Ogni volta che il settore attraversa una fase delicata, spuntano immancabilmente gli esperti del giorno dopo. Tutti sanno cosa si sarebbe dovuto fare, tutti sostengono che avrebbero ottenuto risultati migliori e tutti sembrano avere la soluzione perfetta. È un copione che si ripete puntualmente.
La realtà, però, racconta una storia diversa.
Per molti anni una parte della categoria ha preferito guardare esclusivamente al proprio interesse immediato, convinta di poter ottenere qualche vantaggio personale accettando qualsiasi proposta provenisse dalle compagnie petrolifere. L’illusione era sempre la stessa: essere più furbi del collega della stazione accanto, conquistare qualche litro in più, qualche cliente in più o qualche condizione apparentemente più favorevole.
Quello che in pochi hanno compreso è che, accettando di indebolire il sistema delle regole comuni, stavano in realtà indebolendo prima di tutto sé stessi.
Così è iniziata una lenta ma costante erosione dei diritti della categoria.
Prima è arrivato il “fai da te”, presentato come la grande opportunità per i gestori. Poi è stata la volta del servito trasformato in una corsa allo sconto, con campagne promozionali che hanno finito per essere pagate direttamente dai gestori attraverso la compartecipazione al proprio margine. Successivamente sono arrivati i contratti di appalto, proposti come strumenti moderni ed efficienti, quando in realtà spostavano sempre più l’equilibrio contrattuale a favore delle compagnie.
Ogni volta il meccanismo è stato identico: chi sollevava dubbi veniva accusato di essere conservatore, mentre chi firmava veniva dipinto come quello capace di cogliere le nuove opportunità del mercato.
Oggi, con il senno di poi, appare evidente che molte di quelle scelte hanno prodotto l’effetto opposto rispetto a quello promesso.
In questo percorso il ruolo del sindacato è stato spesso raccontato in maniera distorta. Mentre molti accusavano le organizzazioni sindacali di ostacolare il cambiamento, queste cercavano di contrastare un progressivo svuotamento delle tutele costruite in decenni di contrattazione.
Lo hanno fatto opponendosi ai contratti di appalto e sollevando dubbi anche sull’utilizzo dei contratti di comodato quando questi rischiavano di diventare strumenti per aggirare le garanzie previste dalla normativa speciale del settore.
Non si è trattato soltanto di battaglie politiche o sindacali. Per sostenere determinate posizioni sono stati affrontati anche procedimenti giudiziari. I presidenti nazionali di FAIB e FEGICA, ad esempio, subirono una denuncia penale dopo aver presentato un esposto nei confronti dell’amministratore delegato di una società partecipata riconducibile a una primaria compagnia petrolifera. Una vicenda che dimostra quanto fosse elevato il livello dello scontro e quanto fosse complesso difendere le ragioni dei gestori.
A questo si aggiungono le pronunce della magistratura, tra cui la nota sentenza della Corte d’Appello di Torino, che hanno evidenziato le criticità di alcuni rapporti di appalto rispetto alla disciplina speciale del settore carburanti. Decisioni importanti che, tuttavia, non hanno impedito alle aziende di continuare a proporre quei modelli contrattuali.
È facile, oggi, criticare chi rappresenta la categoria o sostenere che si sarebbe potuto ottenere di più.
Molto meno facile è ricordare che ogni diritto oggi esistente è nato perché qualcuno, prima, ha avuto il coraggio di opporsi, di affrontare cause giudiziarie, di sostenere trattative difficili e, spesso, di esporsi personalmente.
Le nuove regole che potrebbero arrivare con la riforma del settore rappresenteranno un passaggio fondamentale. Se porteranno nuove tutele porteranno nuovi diritti e anche un margine garantito, questi non saranno il frutto del caso né della benevolenza delle compagnie. Saranno il risultato del lavoro di chi ha continuato a difendere la categoria anche quando era impopolare farlo.
Per questo motivo sarebbe utile recuperare un po’ di memoria storica.
Perché i diritti non si conservano da soli. Si difendono ogni giorno. E chi pensa di poter fare da sé, senza regole comuni e senza una rappresentanza forte, rischia di accorgersi troppo tardi che il prezzo dell’individualismo lo paga sempre l’intera categoria.

Spero che tutti i sostenitori di Scontone/Iperself e -10 -12, abbiano fatto una triste fine dopo che si sono divertiti a sbeffeggiare, con le foto degli incassi senza guadagno, i gestori che tentavano di opporsi e che venivano messi in cattiva luce da certi leccaculo firmotutto. Categoria morta e sepolta, ormai è tardi per tutto