Sulle pompe bianche la Regione Friuli Venezia Giulia mette la freccia… e poi frena. Dopo giorni di dibattito politico, interpretazioni creative e qualche brivido lungo la schiena degli operatori del settore, il presidente Massimiliano Fedriga ha chiarito la posizione della giunta: “Non faremo i benzinai”. Tradotto: la Regione non aprirà distributori pubblici di carburante e non entrerà direttamente nel mercato della vendita di benzina e gasolio.
Un chiarimento necessario, perché nel frattempo l’idea aveva già assunto contorni quasi epici: una rete di distributori “bianchi” gestiti tramite la società in house Fvg Energia, con la Regione nel ruolo di nuovo protagonista alla pompa. Uno scenario che aveva fatto discutere non poco, tra chi immaginava prezzi calmierati e chi, più pragmaticamente, si chiedeva come un ente pubblico potesse muoversi in un mercato già iper-regolato e complesso.
Fedriga ha quindi riportato tutti con i piedi per terra, precisando ai microfoni di Tele Friuli che non esiste alcun progetto operativo di gestione diretta dei distributori. Nessuna Regione-benzinaio, nessuna colonnina con logo istituzionale, nessun listino regionale accanto a quello delle compagnie. Una frenata politica netta, che ridimensiona le letture più spinte emerse nei giorni precedenti.
A rafforzare il concetto è arrivato anche l’assessore Fabio Scoccimarro, che ha parlato apertamente di “un malinteso”. Secondo l’assessore, non si è mai trattato di una proposta concreta, ma di uno studio preliminare legato alla transizione energetica e agli scenari futuri della mobilità. Niente pompe pubbliche per benzina e diesel, dunque, ma un’attenzione rivolta piuttosto a elettrico, idrogeno e nuove tecnologie. Insomma, più laboratorio che stazione di servizio.
Il caso era nato proprio da alcune dichiarazioni di Scoccimarro, che aveva ipotizzato distributori senza marchio commerciale nell’ambito di una riflessione più ampia sul futuro dell’energia. Un’idea che, come spesso accade, nel passaggio dalla teoria ai titoli di giornale si era trasformata in qualcosa di molto più concreto e imminente.
Alla fine, dunque, la grande ipotesi delle pompe bianche regionali si riduce a un esercizio teorico, archiviato con un “non faremo i benzinai” che suona come una rassicurazione per il mercato e come un piccolo epilogo per una vicenda che, per qualche giorno, aveva fatto immaginare una Regione con la pistola erogatrice in mano.
Resta la sensazione di un settore che continua a essere evocato come soluzione semplice a problemi complessi, salvo poi scoprire che tra un’idea e un litro erogato ci sono norme, contratti, logistica, fiscalità e una realtà molto meno romantica di quanto possa sembrare da un comunicato politico. Le pompe bianche, per ora, tornano nel cassetto. E la Regione può continuare a fare la Regione, lasciando ai benzinai il mestiere – decisamente poco invidiabile – di fare i benzinai.

DOPO UNO STUDIO PRELIMINARE ,si accorgevano che era meglio raccogliere pomodori che gestire un distributore, se fosse stato redditizio l avrebbero fatto quando ,dopo varie relazioni e studi hanno visto che rimanevano intasca pochissimi centesimi ,dopo una sonora risata avranno detto : ma Ande a dar via e ciap