Riforma carburanti bloccata da tre anni: i gestori scrivono a Meloni e chiedono di superare lo stallo

Dopo tre anni di attesa, rinvii e promesse mancate, la pazienza dei gestori carburanti sembra arrivata al limite. Con una comunicazione formale inviata via PEC alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, le federazioni Faib Confesercenti, Fegica e Figisc Confcommercio hanno espresso tutta la loro preoccupazione – e una profonda amarezza – per la lunga e inconcludente gestazione del DDL di riforma del settore carburanti, ancora fermo sui tavoli del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Un settore che ha già fatto la sua parte

Nella lettera le organizzazioni sindacali ricordano come, già a partire dal gennaio 2023, la quasi totalità del settore abbia raggiunto punti di convergenza chiari e definitivi. Un risultato tutt’altro che scontato, se si considera la complessità della filiera: proprietari di impianti che rappresentano circa l’80% della rete distributiva e il 100% della rappresentanza dei gestori hanno trovato una sintesi condivisa, messa a disposizione del Governo.

Un lavoro lungo, faticoso, ma svolto con senso di responsabilità. Un lavoro che, tuttavia, non ha ancora trovato uno sbocco politico concreto.

Lo stallo e il nodo UNEM

Secondo le federazioni firmatarie, il principale elemento di blocco sarebbe oggi rappresentato dall’atteggiamento di UNEM, rimasta l’unica voce dissonante nel percorso di riforma. Un atteggiamento definito apertamente “strumentale”, volto – secondo i sindacati – a tutelare posizioni individuali e comportamenti già giudicati illegittimi, espressi da una parte minoritaria ma influente del settore.

Il sospetto, nemmeno troppo velato, è che l’obiettivo sia dilatare i tempi, puntando sull’avvicinarsi della fine della legislatura per far naufragare il disegno di legge prima ancora che approdi in Consiglio dei Ministri. Il tutto senza assumersene apertamente la responsabilità politica.

Una filiera essenziale per il Paese

Nel documento inviato a Palazzo Chigi, Faib, Fegica e Figisc ricordano un dato spesso dimenticato nel dibattito pubblico: la distribuzione carburanti svolge un ruolo essenziale per la collettività. Garantisce il diritto alla mobilità dei cittadini, assicura un servizio pubblico fondamentale e contribuisce in modo significativo al gettito erariale dello Stato.

Eppure, nonostante questo ruolo strategico, il settore continua a muoversi in un quadro normativo datato e inadeguato, che penalizza soprattutto l’anello più debole della catena: i gestori.

L’appello al Presidente del Consiglio

Da qui l’appello diretto alla Presidente Meloni. Le federazioni assicurano il proprio pieno sostegno agli obiettivi dichiarati dal Governo e dal Parlamento, ma chiedono un intervento autorevole che consenta di superare lo stallo e di mettere fine a uno “sterile ostruzionismo” che, nei fatti, blocca una riforma attesa da anni.

Non si tratta solo di una questione tecnica o di categoria. In gioco c’è la credibilità di un percorso di riforma condiviso, la tenuta economica di migliaia di gestori e la capacità della politica di assumersi responsabilità chiare.

Un banco di prova politico

Il DDL di riforma dei carburanti è ormai diventato un banco di prova. Per il Governo, chiamato a dimostrare coerenza tra annunci e decisioni. Per il settore, che ha già dimostrato di saper trovare una sintesi. E per chi, dentro la filiera, continua a puntare sul rinvio come unica strategia.

La lettera dei gestori è un atto formale, ma anche un segnale politico chiaro: il tempo dell’attesa è finito. Ora la palla è nel campo dell’Esecutivo.

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Oinko Oink
Oinko Oink
19 minuti fa

Sicuramente ci ascolteranno e accoglieranno tutte le nostre richieste e ci daranno anche pure degli extra che non avevamo pensato minimamente. Inoltre si vocifera che aumenteranno il nostro margine di oltre 10 cent litro

Luciano
50 secondi fa

E si continuera ad aspettarla per anni ,fintanto che ,oltre a lettere e letterine ,non si passerà ai fatti .Fatti che ogni categoria mette in campo quando c’è una “crisi aziendale “lo sciopero ,le dimostrazioni ,le assemblee, i blocchi ,azioni legali che portano all attenzione dei media e del popolo .Di solito si fa questo .Se agli scontri di Torino non avessero fatto popo di casino ,nessuno ne avrebbe parlato .Se poi con le scuse più varie ,siamo pochi (10000su 20000),ma io chiudo lui apre ,perdo la giornata ecc,e si boicotta il tutto ,allora stiamo muti e zitti .Se in alternativa si vuole ,dico si vuole perché mi sembra che a qualcuno vada bene così, continuare con la solita tiritera aspettiamo e speriamo ,magari nel prossimo governo a marchio PD con bonelli ministro del lavoro il contratto l avremmo il 15 giorni ,intanto mandiamo una letterina alla Meloni ,fino a ieri offesa e denigrata anche da una parte sindacale .Comunque vada un saluto e buon lavoro a tutti