Petrolio, scorte globali in calo: Goldman Sachs avverte sul rischio carenze carburanti

Il Ministero dell’Ambiente Italiano ha chiesto ai raffinatori di aumentare la produzione nazionale per ridurre la dipendenza dall’estero.

Il mercato petrolifero torna sotto pressione e questa volta a preoccupare non è solo il livello delle scorte, ma soprattutto la velocità con cui si stanno riducendo. A lanciare l’allarme è Goldman Sachs, attraverso l’analisi di Yulia Zhestkova Grigsby, che evidenzia come le riserve globali – comprendenti greggio e prodotti raffinati, sia commerciali che strategici – stiano scendendo rapidamente verso livelli critici.

Secondo l’analista, il problema non è tanto il dato assoluto, quanto la dinamica: “la velocità di riduzione e le perdite di offerta in alcune regioni e per alcuni prodotti sono preoccupanti, con le riserve facilmente accessibili di prodotti raffinati che si stanno avvicinando rapidamente a livelli molto bassi”.

Attualmente, le scorte globali di petrolio sono stimate intorno ai 101 giorni di domanda, in calo rispetto ai 105 di fine febbraio. Un trend che, se confermato, potrebbe portare a una discesa fino a 98 giorni entro la fine di maggio, considerando un ritmo di riduzione di circa 3 giorni al mese.

Numeri che non rappresentano ancora un’emergenza immediata, ma che segnalano un progressivo deterioramento dell’equilibrio tra domanda e offerta.

Le criticità più evidenti riguardano alcuni prodotti specifici. In particolare:

  • carburante per aerei (jet fuel)
  • nafta
  • GPL

Le tensioni sono più marcate in Asia (esclusa la Cina) e in Europa, dove la disponibilità di prodotto appare più fragile. Una situazione che potrebbe avere effetti diretti su trasporti, industria e costi energetici, con possibili ripercussioni lungo tutta la filiera.

Anche in Italia il tema è ormai al centro dell’attenzione. Il Ministero dell’Ambiente, nell’ambito del comitato per l’emergenza petrolifera, ha chiesto ai raffinatori di aumentare la produzione nazionale per ridurre la dipendenza dall’estero.

A confermarlo è il sottosegretario Claudio Barbaro, che ha sottolineato come il governo stia promuovendo “azioni coordinate volte al consolidamento del sistema di raffinazione europeo e alla massimizzazione della produzione degli impianti esistenti”.

L’obiettivo è chiaro: compensare eventuali criticità negli approvvigionamenti, soprattutto per prodotti come il jet fuel, dove la dipendenza dall’estero è particolarmente elevata.

Parallelamente, il governo italiano sta lavorando anche sul fronte europeo per ridurre lo svantaggio competitivo delle raffinerie UE rispetto a quelle extraeuropee.

Secondo Barbaro, l’attenzione è rivolta in particolare ai costi energetici e all’impatto delle normative ambientali, come ETS1, ETS2 e le regole sulle emissioni di metano, che rischiano di penalizzare ulteriormente la capacità produttiva interna.

Il quadro che emerge è quello di un mercato ancora lontano da una crisi conclamata, ma attraversato da tensioni crescenti. Le scorte non sono ancora ai minimi assoluti, ma la loro riduzione accelerata rappresenta un segnale chiaro: il sistema è più fragile di quanto sembri.

E in un contesto già segnato da instabilità geopolitica e dipendenza dagli approvvigionamenti esteri, anche piccoli squilibri possono trasformarsi rapidamente in problemi più ampi.

Per ora, dunque, non si parla di razionamenti. Ma il rischio che il mercato entri in una fase più critica non può essere escluso.

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Già da domani si potrebbero sospendere le esportazioni di greggio e prodotti raffinati in Italia verso paesi in Guerra (oltre 224mila tonnellate di greggio e gasolio).