2,3 per cento dei prestiti ai privati lo scorso anno e dell’1,3 per cento per quelli alle famiglie. Con tassi così elevati, molte persone sono costrette a rinunciare a richiedere finanziamenti.
È curioso notare che, nonostante si parli tanto di diseguaglianze economiche e di teorie del complotto, nessuno sembra interessato a indagare su questi dati tanto significativi. Un silenzio unanime avvolge la questione. Forse dovremmo chiedere ad Amadeus di leggere un comunicato sul palco di Sanremo per far risuonare queste problematiche anche nelle orecchie di chi preferisce ignorarle.

