A Gavirate una vicenda iniziata nel 2018 si conclude davanti al Tribunale di Varese con un’assoluzione e una prescrizione. Il benzinaio, che aveva consegnato 480 euro di resto, rimane senza risarcimento.
Venti euro di benzina, una banconota da 500 euro risultata falsa e 480 euro di resto consegnati dal gestore. È cominciata così, nel febbraio del 2018, una vicenda giudiziaria che si è conclusa soltanto dopo oltre otto anni davanti al Tribunale di Varese.
A pagare le conseguenze economiche dell’episodio è rimasto il benzinaio di Gavirate, che nonostante la denuncia, le indagini e la costituzione di parte civile non ha ottenuto alcun risarcimento per il denaro perduto.
Una banconota sospetta e 480 euro di resto
Tutto ebbe inizio quando una ragazza, oggi trentenne, e un uomo, oggi cinquantenne, si fermarono presso una stazione di servizio di Gavirate per effettuare un rifornimento di appena 20 euro.
Al momento del pagamento venne consegnata una banconota da 500 euro. Un taglio decisamente insolito per un importo così modesto, tanto da insospettire immediatamente il gestore.
Nonostante i dubbi, il benzinaio accettò il pagamento e restituì i 480 euro di differenza. Prima, però, ebbe la prudenza di farsi lasciare i dati personali della ragazza, il suo numero di telefono e quello della madre, che, secondo quanto riferito dalla giovane, lavorava alle Poste.
Soltanto successivamente il gestore scoprì che la banconota era falsa e presentò denuncia ai Carabinieri. Le indagini, anche attraverso le immagini delle telecamere di sorveglianza, consentirono di identificare i due protagonisti della vicenda.
La versione della ragazza e la decisione del Tribunale
Nel corso dell’ultima udienza, la giovane ha spiegato di aver ricevuto quella banconota dall’uomo che si trovava in automobile con lei, come corrispettivo per una prestazione sessuale, sostenendo di essere convinta che il denaro fosse autentico.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Elisabetta Brusa, ha insistito proprio sulla buona fede della donna, evidenziando come la stessa avesse spontaneamente fornito al benzinaio tutti gli elementi necessari per essere rintracciata.
Il Tribunale ha accolto la ricostruzione difensiva, riqualificando l’accusa dalla spendita di banconote false previo concerto alla meno grave ipotesi di spendita senza concerto.
La giovane è stata assolta perché il fatto non costituisce reato, mentre nei confronti dell’uomo, assistito dall’avvocato Corrado Viazzo, è stata pronunciata sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
Una conclusione diversa da quella richiesta dal pubblico ministero Giangavino Contu, che aveva sollecitato per entrambi una condanna a due anni di reclusione e 800 euro di multa.
Otto anni di processo e il gestore resta senza soldi
Ma al di là degli aspetti giudiziari, sui quali il Tribunale si è pronunciato, rimane un dato che merita una riflessione.
Il gestore ha perso 480 euro e, dopo oltre otto anni, non è riuscito a recuperarli.
Si era costituito parte civile, assistito dall’avvocato Camilla Paruccini, proprio nella speranza di ottenere il risarcimento del danno subito. Un obiettivo che, alla conclusione del procedimento penale, non è stato raggiunto.
La vicenda rappresenta anche un esempio concreto dei rischi che quotidianamente accompagnano il lavoro di chi gestisce una stazione di servizio.
Il benzinaio aveva avuto dei sospetti e aveva persino adottato alcune precauzioni per poter rintracciare la cliente. Eppure, tutto questo non è bastato a evitargli la perdita economica.
Naturalmente, un’assoluzione e una prescrizione hanno significati giuridici differenti e non possono essere interpretate come una condanna mancata per ragioni equivalenti. Ma dal punto di vista del danno economico subito dal gestore, il risultato resta lo stesso: nessun recupero del denaro attraverso il processo.
Ed è proprio questo l’aspetto più amaro della storia.
Perché mentre la giustizia ha impiegato oltre otto anni per arrivare a una conclusione, al benzinaio sono bastati pochi secondi per perdere 480 euro.
Una cifra che, per chi lavora nella distribuzione carburanti con margini di pochi centesimi al litro, non rappresenta affatto una perdita trascurabile.
E alla fine rimane una domanda: quanto carburante deve vendere un gestore, e quante ore deve lavorare, per recuperare quei 480 euro che nessuno gli ha restituito?


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