C’è chi dice che la politica italiana sia teatro. Ma ciò che è andato in scena mercoledì alla Camera somigliava più a una farsa surreale che a un dibattito parlamentare.
Sul palco: il deputato della Lega Alberto Gusmeroli, che con grande serietà ha chiesto di inventarsi misure per impedire alle compagnie petrolifere di scaricare sui consumatori la maxi-multa da 936 milioni inflitta dall’Antitrust. Peccato che le misure invocate fossero, diciamolo, contro le regole di quel mercato libero di cui tutti si riempono la bocca e le tasche solo quando conviene. Un dettaglio da poco, evidentemente.
Di fronte a tanta creatività normativa, il ministro delle Imprese Adolfo Urso non solo non ha smontato la proposta, ma l’ha accolta con zelo, promettendo vigilanza. Non pago, ha poi rivendicato con orgoglio le grandi conquiste del governo: il cartello con il prezzo medio regionale, già dichiarato illegittimo dal Consiglio di Stato. Tradotto: “Abbiamo tenuto a bada i prezzi… con una misura bocciata dai giudici”.
Un capolavoro di logica politica, degno di un palcoscenico beckettiano.
Alla fine, la sensazione è che i veri spettatori presi in giro non fossero i deputati in aula, ma i cittadini fuori, costretti a pagare – sempre loro – tra accise, rincari e promesse da campagna elettorale.
Ma il vero capolavoro sarebbe stato invocare la riforma del settore carburanti. Scomparsa forse perchè realmente utile al paese. Urso la presentò nell’estate 2023 con tanto di slide e fanfare, promettendo riordino delle autorizzazioni, ristrutturazione della rete, obblighi di decarbonizzazione e nuova trasparenza.
Un progetto che avrebbe dovuto rivoluzionare il settore. Oggi? Scomparso. Nessuna legge, nessun decreto, nessuna traccia.
Il quadro è chiaro: in aula si discute di misure impossibili, si rivendicano cartelli illegittimi come successi, ma non si parla dell’unica questione utile come la riforma del settore. Nel frattempo la rete carburanti si impoverisce a danno di operatori del settore (Gestori) e cittadini consumatori.
Più che politica, questa è commedia dell’assurdo.
Un teatro in cui tutti recitano, ma la trama resta sempre la stessa: i gestori chiudono, i lavoratori perdono il posto, e ai consumatori resta il conto.
Surreale? No. Semplicemente Italia.

DOMANDA PERCHE’ I SINDACATI NON CHIEDONO LA RIFORMA ?