Esplosione al deposito di Calenzano, la perizia al gip: “Tragedia evitabile, mancata prevenzione”

Cinque morti nell’esplosione del 9 dicembre 2024: il documento tecnico individua gravi carenze nel sistema di sicurezza del deposito carburanti

L’esplosione al deposito di carburanti di Calenzano, avvenuta il 9 dicembre 2024 e costata la vita a cinque persone, poteva essere evitata. È la conclusione della perizia tecnica depositata al gip nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Prato, che individua mancate misure di prevenzione e criticità strutturali nel sistema di sicurezza dell’impianto.

Il documento, redatto da quattro professori e ingegneri, si sviluppa su 227 pagine e ricostruisce in dettaglio le cause dell’incidente che provocò la morte di tre autotrasportatori e due operai, oltre a ingenti danni al deposito.

Un evento prevedibile e prevenibile

Secondo i periti, l’esplosione non è riconducibile a un evento imprevedibile. Al contrario, si sarebbe trattato di un rischio noto, legato alla gestione contemporanea di attività incompatibili. Il sistema di sicurezza del deposito, spiegano gli esperti, non era strutturato per intercettare uno scenario di interferenza operativa, consentendo la sovrapposizione di lavorazioni ad alto rischio.

In particolare, i lavori di riconversione di una linea di benzina dismessa sarebbero stati eseguiti mentre l’impianto risultava ancora operativo, con le autocisterne in fase di carico.

L’origine dell’esplosione nel deposito carburanti

La perizia individua l’origine dell’esplosione in una fuoriuscita di carburante da un giunto, verificatasi durante un intervento di manutenzione. Il carburante disperso avrebbe generato una nube di vapori, successivamente innescata, causando quattro esplosioni in sequenza.

Al momento dell’incidente erano presenti nell’area due operai addetti ai lavori e più autotrasportatori in attesa o in fase di carico.

Attività incompatibili e carenze nel sistema di sicurezza

Uno dei punti centrali del documento riguarda la contemporaneità di operazioni non compatibili:

“L’attività di carico delle autocisterne non doveva essere svolta contemporaneamente alle operazioni di manutenzione”, scrivono i periti.

Secondo l’analisi tecnica, il sistema di prevenzione avrebbe valutato i rischi in modo parziale, senza considerare la dinamica complessiva dello scenario e le interferenze tra le diverse attività presenti nel sito.

Indagati e sviluppo dell’inchiesta

La Procura di Prato ha iscritto nel registro degli indagati dieci persone, tra dirigenti e responsabili delle società coinvolte, ipotizzando i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo.

L’esito della perizia dovrà ora essere discusso davanti al gip Marco Malerba, chiamato a valutare la tenuta dell’impianto accusatorio. Il Tribunale di Prato aveva richiesto al Csm l’autorizzazione per consentire al magistrato di seguire le udienze residue e completare l’istruttoria, richiesta che è stata però respinta, con possibili ripercussioni sui tempi del procedimento.

Sicurezza nei depositi carburanti sotto accusa

Il quadro che emerge dalla perizia è netto: le carenze strutturali e organizzative del sistema di prevenzione avrebbero avuto un ruolo determinante nella tragedia di Calenzano. Un caso che riaccende l’attenzione sulla sicurezza nei depositi di carburanti, sulla gestione delle interferenze operative e sull’effettiva applicazione delle procedure di prevenzione nei siti industriali ad alto rischio.

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