Site icon GestoriCarburanti

“Cerca il diffamato”: il nuovo gioco dell’estate nel mondo carburanti

Altro che quiz estivi, cruciverba sotto l’ombrellone o Sudoku da ombrellone. Quest’anno, per gli appassionati del settore carburanti, il passatempo più gettonato si chiama “Cerca il diffamato”.

Sì, perché – notizia ormai nota ma ancora senza firma – qualcuno ha denunciato per diffamazione aggravata i Presidenti di Faib e Fegica. Reato previsto dall’art. 595, comma 3, del Codice Penale, mica bruscolini: pena fino a 3 anni di reclusione, più multa. Ma, dettaglio non trascurabile: nessuno sa (o meglio, dice) chi sia il presunto offeso.

Che dire? La trasparenza regna sovrana.

La denuncia misteriosa: più segreta della formula della Coca-Cola

Il tutto sarebbe avvenuto oltre sei mesi fa, ma fino ad oggi:

Insomma, abbiamo la diffamazione, ma manca il diffamato. Come se si denunciasse un furto senza sapere cosa manca. A meno che non sia solo una strategia per zittire i sindacati più fastidiosi, quelli che non si limitano a fare da tappezzeria ma “disturbano il manovratore”.

Di seguito pubblichiamo il comunicato rilasciato da Faib e Fegica che, oltre la nota sarcastica, dovrebbe seriamente farci riflettere. 

CERCA IL “DIFFAMATO”
I Presidenti di Faib e Fegica sono stati denunciati più di sei mesi fa’. Ma nessuno, ancora, ne rivendica fieramente la paternità. Chi è che si sente diffamato?

Roma, 23 giugno 2025. Presumibilmente, sono oltre sei mesi che i Presidenti di Faib e Fegica sono stati denunciati alla Procura della Repubblica per il reato previsto dall’articolo 595, comma 3, del
Codice Penale: diffamazione aggravata, con pene che, eventualmente, vanno da sei mesi a tre anni di reclusione, oltre la sanzione pecuniaria.

Eppure ancora nessuno ha ritenuto di dover rivendicare pubblicamente una iniziativa giudiziaria contro il Sindacato dei Gestori, che non ha precedenti da quando esiste la rappresentanza
organizzata della Categoria.

E’, quindi, del tutto probabile che, per arrivare a questo punto, qualcuno abbia ritenuto non solo fondata l’accusa (c’è sempre il pericolo di essere oggetto di una controquerela, in caso di manifesta
infondatezza dell’accusa), ma anche molto grave la diffamazione da cui si è sentito colpito.

In questi casi, capita frequentemente che, chi si ritiene diffamato tanto gravemente, senta la necessità di “pulire” immediatamente la propria immagine pubblica, senza attendere la fine di un procedimento che ha, in ogni caso, tempi non certo rapidi, dando la dimostrazione della propria trasparenza anche con l’annuncio dell’azione di rivalsa.

A noi tutto questo sembra motivato più dalla voglia di dare una “lezione” esemplare a chi esercita il proprio compito istituzionale con visione critica, con funzione di controllo e, qualora ritenuto
necessario, manifestando il proprio trasparente e motivato dissenso.

Senza timori o timidezze, che volendo ci si può anche affannare inutilmente a far passare per una impalpabile azione continua e discreta, e non rinunciando ad esporsi pubblicamente, anche a costo di “disturbare il manovratore”, accettando il rischio di ritorsioni.

Ad ogni modo, chiunque abbia un minimo di esperienza di questo settore ed una conoscenza appena superficiale di qualcuno dei suoi attori, con ogni probabilità sarà portato a ritenere una
clamorosa ingenuità quella di credere che a tale azione (la denuncia), corrispondesse l’effetto sperato (il turbamento).

L’ennesimo sintomo dello stato di salute (pessimo) che affligge il settore ormai da tempo.

Sia come sia, in moltissimi ci hanno chiesto chi, secondo noi, può essere il “diffamato”.

E altrettanti hanno proposto le loro tesi.

Dal che, in attesa che qualcuno rivendichi fieramente l’atto, ci siamo risolti ad avviare una sorta di sondaggio: vota il tuo diffamato!

Ai vincitori, l’offerta di un caffè, alla prima occasione utile.

Exit mobile version