L’ossessione del controllo dei prezzi: una critica feroce de Il Foglio al Ministro Adolfo Urso

Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, è recentemente stato oggetto di una critica feroce da parte de Il Foglio, che ha delineato la sua ossessione per il controllo dei prezzi come un grave errore strategico. Secondo Il Foglio, Urso si è convinto di poter influenzare direttamente i grandi aggregati economici, come l’inflazione, e i prezzi al dettaglio con le sue iniziative, un pensiero che appare a dir poco presuntuoso.

L’articolo mette in luce come il ministro abbia adottato un approccio interventista che richiama il periodo corporativista andando addirittura oltre le tradizioni della destra corporativa. Il paragone con il Gosplan sovietico, responsabile della pianificazione economica nell’Unione Sovietica, è tanto provocatorio quanto significativo. La critica sostiene che Urso abbia trasformato il Ministero delle Imprese in un ente iperattivo, pronto a intervenire su qualsiasi emergenza o notizia, ma senza affrontare i problemi strutturali del paese.
Interventi inefficaci e misure discutibili

Uno dei punti focali della critica riguarda il controllo dei prezzi. Il Foglio evidenzia come Urso sia convinto di poter controllare l’inflazione meglio della Banca Centrale Europea (BCE). Da quando l’inflazione è esplosa a causa della pandemia e dell’aumento dei costi energetici, Urso ha costantemente attaccato la BCE per la sua politica di rialzo dei tassi, sostenendo che avrebbe danneggiato l’economia. Tuttavia, gli undici rialzi dei tassi decisi dalla BCE hanno ridotto l’inflazione dall’oltre 10% di fine 2022 al 2,6% di maggio 2024, mentre il PIL ha continuato a crescere, l’occupazione è aumentata e la disoccupazione è diminuita.

In contrapposizione a questi risultati, Urso attribuisce il calo dell’inflazione alle sue politiche di controllo dei prezzi, piuttosto che all’azione della BCE. Il suo approccio è visto come una sorta di “cura omeopatica”, che produce effetti solo per chi si convince della sua efficacia.

Per placare le polemiche sull’aumento del costo dei carburanti dopo l’aumento delle accise,Urso ha promosso un decreto contro la “speculazione”: obbligo di esposizione a ogni pompa di benzina di un cartello con il prezzo medio regionale dei carburanti, “accisa mobile” nel caso in cui i prezzi salgano troppo e inasprimento delle multe ai distributori che non adempiono a tutti gli obblighi di comunicazione dei prezzi. Tutte misure completamente inutili,che hanno tra l’altro indispettito una categoria che si è sentita ingiustamente accusata per un aumento dei prezzi dovuto alle dinamiche delle quotazioni internazionali (tant’è che il costo del pieno in Italia è salito,e poi sceso, né più né meno che nel resto d’Europa). Tra l’altro, tutte le misure si sono rivelate completamente inutili. Dopo un anno abbondante, del decreto Trasparenza sui carburanti è rimasta solo la rottura con i benzinai: le multe sono state annacquate; i consumatori non hanno visto alcun beneficio; l’accisa mobile non è mai entrata in vigore (il governo ha poi scelto un’altra strada come il bonus benzina per i lavoratori dipendenti); e il cartello con il prezzo medio “la grande innovazione di Urso ” oltre a non avere avuto alcun impatto sui prezzi, è stato dichiarato illegittimo dal Consigliodi stato (che ha appunto annullato l’articolo 7 del decreto).

Ma il ministro è convinto,con la sola esposizione del cartello,di essere riuscito ad avere un impatto sui prezzi,superiore alle decisioni dell’Opec (che sul prezzo del petrolio ha un’influenza non trascurabile): “Col tabellone sul prezzo medio “ha detto il ministro “c’è stata una costante riduzione del prezzo di gasolio e benzina”. Di parere opposto i distributori di benzina, secondo cui “non è servito a niente”.

La Figisc “che è la Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti “ha pubblicato una valutazione d’impatto molto dettagliata che ha seguito l’andamento nel tempo dei tre fattori che compongono il prezzo finale: l’acci sa ivata (che dipende totalmente dallo stato), il costo del prodotto ivato (che dipende dalle oscillazioni del mercato globale) e il margine industriale lordo ivato del sistema distributivo (dove si è concentrata l’attenzione del Mimit). L’analisi è impietosa: l’evoluzione dei margini industriali è stato coerente con la media dei periodi antecedenti o, addirittura, in alcuni casi più sostenuto. In sostanza: il cartello non è servito a niente.

Siccome oltre a essere stata inutile, la norma è stata anche scritta male e per questo annullata dalla giustizia amministrativa, la cosa più normale sarebbe archiviare questa triste pagina di tentato controllo dei prezzi. Ma il ministro Urso non demorde, anzi rilancia.Con un colpo da maestro, inimmaginabile per un comune mortale: una soluzione più inutile del cartello con il prezzo medio.Nel nuovo ddl di riforma della distribuzione dei carburanti il Mimit propone “l’inserimento, quale alternativa alla esposizione della cartellonistica riportante il prezzo medio regionale, il meccanismo del Qr code”. In pratica l’automobilista, al posto del vecchio cartello inutile, se ne ritroverà davanti uno illeggibile: prima di fare benzina dovrebbe estrarre lo smartphone,scansionare il codice e leggere il prezzo medio regionale.

Non è solo nella mania di controllare i prezzi, ma è nella ridondanza di inutile burocrazia che si può apprezzare lo stile sovietico del nuvo Mimit. Roberto Di Vincenzo, presidente della Fegica (Federazione gestori impianti carburanti e affini), rappresentante di una categoria storicamente vicina al centrodestra dice che “Urso è senza dubbio il peggior ministro che sia mai stato in Via Molise. Ricordo dure battaglie con il socialdemocratico Nicolazzi, ma a confronto era Talleyrand”.

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Jack
Jack
25 giorni fa

Adolfo come vuoi che ti chiamiamo… la tua incompetenza supera quella dei 5Stelle… naturalmente sempre a danno dei gestori, sei senza coscienza….