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“Da ‘Qui ci puoi fare anche benzina’ a ‘Qui la benzina non c’è’: l’emergenza approvvigionamenti Enilive diventa nazionale”

Non è più possibile parlare di episodi isolati. Quello che FAIB, FEGICA e FIGISC avevano denunciato ufficialmente ad Enilive con la comunicazione del 4 agosto trova oggi puntuale conferma nelle cronache che arrivano da tutto il Paese. Da Torino a Bergamo, da Padova  passando per Treviso fino ad arrivare al centro italia e in alcuni casi anche al sud,  si moltiplicano le segnalazioni di impianti rimasti senza carburante, consegne parziali, ritardi nei rifornimenti e gestori sempre più in difficoltà.

Una coincidenza temporale che difficilmente può essere ignorata. A distanza di poche ore dalla lettera inviata dalle Organizzazioni sindacali, i giornali locali hanno iniziato a raccontare una realtà che i gestori stanno vivendo ormai da mesi: serbatoi vuoti, clienti costretti a cercare altri distributori e attività economiche pesantemente compromesse.

Nella comunicazione inviata ad Enilive, FAIB, FEGICA e FIGISC avevano parlato di “numerosissime criticità” legate ai mancati approvvigionamenti e alle ripetute rotture di stock, sottolineando come la situazione fosse ormai incompatibile con il normale svolgimento dell’attività di distribuzione dei carburanti. Una condizione che provoca danni economici, perdita di clientela e un evidente danno d’immagine per le gestioni, costrette a giustificare ai consumatori disservizi che non dipendono dalla loro volontà.

Le notizie pubblicate in queste ore fotografano esattamente questo scenario.

A Torino i gestori raccontano di impianti rimasti senza alcuni prodotti e di clienti costretti a rivolgersi alla concorrenza.

A Treviso e Padova vengono segnalate continue rotture di stock e rifornimenti irregolari proprio nel periodo di maggiore traffico estivo, quando la domanda raggiunge i livelli più elevati.

Anche le testimonianze proveniente da Bergamo descrivono la gravità della situazione. Rifornimenti a singhiozzo e  gestori ormai allo stremo, decine di impianti della provincia convivono da settimane con consegne parziali o in ritardo, una situazione che rende impossibile programmare il lavoro e mantenere un servizio regolare alla clientela.

Quando le stesse criticità emergono contemporaneamente in Piemonte, Veneto e Lombardia, ma anche in centro e al sud i problemi non mancano,  non si è più di fronte a un problema locale o occasionale. Siamo di fronte a un fenomeno che interessa ormai l’intera rete e che richiede risposte altrettanto nazionali.

La misura della tensione che si respira tra le gestioni è testimoniata anche da un fenomeno sempre più diffuso. Esasperati da mesi di consegne irregolari e dall’impossibilità di continuare a giustificare disservizi di cui non hanno alcuna responsabilità, molti gestori hanno iniziato ad affiggere cartelli informativi direttamente sugli impianti.

Su alcuni si legge “Tutto esaurito per mancanza rifornimenti da parte di Eni”. Su altri compare la dicitura “Disservizio causato dalla Compagnia per mancata consegna dei prodotti”, accompagnata dall’invito ai clienti a rivolgersi direttamente al numero verde dell’azienda per ottenere spiegazioni.

È un gesto che fotografa perfettamente il livello di esasperazione raggiunto dalla categoria. Per troppo tempo, infatti, gli automobilisti hanno attribuito al gestore la responsabilità dell’impossibilità di fare rifornimento, quando invece il problema nasce a monte della filiera. Oggi molti hanno deciso di rompere questo equivoco, informando con trasparenza la clientela sull’origine del disservizio.

Del resto è difficile pretendere che chi gestisce quotidianamente un impianto continui a farsi carico del malcontento degli automobilisti per problematiche completamente estranee alla propria organizzazione. Se il carburante manca perché non viene consegnato, ed il gestore non può scegliere il suo fornitore,  è giusto che il consumatore sappia dove risiede la responsabilità.

Proprio per questo, nella lettera del 4 agosto, FAIB, FEGICA e FIGISC avevano avanzato richieste precise all’azienda: garantire un flusso costante di informazioni verso ogni singola gestione sui tempi di consegna, sulle mancate forniture e sulla durata delle rotture di stock, così da consentire ai gestori di organizzare il lavoro e fornire risposte certe alla clientela. Allo stesso tempo, era stato chiesto di inserire il tema tra gli argomenti del rinnovo degli accordi collettivi, individuando criteri oggettivi di compensazione economica per le gestioni penalizzate.

Una richiesta che oggi appare ancora più fondata.

Ogni giorno senza carburante significa vendite perse, clienti che cambiano impianto, flotte aziendali costrette a modificare i propri percorsi e un rapporto di fiducia con la clientela che rischia di essere compromesso. Tutti danni che ricadono esclusivamente sui gestori, pur essendo del tutto estranei alle cause delle mancate forniture.

Per questo FAIB, FEGICA e FIGISC hanno già annunciato che continueranno a sostenere tutte le gestioni che intendano chiedere il riconoscimento dei danni subiti e a promuovere ogni iniziativa utile affinché tali perdite trovino finalmente un adeguato ristoro.

C’è poi un paradosso che difficilmente può passare inosservato.

Enilive ha costruito una parte della propria comunicazione commerciale attorno a uno slogan diventato ormai celebre: “Qui ci puoi fare anche benzina.” Uno slogan nato per raccontare l’evoluzione delle stazioni di servizio in punti vendita multifunzionali, dove oltre al carburante si trovano ristorazione, market, caffetteria, servizi digitali, offerte luce e gas e tante altre attività.

Oggi, però, quello slogan rischia di trasformarsi in una clamorosa ironia.

Perché il paradosso è che, in molti impianti, non ci fai più nemmeno la benzina.

Nessuno mette in discussione la scelta di innovare o di ampliare i servizi. È una strategia imprenditoriale legittima. Ma esiste una regola semplice che vale in qualsiasi azienda: prima si garantisce il servizio principale, poi si costruisce tutto il resto.

La sensazione è che, nel tentativo di trasformare le stazioni di servizio in luoghi dove vendere di tutto – dall’hamburger al caffè, dalle offerte di energia elettrica ai servizi digitali – si sia progressivamente perso di vista ciò che rappresenta il cuore dell’attività di una compagnia petrolifera: garantire la disponibilità del carburante.

Come spesso accade quando si cerca di diversificare troppo e troppo in fretta, il rischio è quello di finire per fare meno bene un po’ tutto. Ed è esattamente la sensazione che oggi stanno vivendo migliaia di gestori e centinaia di migliaia di automobilisti.

Le cronache di Torino, Treviso, Padova e Bergamo dimostrano che il tempo delle rassicurazioni è ormai terminato. Quando territori diversi raccontano la stessa identica storia, non si può più parlare di semplici criticità momentanee.

L’emergenza approvvigionamenti è ormai un problema nazionale e, come tale, richiede risposte immediate, trasparenti e concrete. Perché a pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono i gestori che ogni giorno tengono aperti gli impianti e si trovano a dover spiegare ai clienti perché le pompe sono vuote, pur non avendo alcuna responsabilità per quanto sta accadendo.

https://torino.corriere.it/notizie/economia/26_agosto_03/torino-resta-a-secco-l-eni-ha-smesso-di-fornire-noi-benzinai-956b1fe6-864f-44c0-a6d9-2d257da4dxlk.shtml

https://www.trevisotoday.it/attualita/manca-carburante-distributori-treviso-5-agosto-2026.html

https://www.padovaoggi.it/attualita/padova-rotture-stock-impianti-carburante-5-agosto-2026.html

Carburanti, l’allarme dei benzinai bergamaschi: “Rifornimenti a singhiozzo, gestori allo stremo”

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