Quella che sui social era stata presentata come una presunta “truffa del carburante” si è conclusa con una condanna per diffamazione per l’autore del video.
Il tribunale di Terni, in composizione monocratica, ha infatti condannato un uomo di 53 anni a quattro mesi di reclusione – con pena sospesa – e 200 euro di multa per diffamazione aggravata nei confronti della società B.I.G. Spa, proprietaria dell’impianto IP lungo il raccordo Terni-Orte, e della società B M Snc, che gestisce la stazione di servizio.
La vicenda risale all’ottobre del 2023, quando un motociclista aveva pubblicato sui social alcuni video girati presso il distributore “Terni Sud”, accusando pubblicamente l’impianto di mettere in atto la cosiddetta “truffa del carburante”.
Nel video, riportato da Umbriaon, si vedeva il display della pompa registrare l’importo e i litri erogati mentre, secondo quanto sostenuto dall’uomo, il carburante non sarebbe stato realmente uscito dalla pistola self-service.
Le immagini, accompagnate da commenti molto pesanti contro il distributore e contro i gestori, avevano rapidamente fatto il giro dei social diventando virali nel giro di poche ore.
Ma successivamente le verifiche tecniche avevano raccontato una realtà diversa.
Le società coinvolte avevano infatti diffuso una nota ufficiale spiegando che il problema era stato causato da un guasto tecnico dell’impianto, nello specifico dalla rottura del sistema di recupero vapori della pompa.
Secondo quanto comunicato all’epoca dalle società, il malfunzionamento era stato immediatamente verificato dalle ditte manutentrici, con la successiva chiusura cautelativa della pompa e il controllo da parte della Guardia di Finanza intervenuta sul posto.
Le verifiche avrebbero escluso sia manomissioni sia comportamenti fraudolenti.
Nonostante questo, il video aveva ormai generato una forte esposizione mediatica negativa per l’impianto e per i gestori, dando vita a quella che le società avevano definito una vera e propria campagna diffamatoria.
Da lì la denuncia e il successivo procedimento penale conclusosi ora con la sentenza di primo grado emessa dal giudice Enrico Zibellini.
L’eventuale risarcimento dei danni economici e d’immagine richiesto dalle società verrà invece discusso in sede civile.
La vicenda riporta inevitabilmente al centro anche un tema molto delicato per il settore carburanti: il rapporto tra social network, accuse pubbliche e danni reputazionali.
Perché in un contesto dove basta un video pubblicato online per diventare virale in poche ore, il rischio di trasformare un guasto tecnico o un episodio ancora da verificare in una condanna pubblica immediata è ormai sempre più concreto.
E spesso, quando arriva la verità giudiziaria, il danno d’immagine è già stato fatto.

200 euro non bastano a risarcire il danno arrecato…e comunque fosse solo un caso isolato..io per esempio dovrei andare in tribunale tutti i giorni..e quello che dice che il prezzo esposto non e’ corretto…e quello che ha fatto 5 euro e ti dice che la spia segna ancora la riserva..e quello che dice che lo scontrino del rimborso non e’ uscito ma vuole lo stesso i soldi..ma vi rendete conto?ma che schifo di lavoro e’ diventato?