L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha inflitto una delle più pesanti sanzioni degli ultimi anni a carico delle principali compagnie petrolifere operanti in Italia. Al termine di un’istruttoria avviata nel 2023, l’Antitrust ha accertato un’intesa illecita tra ENI, Esso Italiana, Saras, Kuwait Petroleum Italia, Tamoil, Italiana Petroli (IP) e Iplom sul prezzo della cosiddetta “componente bio”, ovvero la quota di costo derivante dall’obbligo di miscelazione di biocarburanti nei carburanti tradizionali
Secondo l’Autorità, tra il 2020 e il 2023 le compagnie hanno concordato di applicare valori identici o molto simili per la tariffa bio, trasferendo così ai clienti (grossisti e rete) gli aumenti legati ai costi dei biocarburanti. Il coordinamento sarebbe avvenuto attraverso:
annunci pubblici sulla rivista di settore “Staffetta Quotidiana”, che fungevano da strumento di monitoraggio reciproco;
contatti bilaterali tra concorrenti per allineare i valori della tariffa;
una prassi di paralleli aumenti periodici, difficilmente spiegabili con i soli costi sostenuti.
ENI, in particolare, avrebbe avuto un ruolo trainante, rendendo pubblica la propria politica di prezzo e garantendo così punti di riferimento agli altri operatori
L’autorità ha quindi sanzionato Eni per 336.214.660 euro, Esso per 129.363.561 euro, Ip per 163.669.804 euro, Q8 per 172.592.363 euro, Saras per 43.788.944 euro e Tamoil per 91.029.755 euro.
La componente bio rappresenta una parte consistente del margine lordo dei carburanti: nel 2024 pesava per circa il 29%. Dal 2020 al 2023 il suo valore è più che raddoppiato, passando da 0,026 €/litro a circa 0,058 €/litro
Questo coordinamento ha impedito un reale confronto concorrenziale, con conseguente aggravio di costi per grossisti, gestori e consumatori finali.
Dall’indagine sono rimaste escluse Repsol e Iplom, per le quali non sono emerse prove sufficienti di partecipazione al cartello. Alcune società (Saras, IP, Eni) hanno inoltre adottato programmi di compliance antitrust, che saranno valutati dall’Autorità in fase di quantificazione della sanzione.
La decisione dell’AGCM non chiude la partita: è probabile che le compagnie presentino ricorso al TAR del Lazio. Intanto, le associazioni dei consumatori, già ammesse come parti terze nel procedimento (Codici, Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino), chiedono rimborsi e ristori per gli utenti penalizzati da anni di prezzi “drogati” da un’intesa illecita.
La prima reazione è stata quella d Q8:
“Con riferimento alla notizia della decisione di condanna dell’Azienda nell’ambito del procedimento Antitrust I864 relativo ai costi dei biocarburanti, la Q8 desidera manifestare la propria sorpresa per l’esito della procedura, certa che il proprio operato si sia sempre attenuto al pieno rispetto della normativa vigente, compresa la disciplina in materia concorrenziale e di tutela del consumatore, nonché ai più alti standard di etica commerciale”. Lo scrive la compagnia in una nota. “L’azienda si riserva di analizzare nel dettaglio le motivazioni del provvedimento, traendone le opportune conseguenze anche in termini di eventuale impugnativa innanzi al Tar”.

