In un momento in cui il costo dei carburanti torna a salire vertiginosamente, riaccendendo polemiche e preoccupazioni tra consumatori e automobilisti, intervengono congiuntamente Faib Confesercenti e Fegica. Le due organizzazioni dei gestori degli impianti di distribuzione dei carburanti prendono posizione netta: “I prezzi alla pompa sono decisi dalle compagnie petrolifere, non dai gestori”.
Un’affermazione che mira a smentire le solite accuse, che ciclicamente colpiscono i benzinai nei momenti di rincaro. “È necessario chiarire ancora una volta – si legge nel comunicato congiunto – che i prezzi di vendita al pubblico dei carburanti non vengono stabiliti dai gestori, ma esclusivamente dalle compagnie petrolifere e dai proprietari degli impianti. I gestori sono semplici esecutori di tali decisioni, vincolati da contratti che non lasciano margini di autonomia”.
La nota sottolinea anche la condizione economica sempre più difficile in cui versano i gestori: “Siamo lavoratori sottopagati, e l’aumento dei prezzi ci danneggia ulteriormente. Il margine per litro resta invariato, ma con il caro carburanti le vendite calano e il guadagno complessivo si riduce drasticamente”.
Secondo Faib e Fegica, mentre sui mercati internazionali il prezzo del petrolio oscilla anche per effetto di guerre, tensioni geopolitiche e speculazioni finanziarie, in Italia il malcontento viene troppo spesso indirizzato contro i soggetti sbagliati. “Non si può continuare a scaricare sui gestori la responsabilità di dinamiche che dipendono da ben altri attori e interessi”, ammoniscono.
Le associazioni chiedono maggiore trasparenza e correttezza nella comunicazione pubblica, anche da parte delle istituzioni e dei media: “Serve informare in modo più onesto i cittadini. Chi opera ogni giorno nelle stazioni di servizio non può continuare a essere usato come capro espiatorio per coprire le vere logiche di mercato che regolano il settore”.
Il comunicato si chiude con un appello: “È ora che si ristabilisca la verità dei fatti, perché a pagare le speculazioni non siano sempre e solo i lavoratori e i cittadini”.

Tutte le volte che il mercato petrolifero va in fbrillazione vuoi per guerre vuoi per speculazioni di vario genere la categoria viene presa di mira, per un motivo molto semplice ma che qualcuno non vuol capire o fa finta di non capire, uno il prezzo di vendita non lo decidiamo noi benzivendoli e chiedo scusa ai miei colleghi se ho usato questo termine un po riduttivo ma la realtà è questa non possiamo chiamarci più imprenditori in quanto siamo ormai solo dei guardiani del funzionamento dei loro impianti non abbiamo più nessun tipo di attività collaterale che ti permetteva una volta di arrotondare la pagnotta ma ora è tutto in mano a questi delle compagnie: vedi bar autolavaggi officine e via discorrendo , due non ho capito il motivo per cui io il giorno prima compro il prodotto ad un prezzo più alto e il giorno dopo se il prezzo diminuisce di due o tre centesimi io sono obbligato ad abbassarla , quando è evidente che non posso adeguarlo perché altrimenti lavorerei per la Gloria… e credo che qui nasce il problema in questa differenza da una benzinaio ad un altro, per il motivo che l’adeguamento non è all’unisono e quindi qualcuno ci taccia di fare la cresta o i furbi , ma è solo un fattore di artmetica spicciola e che non posso lavorare in perdita ….visti imargini irrisori,e il resto sono solo chiachiere da bar!!!!