Una crisi negata che diventa istituzionale. La situazione sempre più preoccupante di numerosi impianti a marchio Europam, colpiti da rifornimenti a singhiozzo e totale mancanza di comunicazioni ufficiali, è approdata nelle aule del Senato. A sollevare la questione è stata la senatrice Elena Murelli della Lega, con un’interrogazione rivolta al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Nel suo intervento, la senatrice Murelli ha parlato chiaramente di, “Situazione insostenibile, soprattutto per le comunità montane e i piccoli centri”, con impianti chiusi nel weekend e chilometri da percorrere per trovare un distributore aperto. Le province di Piacenza, Liguria, Emilia e Piemonte sono le più colpite, ma le ripercussioni si allargano a macchia d’olio.
“I gestori denunciano rifornimenti a singhiozzo, carenza cronica di carburante e totale assenza di comunicazione ufficiale da parte dell’azienda.”
A Bobbio, nel piacentino, il distributore è spesso chiuso proprio nel fine settimana, danneggiando turisti e residenti. A Ferriere, l’impianto più vicino si trova a decine di chilometri di distanza. Non parliamo solo di un problema di carburante: è un problema di presidio territoriale e di tenuta sociale.
Urso: “Nessuna crisi aperta, solo disservizi temporanei”
La risposta del ministro Urso è stata piuttosto diplomatica: secondo quanto riferito da Europam stessa, non ci sarebbe alcuna “crisi” in corso, ma solo una “riorganizzazione interna della logistica” con disservizi localizzati e temporanei.
Urso ha comunque assicurato l’intenzione del governo di monitorare attentamente la situazione, pur precisando che non risultano vertenze formali aperte presso il MIMIT. Ha anche ricordato che è in arrivo il disegno di legge di riforma dei carburanti, frutto di un lungo lavoro di confronto con le categorie.
La senatrice Elena Murelli ha voluto rimarcare che “Le comunità non possono restare ostaggio del silenzio aziendale” dura la criticata sul “silenzio” di Europam come fattore di rischio per le comunità già fragili. Ha sottolineato che dove chiude un distributore, aumenta l’isolamento, si compromette il diritto alla mobilità, e si indebolisce il tessuto sociale.
“Non è solo una questione economica, è una questione sociale. Dove chiude un impianto, muore un pezzo di comunità.”
Una realtà che i gestori conoscono bene
Quanto denunciato pare essere solo la punta dell’iceberg. Da mesi i gestori Europam segnalano ritardi nei rifornimenti, mancanza di manutenzione, difficoltà nel dialogo con l’azienda e assenza di certezze sul rispetto delle clausole di fornitura. Alcuni parlano apertamente di una crisi di liquidità, mentre Europam continua a rimanere in silenzio.
Serve chiarezza. Serve rispetto. Serve un piano industriale serio.
Se davvero non esiste una crisi strutturale, Europam lo dimostri con i fatti. Basta con le mezze risposte, i rifornimenti “a intermittenza” e i silenzi istituzionali. I gestori, i lavoratori e i cittadini hanno diritto alla trasparenza, alla continuità del servizio e alla tutela delle proprie attività economiche.
E lo Stato – come ha ben ricordato la senatrice della Lega – ha il dovere di intervenire quando una società privata, per inefficienza o calcolo industriale, mette in ginocchio territori interi.

Mi han detto che avrebbero restituito 10 €uro non erogati … 2 mail e IBAN … mai piu’ visto un centesimo …. poveretti …