Noi gestori non chiediamo privilegi. Chiediamo di poter vivere del nostro lavoro

Lettera aperta di un gestore carburanti

Scrivo queste righe da gestore. Non da economista, non da dirigente di compagnia e nemmeno da qualcuno che osserva questo settore da dietro una scrivania. Scrivo da uno di quelli che ogni mattina apre una stazione di servizio, accende le pompe, organizza il lavoro, paga dipendenti, bollette, assicurazioni, manutenzioni e banche e che, alla fine del mese, prova ancora a capire se tutto questo abbia un senso.

Negli ultimi mesi ho sentito parlare tantissimo del nostro futuro. Riforma della rete, nuovi contratti, transizione energetica, razionalizzazione, stazioni di servizio del domani. Tutto importante. Ma mentre tutti discutono di come sarà il gestore del futuro, noi abbiamo un problema molto più semplice: riuscire ad arrivarci.

E non parlo soltanto di chi, come me, lavora con i tradizionali contratti di comodato e commissione. Credo che questa sofferenza riguardi gran parte della categoria, compresi molti colleghi passati ai contratti di appalto. Cambiano i contratti, cambiano i nomi e le formule, ma alla fine rimane qualcuno che deve aprire l’impianto, pagare il personale, sostenere i costi e provare a far quadrare i conti.

Quando il prezzo sale, io guadagno meno

Vorrei innanzitutto spiegare una cosa ai clienti. Quando vedete benzina e gasolio sopra i due euro al litro capisco perfettamente la vostra rabbia. Ma non pensate che quei soldi finiscano nelle tasche del benzinaio.

Il prezzo aumenta, il mio margine no.

Io guadagno pochi centesimi per ogni litro venduto. Nei miei conteggi sono partito da 3,5 centesimi sul Self e 6,5 sul Servito. Se il cliente era abituato a mettere 50 euro, spesso continua a mettere 50 euro, ma con il prezzo più alto compra meno litri. E siccome io guadagno sui litri, il mio margine diminuisce.

Sul gasolio, ad esempio, nei miei conteggi un rifornimento da 50 euro passa da 29,73 a 22,87 litri e il mio margine Self scende da circa 1,04 euro a 80 centesimi. Sulla benzina passa da circa 1,06 a 84 centesimi.

Il cliente spende sempre 50 euro. Io vendo meno litri e guadagno meno.

Poi arriva la banca

E qui nasce il secondo paradosso: io vengo remunerato sui litri, mentre la banca viene remunerata sugli euro.

Su quei 50 euro di gasolio oggi posso generare circa 80 centesimi di margine Self. Se il pagamento avviene con una carta personale allo 0,50%, 25 centesimi se ne vanno per incassare. Se invece viene utilizzata una carta commerciale con una commissione dell’1,80%, il costo arriva a 90 centesimi.

Avete letto bene: posso guadagnare 80 centesimi dalla vendita e pagarne 90 soltanto per incassarla. In quel caso la commissione supera addirittura l’intero margine Self della transazione.

Ed è un problema destinato a pesare sempre di più. Gli istituti bancari stanno commercializzando in maniera crescente carte che possono rientrare nelle categorie commerciali, con commissioni per l’esercente sensibilmente superiori rispetto a quelle delle carte personali. Il cliente spesso non percepisce alcuna differenza, ma per noi può significare vedere divorata un’altra parte del margine.

Nei miei conteggi ho ipotizzato che ormai il 75% delle vendite venga pagato elettronicamente. Più aumenta il prezzo del carburante, più aumenta il valore del transato e quindi il costo assoluto delle commissioni. Il mio margine per litro, invece, resta fermo.

Sempre più Self. E sul Servito il paradosso diventa ancora più evidente

A questo si aggiunge il progressivo spostamento delle vendite verso il Self. Nei miei conteggi sono passato da un rapporto del 70% Self e 30% Servito del 2021 a un 90% Self e 10% Servito. Il margine medio ponderato scende così da 4,4 a 3,8 centesimi al litro.

Su un impianto da 1,5 milioni di litri significa passare da circa 66.000 a 57.000 euro di margine lordo annuo: 9.000 euro in meno, semplicemente perché una quota maggiore dei litri viene venduta con il margine più basso.

E qui c’è un’altra cosa che, da gestore, faccio sempre più fatica ad accettare.

Negli ultimi tempi l’azienda petrolifera ha progressivamente portato il differenziale di prezzo tra Self e Servito fino a 21-22 centesimi al litro, senza che a mio avviso esista una motivazione economica proporzionata a un divario di questa dimensione.

Un differenziale enorme, che inevitabilmente spinge ancora più clienti verso il Self. Ma la cosa paradossale è un’altra.

Di quei 21-22 centesimi di differenza pagati dal cliente, al gestore ne arrivano soltanto 3 in più rispetto al Self.

Tre centesimi.

Il mio margine passa infatti da 3,5 centesimi sul Self a 6,5 centesimi sul Servito.

E allora, da semplice gestore, una domanda me la pongo.

Se il cliente paga fino a 21 o 22 centesimi in più al litro per essere servito e a me, che materialmente quel servizio lo svolgo, vengono riconosciuti soltanto 3 centesimi aggiuntivi, dove finiscono gli altri 18 o 19 centesimi?

Perché sono io che devo avere il personale. Sono io che devo essere presente sul piazzale. Sono io che devo sostenere il costo necessario per garantire quel servizio. Eppure la parte aggiuntiva che arriva alla gestione rimane tre centesimi.

Non solo.

Un differenziale Self/Servito così elevato produce un altro effetto perfettamente prevedibile: allontana il cliente dal Servito.

E quindi si crea un meccanismo quasi perfetto nella sua assurdità.

Il differenziale aumenta fino a 21-22 centesimi. Il cliente, comprensibilmente, sceglie il Self. La quota di Servito diminuisce. Il mio margine medio si abbassa ulteriormente.

Alla fine, quindi, un differenziale enorme che dovrebbe apparentemente remunerare il servizio finisce per contribuire alla progressiva scomparsa proprio del servizio stesso.

E questo mentre chi materialmente garantisce quel servizio continua a ricevere soltanto tre centesimi aggiuntivi.

Il mio margine è rimasto nel 2021. Tutto il resto no

Io lavoro sotto il Cane a Sei Zampe e continuo sostanzialmente a lavorare con un margine nato dall’accordo economico del 2021.

Da allora sono aumentati il costo del lavoro, l’energia, le assicurazioni, le manutenzioni, i servizi e le spese bancarie. È cambiato il rapporto tra Self e Servito, sono esplosi i pagamenti elettronici e sono cambiati radicalmente i prezzi dei carburanti.

È cambiato praticamente tutto. Tranne il mio margine.

Allora mi sono messo a fare i conti

Non ho fatto uno studio economico. Ho semplicemente preso una calcolatrice e fatto i conti della mia attività.

Su 1,5 milioni di litri annui, considerando soltanto il cambiamento di percentuale di erogato tra Self e Servito e le commissioni elettroniche, il margine netto disponibile passa nei miei conteggi da circa 48.538 euro a 34.609 euro. Sono quasi 14.000 euro in meno all’anno, pari a un’erosione del 28,7%.

E la cosa che dovrebbe preoccupare maggiormente è che in questi conti non ho ancora inserito l’aumento del costo del lavoro (il mio in questo caso perchè non ho dipendenti), dell’energia, del commecialista e delle altre spese di gestione.

Quindi quel 28,7% racconta soltanto una parte della mia sofferenza economica.

Sulla carta il margine può anche essere rimasto quello del 2021. Nella mia tasca non è più lo stesso margine.

E qualche volta devo fare persino da banca. Il meccanismo di fatturazione e di anticipazione del 75% del differenziale col differenziale attuale può determinare un fabbisogno ricorrente di circa 3.000 euro al mese che anticipo alla compagnia senza nemmeno guadagnarli, con un’esposizione temporanea che può arrivare intorno ai 5.000 euro per effetto dei tempi di accredito della nota contabile che avviene il mese successivo.

I soldi poi tornano, certo. Ma intanto bisogna averli. E se non li hai, devi chiederli alla banca. Quella stessa banca alla quale paghi le commissioni per incassare il carburante.

A noi chi ci aiuta?

In questi giorni sento giustamente parlare di sostegni alle famiglie e ai settori colpiti dal caro energia e dal caro carburanti. Ma ogni tanto vorrei semplicemente alzare la mano e dire: scusate, noi gestori siamo ancora qui.

Anche noi siamo piccole imprese. Abbiamo dipendenti, paghiamo energia, contributi, assicurazioni e manutenzioni. Solo che quando aumenta il carburante vendiamo meno litri a parità di spesa del cliente, paghiamo commissioni più alte e veniamo perfino guardati come se fossimo quelli che stanno guadagnando dall’aumento.

Noi siamo quelli che mettono il prezzo sul cartello. Non quelli che si mettono in tasca quel prezzo.

Eppure, mentre la categoria manda segnali di sofferenza sempre più evidenti, quello che mi colpisce maggiormente è il silenzio.

Abbiamo tavoli, incontri, comunicati. Abbiamo discusso per mesi della riforma e del futuro della rete. Ma davanti ai tanti gestori che dicono di non riuscire più a sostenere economicamente le proprie attività, quel silenzio comincia a diventare assordante.

Non chiedo che qualcuno faccia miracoli. Chiedo che qualcuno dica chiaramente alle compagnie che questi margini non bastano più; alle banche che non è accettabile arrivare al paradosso di pagare per offrire un servizio e nel frattempo incassare più di quanto una vendita ci lascia; alla politica che non si può progettare la rete del futuro mentre chi tiene aperta quella di oggi sta progressivamente perdendo la propria sostenibilità economica.

Io non voglio chiudere

Questa è forse la parte più importante.

Io questo lavoro disgraziatamente lo amo.

Conosco i miei clienti, conosco ogni rumore dell’impianto, ho trascorso giornate sotto la pensilina con quaranta gradi e mattine d’inverno nelle quali non sentivo più le mani. Non lo racconto per farmi compatire. È il lavoro che mi ha reso quello che sono e che vorrei continuare a fare. Non chiedo privilegi. Non chiedo soldi regalati. Non pretendo di diventare ricco vendendo benzina.

Chiedo semplicemente di poter vivere dignitosamente del mio lavoro.

Dai miei conteggi servirebbero circa 13.930 euro all’anno soltanto per recuperare l’erosione che sono riuscito a misurare su 1,5 milioni di litri. E ancora non avrei recuperato gli aumenti degli altri costi operativi intervenuti dal 2021. Questi non sono numeri costruiti per fare polemica.

Sono i miei conti.

Quelli che guardo quando devo generare il mio stipendio, quando arriva una bolletta o quando devo decidere se posso permettermi di continuare.

Per questo, mentre tutti discutono della stazione di servizio del futuro, io vorrei fare una domanda molto più semplice:

chi si sta preoccupando del gestore che deve arrivare a quel futuro?

Noi continuiamo ad aprire ogni mattina. Continuiamo a lavorare, a servire i clienti, a prenderci responsabilità e a metterci la faccia davanti a prezzi che non decidiamo.

Ma non scambiate la nostra resistenza per benessere.

Stiamo resistendo perché amiamo questo mestiere, non perché questo mestiere oggi ci permetta ancora facilmente di vivere.

Non aspettate che abbassiamo definitivamente la serranda per accorgervi che esistevamo.

Ascoltateci adesso. Adesso che siamo ancora qui.

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Ex gestore
Ex gestore
46 minuti fa

Caro ex-collega. A parte alcune imprecisioni (la commissione sulla commercial va dimezzata per il credito d’imposta, a parità di cifra sono meno litri ma il cliente torna più spesso), non hai tenuto conto del fatto che il mestiere di gestore, così come lo abbiamo conosciuto, è arrivato al capolinea, quindi l’unica strategia possibile è quella di resistere fino alla pensione (se manca poco), o cercarsi un altro lavoro. Dopo 32 anni sono tornato a fare il dipendente e ho riassaporato una serenità e una tranquillità ormai dimenticate. Una volta il gioco valeva la candela, adesso assolutamente no. Ridate gli impianti alle petrolifere, che se li sciroppino loro visto che sono le uniche a guadagnarci.

Nicola
Nicola
Rispondi a  Ex gestore
18 minuti fa

è al 30 % il credito d imposta non al 50 ed è una fregatura colossale questa e in più continuiamo a far girare l euro su circuiti elettronici americani … allucinante

Gianni M
Gianni M
Rispondi a  Nicola
2 minuti fa

Il credito di imposta per i gestori è al 50%. Il resto del commercio è al trenta noi abbiamo il 50% grazie ad una vecchoia battaglia fatta dalla nostra categoria. Non sapere questo vale a dire non sapere l’abc del nostro lavoro. E purtroppo complici anche molti commercialisti i gestori non sanno i loro diritti..

Franco
Franco
Rispondi a  Ex gestore
35 secondi fa

Non sono il collega che ha redatto la lettera ma ti informo che per usufruire del credito di imposta devi avere degli utili che a queste condizioni spariscono. inoltre il cliente delle 50 euro probabile che torni ma anche che non torni. Per il resto concordo con quanto hai scritto..