Faib e Fegica hanno inviato una comunicazione urgente via PEC alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al vicepremier Matteo Salvini, al ministro delle Imprese Adolfo Urso e al Garante per la sorveglianza dei prezzi Benedetto Mineo, per segnalare le criticità emerse subito dopo l’entrata in vigore del decreto-legge sul taglio delle accise.
Nella lettera, datata 19 marzo 2026, le due organizzazioni che rappresentano i gestori della rete ordinaria e autostradale spiegano di voler portare “urgentemente” all’attenzione del Governo alcune questioni che rischiano di tradursi in contestazioni ingiuste contro i gestori. Le federazioni ricordano infatti di rappresentare i gestori degli impianti di rifornimento carburanti “sia di viabilità ordinaria che di rete autostradale” e chiariscono fin dall’inizio che l’obiettivo è evidenziare problemi concreti nell’applicazione del decreto.
Uno dei passaggi più rilevanti della comunicazione riguarda il fatto che, al momento della stesura della lettera, solo una piccola parte dei gestori aveva ricevuto dalla compagnia fornitrice il prezzo consigliato da applicare al pubblico. Faib e Fegica scrivono infatti che “solo una piccola parte dei Gestori di tutta Italia hanno ricevuto la comunicazione del prezzo consigliato a cui attenersi per la fissazione del prezzo al pubblico sul punto vendita gestito”.
Le due sigle sottolineano che eventuali ritardi o difformità non possono essere attribuiti al gestore, perché la sua responsabilità è “chiaramente esclusa”, essendo egli “obbligato ad applicare i prezzi comunicati dalla compagnia fornitrice”. Un chiarimento netto, che punta a evitare che i controlli della Guardia di Finanza possano colpire l’ultimo anello della filiera per fatti che dipendono invece dai fornitori.
La lettera contiene anche un passaggio particolarmente significativo sul comportamento delle compagnie nelle ore immediatamente precedenti all’entrata in vigore del decreto. Faib e Fegica osservano infatti che “è bene incidentalmente sapere che, ieri sera, le compagnie fornitrici hanno comunicato ai propri Gestori listini con prezzi consigliati in aumento”. Un inciso che fotografa bene il clima di forte tensione in cui è maturato il provvedimento del Governo.
Le due organizzazioni tengono però a precisare di aver dato ai propri associati una linea chiara: adeguare immediatamente i prezzi al pubblico, non appena venga ricevuta dalla compagnia la relativa comunicazione. Nella PEC si legge infatti di aver dato “indicazione ai propri associati (e, comunque, in generale), di modificare immediatamente i prezzi al pubblico, in coerenza e non appena ricevono la comunicazione dalla propria compagnia fornitrice”.
Ma proprio perché ogni compagnia adotta procedure interne diverse, Faib e Fegica avvertono che nel corso della stessa giornata potrebbero verificarsi forti differenze di prezzo tra impianti dello stesso bacino di utenza, senza che ciò dipenda dal gestore. La comunicazione avverte infatti che “appare più che probabile che possano manifestarsi casi in cui impianti insistenti nel medesimo bacino di utenza possano recare prezzi particolarmente differenti, senza che ciò possa essere imputato al comportamento del Gestore”.
Un altro punto delicato riguarda il portale ministeriale Osservaprezzi carburanti. Faib e Fegica segnalano che, a causa dell’intenso afflusso di dati, nella mattinata del 19 marzo si sono registrati “blocchi ripetuti” che hanno impedito e continuano a impedire la regolare comunicazione dei prezzi da parte dei gestori. Le federazioni chiedono quindi che di questo venga preso atto e che la circostanza sia comunicata agli organi di controllo, per evitare anche in questo caso contestazioni ingiuste per presunte violazioni.
La parte finale della lettera torna poi su una richiesta che i gestori avevano già avanzato il giorno precedente nella riunione in Prefettura a Milano, alla presenza di Salvini e Giorgetti. Faib e Fegica insistono sulla necessità di introdurre una misura di compensazione, “così come già prevista in casi analoghi e, da ultimo, nel 2022”, per evitare “ingiusti vantaggi ovvero svantaggi” connessi alle giacenze di prodotto presenti negli impianti. Secondo le federazioni, queste giacenze iniziali e finali non dipendono dalla volontà del gestore, ma ancora una volta dalle decisioni del fornitore.
Faib e Fegica non contestano il principio del taglio delle accise, ma chiedono che la sua applicazione tenga conto del funzionamento reale della filiera e che non scarichi sui gestori responsabilità che non hanno. La richiesta al Governo è dunque doppia: da un lato chiarire formalmente agli organi di controllo che il gestore non decide autonomamente il prezzo; dall’altro introdurre strumenti di compensazione che evitino effetti economici distorsivi e possibili speculazioni a monte.

Il paese dei balocchi
Questa situazione si doveva valutare bene prima
Visto che noi siamo il bancomat del governo!!!
Troppo tardi si è svegliata la categoria ,vedete voi se il governo avrebbe fatto una cosa del genere ad altra categoria,tipo:
Banche,assicurazioni.