I carabinieri del Nucleo investigativo del gruppo di Frascati e della compagnia di Anzio sono arrivati al diciottenne dopo la visione di tutte le telecamere di videosorveglianza non solo della stazione di servizio ma anche di tutte le strade vicine a via delle Pinete. Un film ricostruito da centinaia di frame che hanno condotto i carabinieri fino alla moto sulla quale si trovava il ragazzo. L’omicidio ha messo in allarme i cittadini di Ardea che avevano ricordato, davanti al distributore: “Rapine e furti sono continui ma tanta violenza non ce l’aspettavamo”. In pochi giorni è arrivata la risposta degli investigatori. Anche la moglie di Nahid aveva chiesto a gran voce giustizia. In un’intervista a Repubblica Rita Rahman Bristy aveva detto: “L’Italia non mi lasci sola adesso con i miei due bambini”.
I carabinieri hanno subito ascoltato anche alcuni testimoni. La moto sulla quale viaggiava il rapinatore era una Bmw GS 650 bianca, rubata due giorni prima a Roma. Gli investigatori l’hanno ritrovata il 28 maggio in un’area boschiva del comune di Ardea, quasi completamente carbonizzata. L’indagine si è concentrata sul furto della moto e in poche ore sono stati rintracciati gli autori: tre giovani del litorale sud romano. amici di Marco Adamo. Nessuno di loro, però, è risultato dalle indagini il rapinatore che ha ucciso Nahid Miah. Gli amici del ragazzo sono stati ascoltati per ore e gli investigatori hanno ricostruito che il diciottenne aveva, a sua volta, rubato in strada la moto ai tre giovani.
Ieri, sabato 31 maggio, il ragazzo è stato rintracciato in un’abitazione di Cisterna di Latina. È lì che si stava nascondendo. I vestiti del ragazzo sospettato sono stati sequestrati insieme al suo cellulare e a quelli delle persone a lui vicine. Un consulente nominato dalla procura ha ricostruito, incrociando i dati del cellulare e quelli dei lettori targhe della zona, la posizione del giovane sospettato e si è completato così il grave quadro indiziario. Nel corso dell’interrogatorio, in presenza anche del pm, il diciottenne ha confessato il delitto. Subito dopo ha accompagnato gli inquirenti nelle campagne di Ardea dove aveva nascosto l’arma del delitto: un coltello a serramanico con una lama di 16 centimetri e sporco di sangue. C’erano anche il casco e altri indumenti indossati al momento dell’omicidio. Al termine dell’interrogatorio è stato trasferito nel carcere di Velletri.
Fonte: La Repubblica

Ergastolo ergastolo
Risarcire quella povera donna