Rete carburanti, punti vendita sempre più fuori dai centri storici

Staffetta Quotidiana – Tra il 2012 e il 2020 il numero di punti vendita carburanti nei centri storici delle medie città si sono ridotti di un terzo (-33%), a fronte di una riduzione generale degli esercizi commerciali al dettaglio in sede fissa del 14,9%. Nel 2021 sono previste potenziali ulteriori chiusure di 105 punti vendita sul totale di 711, pari a un calo ulteriore del 14,8%. I numeri li ha diffusi ieri Confcommercio e fanno patre della sesta edizione dell’indagine “Imprese e città – Demografia d’impresa nelle città italiane” sulle attività nei centri storici di 120 città italiane (capoluoghi e altre 10 maggiori).

L’indagine riguarda le medie città, cioè le più importanti salvo quelle talmente grandi da essere policentriche (Napoli, Milano e Roma), 13 aree di attività economica (commercio fisso al dettaglio, commercio ambulante, alloggio e ristorazione, altro commercio) e il periodo che va dal 2008 a giugno 2020. Il concetto di centro storico si riferisce prevalentemente all’appartenenza a zone urbanistiche specifiche, integrato con un approccio intuitivo che aggrega le aree e le vie a partire da un epicentro storico-commerciale.

Un quadro “desolante”, lo definisce il presidente dell’associazione Carlo Sangalli. Tra il 2012 e il 2020 “è proseguito il processo di desertificazione commerciale: dalle città italiane sono sparite, complessivamente, oltre 77mila attività di commercio al dettaglio (-14%) e quasi 14mila imprese di commercio ambulante (-14,8%); aumentano le imprese straniere e diminuiscono quelle a titolarità italiana; a livello territoriale, il Sud, rispetto al Centro-Nord, perde più ambulanti, ma registra una maggiore crescita per alberghi, bar e ristoranti”.

In generale, tra il 2012 e il 2020 sono spariti 77mila negozi in sede fissa, con una riduzione del 14%; per converso cresce dell’8,8% il numero di attività di alloggio e ristorazione. Il problema con la pandemia è quella che Confcommercio chiama “ibernazione dell’economia” per cui “non siamo in grado di valutare immediatamente la riduzione ulteriore di tessuto commerciale che ci aspetta e che impatterà le città, in particolare quelle a maggiore vocazione turistica”.

In allegato le slide illustrative del rapporto. All’indirizzo https://www.confcommercio.it/-/demografia-impresa-citt%C3%A0-italiane sono disponibili i file excel con l’evoluzione temporale nel tempo delle attività nei centri storici e all’esterno suddivise per categorie.

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana 

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mario
mario
1 mese fa

se continua così presto i distributori andranno fuori dalle balle

Alex
Alex
1 mese fa

Noi siamo trattati peggio dei RAIDER,
meno considerati dei braccianti del caporalato
e nonostante tutto siamo destinati a scomparire.

mario
mario
Rispondi a  Alex
1 mese fa

la colpa e nostra i gestori dei privati quando li contatti per organizzarli ti mandano a dar via le palle poi piangono perchè non prendono il cipreg e alcuni i cali,per non parlare dei margini da fame