La conclusione dell’indagine dell’Antitrust sul presunto cartello dei biocarburanti – avviata nella primavera del 2023 e culminata con una maxi-sanzione a carico delle principali compagnie petrolifere e della Saras – ha scosso il settore e scatenato un’ondata di reazioni: dalle difese indignate delle aziende ai proclami dei politici, passando per i commenti dei consumatori che applaudono la “giusta punizione”.
Nel frattempo, in Parlamento, si è assistito all’ennesimo dibattito surreale, con il ministro Adolfo Urso che, rispondendo a un’interrogazione, ha confuso date, rivendicato meriti e attribuito al famigerato “cartello del prezzo medio regionale” — dichiarato illegittimo dal Consiglio di Stato — la presunta stabilità dei prezzi dei carburanti.
Un quadro che, tra errori, contraddizioni e propaganda, lascia spazio a più di una riflessione.
E proprio su queste ombre — tra leggerezze istituzionali, illusioni di controllo e verità distorte — interviene Moreno Parin, che firma una lucida e tagliente analisi di quanto sta accadendo.
Il “fantasma” miracoloso
La notizia è la conclusione dell’indagine avviata dall’Antitrust a seguito di una segnalazione pervenuta nella primavera 2023, conclusa con una pesante sanzione in capo alle compagnie
petrolifere e SARAS per un presunto cartello riguardante la componente bio dei carburanti prevista per legge, in pratica l’accusa è di aver concordato il prezzo di tale componente, a scapito della
concorrenza e, in definitiva, dei consumatori.
Premetto che, per quanto possa valere, personalmente ritengo che la conclusione cui è giunta l’Antitrust contenga poche luci e una montagna di ombre, si pensi solo che tirano in ballo Staffetta
Quotidiana come uno degli strumenti usati per il “cartello”, cioè un quotidiano del settore che fa seriamente il suo lavoro di informazione, unanimemente riconosciuto per serietà e competenza,
tirato in ballo per aver fatto il suo lavoro. Ma poi nelle quasi 200 pagine conclusive dell’indagine si trova altro su cui riflettere.
Ovvio che questa conclusione abbia scatenato reazioni, da quelle ovviamente difensive delle parti ritenute colpevoli di aver fatto cartello, che hanno già preannunciato ricorso contro l’AGCM, per passare a quelle dei rappresentanti dei consumatori che inneggiano a una giusta punizione, ai politici che chiedono di saperne di più (sempre che ne capiscano qualcosa delle dinamiche del settore), a quelli che chiedono al governo, con una interrogazione parlamentare, di intervenire affinché la megamulta non venga scaricata sul prezzo finale dei carburanti per finire con la risposta del ministro Urso all’ interrogazione.
La risposta del ministro lascia un po’ perplessi, innanzitutto con quella che deve essere una svista nelle date citate, per cominciare pone l’inizio dell’indagine al primo gennaio 2020 (sorvoliamo sull’evidenza di una simile data) avendo cura di evidenziare che l’indagine è iniziata con la precedente legislatura mentre la segnalazione è avvenuta il 27 marzo 2023 e solo il successivo luglio
è stato deciso di avviare l’indagine.
Poi pone la fine dell’indagine all’inizio del 2023 mentre si è conclusa il 23 settembre scorso, anche qui si premura di evidenziare che, guarda caso, è avvenuta poco dopo l’insediamento dell’attuale
governo. L’impressione è che ne abbia approfittato per scaricare colpe e prendersi meriti, il che potrebbe anche essere legittimo, solo che la prossima volta dovrebbe prestare più attenzione alle date, o fidarsi di meno di chi gli ha eventualmente scritto la risposta.
Ne approfitta per evidenziare che con questo esecutivo l’inflazione oggi sia sotto la media europea, il che è vero, meno vero che i prezzi dei carburanti siano sostanzialmente stabili per merito del
governo, i numeri, quelli che non mentono, dicono che i prezzi dei carburanti sono sì più o meno stabili, ma ciò è dovuto al fatto che anche i prezzi internazionali lo sono altrettanto. La riprova è che la differenza (margine lordo) tra i prezzi internazionali di riferimento, Platts, e quelli alla pompa al netto delle tasse, dal primo gennaio 2024 a oggi è stabile nella media di 0,22 cent/litro per la benzina e 0,21 cent/litro per il gasolio. Nessun merito o demerito a nessuno, semplicemente hanno seguito pari pari le piccole variazioni internazionali.
Poi la chicca del “tabellone elettronico” del prezzo medio regionale citato quale intervento del MiMIT a favore della trasparenza dei prezzi carburanti, anche in questa citazione vi è una dimenticanza non da poco: Il Consiglio di Stato il giorno 8 febbraio 2024 ha eliminato l’obbligo per i gestori di esporre il cartellone con il prezzo medio regionale, e da allora sempre meno distributori lo espongono, pertanto nessun impatto sui prezzi. Una curiosità: ci sono dei gestori che espongono il cartellone, e lo aggiornano pure, ma, guarda caso, il cartellone indica un prezzo medio che è sempre superiore a quello praticato sull’impianto, in pratica usano il cartellone per far notare che praticano prezzi “giusti” … sempre che i clienti lo guardino.
Al solito abbiamo assistito al consueto teatrino, ma non mi sarei aspettato l’intervento del ministro Urso, passi il primo gennaio come data di avvio di una indagine AGCM, ma attribuire a un tabellone fantasma il merito della stabilità dei prezzi carburanti questo proprio no. E con questi presupposti e meglio che l’altrettanto fantasma della riforma carburanti rimanga un fantasma, almeno non farà danni.
Treviso, 2 ottobre 2025
Gc_TV – Il coordinatore
Moreno Parin

Complimenti Parin, però credo che anche il prezzo finale sia…..