La notizia della cessione di Italiana Petroli (IP) alla State Oil Company of Azerbaijan Republic (Socar) ha acceso i riflettori della politica e del settore carburanti. L’onorevole Luca Squeri ha presentato un’interrogazione a risposta orale rivolta al Presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri dell’Economia, delle Imprese e del Made in Italy e del Lavoro, chiedendo chiarimenti e un intervento del Governo a tutela di un asset strategico per il Paese.
Come ricorda Squeri, “nella giornata del 16 settembre 2025 il presidente di API Holding ha annunciato la sottoscrizione di un accordo preliminare con cui la holding si è impegnata a cedere la propria partecipazione azionaria in Italiana Petroli (Ip) alla State Oil Company of Azerbaijan Republic (Socar)”.
Il comunicato ufficiale parla di una “opportunità di sviluppo” che consentirà alla società di rafforzare il proprio posizionamento su scala globale, consolidandone il ruolo di hub strategico nel Mediterraneo.
Secondo le prime stime, il valore complessivo dell’operazione è di circa 2,5 miliardi di euro per il pacchetto azionario, cui si aggiungono 500 milioni di euro di liquidità.
Un punto centrale dell’interrogazione riguarda il perimetro esatto delle attività che passerebbero sotto il controllo di Socar.
API Holding è proprietaria di:
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4.600 punti vendita carburanti,
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impianti di raffinazione con una capacità complessiva di 10 milioni di tonnellate/anno,
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una capacità di stoccaggio di 5 milioni di m³ di prodotti petroliferi,
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quasi 1.600 dipendenti diretti,
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16.600 lavoratori dell’indotto.
Inoltre, detiene una rete di colonnine per la ricarica elettrica in fase di espansione.
Squeri richiama nell’interrogazione il caso del Comune di Falconara, che ha chiesto chiarimenti sulla sorte della raffineria API presente nel proprio territorio, lamentando di non essere stato informato, così come i sindacati.
Le preoccupazioni non arrivano solo dalle istituzioni locali:
“I sindacati dei gestori della distribuzione dei carburanti hanno espresso la propria preoccupazione per il passaggio di un asset importante del mondo della distribuzione dei carburanti a un soggetto extraeuropeo senza alcuna esperienza della peculiarità e della complessità delle relazioni tra proprietari e gestori, che da anni si sviluppano in un contesto conflittuale.”
Squeri evidenzia che i sindacati, memori di esperienze simili, temono che da una proprietà “totalmente estranea alle problematiche del settore, non ci si possa aspettare altro che attenzione al ritorno finanziario”, con il rischio di:
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accordi al ribasso,
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ridotta manutenzione della rete,
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disservizi per l’utenza.
L’interrogazione si conclude con un appello al Governo affinché valuti l’attivazione del Golden Power, come avvenuto per la raffineria di Priolo, “al fine di tutelare non solo i posti di lavoro, ma anche le competenze tecnologiche e la sicurezza nel settore della distribuzione, in un comparto strategico come quello della produzione e vendita dei prodotti energetici.”
Cos’è il Golden Power e perché conta in questa partita
Il Golden Power è un potere speciale che il Governo italiano può esercitare per proteggere gli asset strategici nazionali in settori come energia, trasporti, comunicazioni e difesa.
Permette all’esecutivo di:
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bloccare o porre condizioni ad acquisizioni da parte di soggetti esteri,
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imporre obblighi di continuità industriale e occupazionale,
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richiedere garanzie su investimenti e manutenzione degli asset.
È già stato utilizzato in casi delicati, come per la raffineria di Priolo, per garantire sicurezza energetica e tutela occupazionale.
Se applicato anche alla cessione di Italiana Petroli, potrebbe:
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vincolare Socar a mantenere livelli occupazionali e manutenzione della rete,
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evitare chiusure improvvise di impianti strategici,
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garantire investimenti su infrastrutture e transizione energetica.

C’è già Eni come compagnia statale.
Ip non mi risulta abbia 4.600 impianti di proprietà, forse 1.000-1.500 ex erg.