Calenda contro il Codacons: «Chi lo finanzia? Quadro inquietante, ministro intervenga»

“Molte zone d’ombra, alle quali il Codacons dovrebbe rispondere pubblicamente se vuole essere fedele al principio di trasparenza, non solo che promette ma che minaccia di far rispettare”. Scoppia (di nuovo) la guerra del Codacons. A scatenarla è Carlo Calenda, ex viceministro dello Sviluppo Economico nei governi guidati da Enrico Letta e Matteo Renzi e attuale leader di Azione. Calenda ha postato un video attraverso i canali social di Azione, il movimento politico che dirige, annunciando un’interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo economico Patuanelli. A suo dire ci sarebbero molte «zone d’ombra» nell’attività dell’associazione dei consumatori fondata dall’avvocato salernitano Carlo Rienzi. E perciò Calenda pone una serie di domande tanto al ministro quanto allo stesso Codacons. Questioni che vanno dai finanziamenti ricevuti dall’associazione ai contributi pubblici «non dichiarati» fino ai bilanci non aggiornati ai rapporti con Mps o Autostrade per l’Italia. Emerge, a dire di Calenda, un quadro «inquietante», che merita risposte non solo dal Codacons, ma anche dal governo.

Lo scontro e le questioni aperte
«Come promesso – recita Calenda nel video – abbiamo fatto un’attenta analisi del Codacons. Come funziona, quanto è trasparente, come si finanzia, quali contributi pubblici prende, perché li prende nonostante dica il contrario, con quali imprese si relaziona e che obiettivi persegue». Un crescendo che arriva a toccare questioni decisamente più consistenti: «Perché, come ha scritto il Fatto Quotidiano, nel 2018 ha rinunciato alla costituzione di parte civile nel processo nel processo agli ex dirigenti del Monte dei Paschi di Siena?», chiede Calenda, evidenziando che nello stesso periodo la banca «ha firmato una transazione da 732 mila euro con lo stesso Codacons?». Ancora, il leader di Azione chiede quali siano «i rapporti tra Codacons e Autostrade per l’Italia», anche in considerazione «delle poche critiche nei confronti di Autostrade e anche nei confronti di eventi controversi come il crollo del Ponte Morandi».

La replica del Codacons: «Risponderemo a tutto»
A stretto giro arriva anche la replica del Codacons. «Il Codacons accetta la sfida e domani risponderà punto per punto alle insinuazioni – più che domande – di Carlo Calenda che, totalmente ossessionato dal Codacons ai limiti dello stalking, ha pubblicato oggi un lungo video sull’associazione», spiega l’Associazione. «Non abbiamo alcun problema a rispondere ai quesiti posti dal leader di Azione, domande che purtroppo dimostrano l’ignoranza di Calenda e fanno capire perché molti lo definiscono il peggior ministro della Repubblica Italiana – affonda il Codacons – Tuttavia avvisiamo Calenda che anche noi, nel replicare, faremo qualche domanda all’ex Ministro, non solo sulla sua persona ma anche sul suo partito e sulle fonti di finanziamento dello stesso». «Apprezziamo lo sforzo del leader di Azione di aver preparato un testo per evitare l’ennesima denuncia, ma anche stavolta – come in tutto il suo mandato da Ministro dello sviluppo economico – ha fallito, e considerate la falsità delle affermazioni odierne, riceverà l’ennesima querela», conclude l’Associazione.

Calenda-Codacons, denunce e censure
Gli scontri tra Calenda e il Codacons sono all’ordine del giorno. Nel 2019, tra l’altro, l’associazione dei consumatori aveva denunciato Calenda in merito alle sue dichiarazione al televoto su Sanremo, mentre pochi mesi fa l’oggetto del contendere (e di nuova denuncia) furono i commenti dell’ex viceministro sul presunto conflitto d’interesse del virologo Roberto Burioni. E infatti, cisto il pregresso, Calenda premette nel video: «Siccome hanno la denuncia facile leggerò un testo. Sono emerse molte zone d’ombra, delle quali il Codacons dovrebbe rispondere pubblicamente se vuole essere fedele al principio di trasparenza non solo che promette ma che minaccia di far rispettare a tutte le Amministrazioni Pubbliche. Per questo abbiamo una serie di domande da porre al Codacons e al suo Presidente Rienzi. Ora, non le porremo solo a lui. Queste domande saranno oggetto di una lettera al Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli, che dovrebbe sorvegliare su queste associazioni, e di una interrogazione parlamentare».

Le domande di Calenda al Codacons e al ministro Patuanelli
Ecco quindi le questioni poste dal leader di Azione: «Perché i bilanci presenti nel sito del Codacons non sono aggiornati e contengono delle parti non accessibili al pubblico (quindi gli omissis), con pochissimi dati su iscritti, quote e risultato d’esercizio? A quanto ammontano le spese legali del Codacons? E come e tra chi sono stati ripartiti i soldi delle spese legali? Cioè, sono stati ripartiti tra i membri del Codacons stesso che hanno lavorato come avvocati e hanno preso delle parcelle? Sarebbe importante saperlo. Perché le pagine del sito sono ferme agli anni scorsi nonostante la regolamentazione imponga un sito aggiornato con adeguati contenuti informativi sia riguardo all’organizzazione che al funzionamento dell’associazione?».

La posizione «monocratica» di Rienzi
Calenda continua insistendo sulla figura del fondatore Carlo Rienzi: «È vero che lo Statuto dell’associazione consente al Consiglio di Presidenza di decidere sull’ammissione e sulla decadenza di singoli soci anche per motivi non disciplinari e con motivazione succinta cioè sommaria? È vero che il Consiglio di Presidenza ha concentrato su sé stesso i poteri in precedenza attribuiti a due organi, restringendo la platea dei soggetti con poteri decisionali? In poche parole, è diventata una struttura monocratica gestita da Rienzi? Un tempo il Codacons si definiva “associazione delle associazioni” ed aveva soci sia persone fisiche che associazioni. Successivamente queste ultime, le associazioni, sono state escluse e sono state ammesse solo persone fisiche. Da quando è stata introdotta questa modifica, è mai stato esercitato un controllo da parte del Ministro dello Sviluppo Economico sulle associazioni? Com’è attualmente composta l’Assemblea dei Delegati? Quanti sono i delegati e chi li ha eletti? Che principi di democrazia interna ci sono, visto che parlate sempre di trasparenza?».

Il caso Monte Paschi
Sui rapporti tra Codacons e banche, poi, Calenda non lesina domande. E preannuncia: «Qui arriviamo a delle cose un po’ più gravi. Perché, come ha scritto il Fatto Quotidiano, il Codacons nel 2018 ha rinunciato alla costituzione di parte civile nel processo agli ex dirigenti del Monte dei Paschi di Siena? E perché nello stesso periodo la banca ha firmato una transazione da 732 mila euro con lo stesso Codacons per finanziare i progetti promossi dall’associazione di consumatori come, cose importanti, la valorizzazione del latte d’asina a scopi pediatrici nella Provincia di Siena? E perché, sempre nella stessa transazione, la banca ha versato al Codacons 612 mila euro per spese legali e 291 mila euro direttamente al Presidente del Codacons Rienzi? Ora, se tutto questo fosse vero, lo scrive il Fatto Quotidiano, non sarebbe grave, sarebbe gravissimo. Altro che conflitti di interesse».

I rapporti con Autostrade
Altro capitolo è quello dei rapporti tra associazione e Autostrade per l’Italia: «Quali sono i rapporti tra Codacons e Autostrade per l’Italia, visto che lo stesso Codacons ha conferito nel 2016 il Premio Consumatore per il Rispetto della Legalità e delle Regole sulle Strade a Giovanni Castellucci, allora amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e all’epoca già indagato per una questione riguardante il Bus di Avellino. Ma questo non rileva perché siamo garantisti, ma siccome il Codacons denuncia chiunque, anche quando non c’è un’ombra di sospetto. Perché il Codacons ha espresso così poche critiche nei confronti di Autostrade per l’Italia, neanche per eventi controversi come il crollo del Ponte Morandi? Il Codacons ha una relazione con Autostrade? Gli avvocati che fanno parte dell’ufficio legale del Codacons, hanno relazioni professionali con autostrade? Sarebbe importante capirlo», afferma ancora Calenda.

I finanziamenti pubblici
«Perché il Codacons afferma di non ricevere finanziamenti pubblici quando risulta che abbia ottenuto – dice ancora Calenda – centinaia di migliaia di euro in contributi dalle Pubbliche Amministrazioni? Perché il costo del servizio del Codacons per l’assistenza legale e psicologica per l’emergenza Coronavirus è di quasi 1 euro al minuto di chiamata? Come giustificare tale costo? Per di più, quali sono le competenze degli operatori che rispondono alle chiamate? Perché il costo della chiamata rimane lo stesso anche negli orari in cui gli operatori non sono disponibili? Far pagare il consumatore per ascoltare una registrazione è corretto? Usando il Covid? Perché, infine, il sito del Codacons chiedeva contributi privati alla propria associazione con annunci che li facevano passare come fondi per la battaglia contro il Coronavirus? E perché il Codacons ha ritirato gli annunci non appena Fedez ha denunciato quell’ambiguità? Vede Rienzi – conclude Calenda – o lei riesce a rispondere a queste domande, o il Ministero dello Sviluppo Economico riesce ad indagare sulle cose che abbiamo detto, o qualcuno si farà parte per capire perché tutte queste cose avvengono, oppure purtroppo la credibilità del Codacons è piuttosto bassa».

Fonte: L’Economia 

  • 288
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
0 0 Vota
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
guest
7 Commenti
più vecchi
più nuovi più votati
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
mario
mario
28 giorni fa

trasparenza per essere credibili
qualche riflessione sarebbe utile anche da parte sindacale
dove finiscono le royalti del cipreg e quante sono in euro?

Roberto Timpani
Roberto Timpani
Rispondi a  mario
28 giorni fa

Rispondo a Mario ma non per elevarlo a Calenda ovvio. Piu’ volte , anche rispondendo a Moreno Parin, ho affrontato pubblicamente su questo sito questo argomento che solo qualche provocatore pensa sia segreto o poco trasparente. Le compagnie di assicurazioni , non il Cipreg , sono obbligate per legge a riconoscere una provvigione a coloro che, in qualità di sub agenti, curano la sottoscrizione di polizze assicurative. Negli anni, per obbligo di legge ripeto, queste provvigioni sono andate alle Organizzazioni di categoria e sono di una percentuale infinetesimale rispetto a quanto riconosciuto ai Gestori sul piano dei rendimenti e delle facilitazioni fiscali che fino a pochi anni fa erano consentite dalla normativa . Sono debitamente iscritte nei bilanci delle Federazioni di categoria . I nostri responsabili devono anche seguire annualmente dei corsi imposti dall’Organismo di Vigilanza delle Assicurazioni Private per poter dare informazioni ai Gestori che chiedono chiarimenti sul Cipreg e sul suo funzionamento. Ah, dimenticavo, con le provvigioni del 2019 ci abbiamo comprato due stecche di sigarette, tre rotoli di carta igienica dei nostri bagni ed anche, stupitevi, abbiamo pagato una bolletta della energia elettrica scaduta . Grazie a Mario che adesso mi ha ricordato che dobbiamo pagare anche la Tassa rifiuti e le cialde del caffè della macchinetta che usiamo in ufficio. Giustizia è fatta, quindi.

mario
mario
Rispondi a  Roberto Timpani
28 giorni fa

scusa Timpani non voglio assolutamente essere polemico quale sindacato rappresenti e quanti iscritti ai, penso che i corsi dei funzionari costino poco in quanto dalla nascita il cipreg è sempre quello,molti dei nuovi gestori non sanno neanche che esiste,quindi si fa poca informazione,a quanto mi risulta, altro problema , non sapiamo come fare la domanda per il fondo perduto

Roberto Timpani
Roberto Timpani
Rispondi a  mario
28 giorni fa

Tutti i tuoi encomiabili sforzi per non apparire polemico sono inutili caro Mario. Diciamo che pero’ se aggiungiamo che non conosci le cose, forse ti salvi. Io sono Fegica, che forse a te dirà poco, ma ti posso assicurare che per molti altri tuoi colleghi- sempre se sei un gestore – dice molte cose. Nel bene o nel male. Qui non c’entrano nulla gli associati. Ci sono 13500 impianti in cipreg per circa 18 mila persone iscritte. Cioe’ in caso di società di gestione, è possibile, anzi consigliabile che i singoli soci aderiscano nella formula della polizia vita. Dal 1995 in poi , anno della costituzione del Cipreg , ma il bonus di fine gestione parte dal 1 luglio 1992, i gestori hanno visto RADDOPPIARE il loro accantonamento . Se ci sono gestori poco informati, direi che invece, come avvenuto in Esso fino al 2017, hanno deliberatamente – o spinti dal loro addetto commerciale – a lasciare i soldi nelle casse della petrolifera. Le ragioni mi paiono chiare e non aggiungo altro. La petrolifera riconosce, quando lo fa, gli interessi dei BOT annui. I privati manco accantonano. Altra cosa è il fondo perduto. Migliaia di commercialisti non sanno e non solo da oggi. Scopriamo ogni giorno che manco fanno godere il bonus fiscale… Ma tu non mi hai mai visto in qualche tv privata a leggere le carte o la palla di vetro. Non è facile arrivare a tutti e soprattutto non sappiamo di tutti. Come ci chiamano , noi rispondiamo e cerchiamo di dare le informazioni giuste. Anche quelle fiscali. E A GRATIS !!!caro mio amico polemico che non vuole apparire tale.

mario
mario
Rispondi a  Roberto Timpani
28 giorni fa

bene fegica che è nata in contrapposizione partitica in quanto faib di sinistra e figis concommecio sicuramente di destra,i problemi sono cominciati allora con la divisione sindacale ,oggi non si contano le sigle,ma sul territorio ness’uno fa sindacalismo a Parma manco sanno chi sonono fegica ed altre sigle neonate che dividono solo la categoria,nel compiacimento delle societa e dei privati .io sono da 43 anni sul piazzale ho sempre chiesto l’unità sindacale e un forte corporativismo,il sindacato non deve essere chiamato ma deve visitare gli impianti per convincere che l’unica soluzione è la patecipazione

Roberto Timpani
Roberto Timpani
Rispondi a  mario
28 giorni fa

Parma non è il centro del mondo. I miei colleghi ed io siamo sempre stati iscritti e formati con partiti di sinistra, quindi lascio perdere . La fegica nasce nel 1993 ma dal 1978 eravamo una sigla che, pur partecipando ai tavoli nazionali non firmo’ alcuni accordi con agip ed altri, ai tempi di Bellei presidente Faib e di Legnari e Pietrangeli che forse hai conosciuto. Veniamo da lontano e forse a Parma non se ne sono accorti. Girare sugli impianti , come facciamo laddove possibile, significa avere in tutta Italia risorse per raggiungere tutti. Non è facile e soprattutto,per fare una tessera, ci vuole tempo e pazienza. Non abbiamo contributi presi dai bollettini Inps . Forse stai facendo confusione con altri. E soprattutto non dirigiamo gestori verso costosi uffici legali come alcune nuove sigle stanno facendo.

mario
mario
Rispondi a  Roberto Timpani
28 giorni fa

certo che ho conosciuto i capi a cui ti riferisci altri tempi e altre conquiste che oggi stiamo piano piano perdendo per colpa nostra in quanto non abbiamo la forza di contestare i capi ma li cooptiamo per poi lamentarci