Caro carburanti, Berlino cambia strategia: tetto ai prezzi e extraprofitti. E l’Italia cosa aspetta?

Il taglio fiscale è solo una parte del pacchetto tedesco. La novità politica più rilevante è un’altra: confronto con le compagnie petrolifere per arrivare a un tetto temporaneo al prezzo dei carburanti e pressione sull’Europa per intervenire sugli extraprofitti del settore. Un modello che apre inevitabilmente una domanda anche per l’Italia.

Di fronte alla nuova impennata dei prezzi dei carburanti, la Germania ha deciso di intervenire. Ma sarebbe riduttivo leggere le decisioni assunte da Berlino soltanto attraverso il nuovo taglio temporaneo della tassazione su benzina e gasolio.

La parte forse più interessante del pacchetto annunciato dal governo federale riguarda infatti ciò che Berlino intende fare sul mercato petrolifero e sulla formazione dei prezzi.

Il governo tedesco ha annunciato ufficialmente che avvierà un confronto con l’industria petrolifera con l’obiettivo di introdurre, entro il 1° gennaio 2027, un tetto temporaneo al prezzo dei carburanti, prendendo come riferimento i sistemi adottati in Lussemburgo e Belgio. L’obiettivo dichiarato è fare in modo che il prezzo determinato dalle condizioni reali di mercato arrivi effettivamente al consumatore, evitando oscillazioni e maggiorazioni ingiustificate, senza compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti.

Non soltanto ridurre le tasse, ma intervenire sulla formazione del prezzo

Berlino accompagnerà questa strategia con una riduzione temporanea dell’imposta sull’energia di 14 centesimi al litro, che con l’effetto dell’Iva produce uno sgravio di circa 17 centesimi, dal 1° ottobre alla fine del 2026. La misura vale circa 2,5 miliardi di euro.

Ma questa volta il governo tedesco sembra voler andare oltre la risposta fiscale.

Il ragionamento è semplice: se il problema è il prezzo finale pagato da cittadini e imprese, non basta intervenire sulla componente fiscale senza interrogarsi contemporaneamente su quello che accade nella formazione industriale e commerciale del prezzo.

Da qui nasce l’ipotesi del tetto temporaneo.

Non è ancora una misura definita in tutti i suoi dettagli e lo stesso governo tedesco ha riconosciuto che la sua costruzione è complessa: un tetto troppo alto rischierebbe di essere inutile, mentre uno troppo basso potrebbe creare problemi agli operatori con costi maggiori e, in prospettiva, alla stessa sicurezza degli approvvigionamenti.

Ma la direzione politica è significativa: il confronto non riguarda più soltanto quanto lo Stato incassa su ogni litro, ma anche quanto e come guadagna la filiera petrolifera nelle fasi di crisi.

E poi c’è la questione degli extraprofitti

Berlino sostiene infatti il confronto europeo per valutare nuove misure nei confronti dell’industria petrolifera, richiamando l’esperienza del contributo di crisi energetica introdotto dall’Unione europea nel 2022.

Il ministero delle Finanze tedesco è stato ancora più esplicito. Nella conferenza stampa del governo del 18 settembre ha confermato di perseguire a livello europeo una tassazione degli extraprofitti, sostenendo che gli utili straordinari realizzati da alcune compagnie petrolifere durante la crisi dovrebbero essere prelevati per contribuire a finanziare gli interventi di sostegno a cittadini e imprese.

Questo sposta radicalmente il punto di osservazione.

Quando una crisi internazionale provoca una crescita eccezionale del prezzo dell’energia, non si può ragionare esclusivamente su quanto lo Stato sia disposto a rinunciare delle proprie entrate.

Bisogna anche chiedersi cosa stia accadendo ai margini e ai profitti lungo la filiera petrolifera.

E soprattutto se sia ragionevole che gli eventuali profitti straordinari generati proprio da una situazione di emergenza rimangano completamente separati dal costo economico che quella stessa emergenza scarica su famiglie e imprese.

Berlino guarda alle compagnie. E Roma?

Berlino sta mettendo contemporaneamente sul tavolo un tetto temporaneo ai prezzi, un rafforzamento della vigilanza antitrust e la possibilità di intervenire sugli extraprofitti dell’industria petrolifera. Il governo tedesco ha inoltre già rafforzato nel 2026 le regole sulla concorrenza e sul monitoraggio dei prezzi dei carburanti.

Non significa che il modello tedesco possa essere semplicemente copiato e trasferito in Italia. Il tetto ai prezzi, in particolare, richiede una costruzione attenta per evitare distorsioni del mercato o problemi di approvvigionamento.

Ma l’impostazione merita certamente una riflessione.

Perché anche in Italia il caro carburanti viene troppo spesso affrontato quasi esclusivamente attraverso la leva fiscale: si discute di accise, di quanto tagliarle, per quanto tempo e con quali coperture.

La Germania, invece, sta ponendo una seconda domanda: quanto di quegli aumenti deriva realmente dalle condizioni internazionali e quanto si trasforma, lungo la filiera, in maggiore marginalità per gli operatori petroliferi?

E soprattutto: quando quei profitti assumono caratteristiche eccezionali proprio per effetto di una crisi, è possibile utilizzarne una parte per finanziare gli interventi destinati a chi quella crisi la sta pagando?

È una domanda che anche l’Italia potrebbe porre.

Perché alleggerire temporaneamente la fiscalità può certamente contribuire ad abbassare il prezzo alla pompa. Ma se contemporaneamente non si interviene sui meccanismi di formazione dei prezzi, sulla concorrenza e sugli eventuali extraprofitti generati dalle crisi, il rischio è che sia ancora una volta lo Stato – e quindi la collettività – a sostenere quasi interamente il costo dell’intervento.

Berlino ha deciso almeno di provare a percorrere entrambe le strade.

Un tetto temporaneo per impedire aumenti ingiustificati. Un confronto diretto con le compagnie. Una maggiore vigilanza sul mercato. E una pressione sull’Europa affinché gli extraprofitti del settore petrolifero possano contribuire a finanziare gli aiuti.

Se Berlino ha deciso di guardare anche ai prezzi e ai profitti delle compagnie petrolifere, cosa aspetta l’Italia ad aprire seriamente la stessa discussione?

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Six
Six
15 giorni fa

Nel mercato libero, pensare ad un tetto massimo o minimo è follia…o si torna ai prezzi amministrati dallo Stato, oppure è impossibile. Sarebbe bello capire come variano i margini in base al tetto fissato politicamente, senza tener conto delle quotazioni giornaliere. UTOPIA ! Dell’extra gettito IVA, però non ne parla nessuno…oltre 40 cents pro/litro in più rispetto a quand’era ad 1,80 al litro…Gasolio. E le manovre fatte con i soldi dei Gestori…guardate se qualche ebete, l’abbia fatto mai notare….

SALVATORE
SALVATORE
15 giorni fa

Qui in questo paese non faranno nulla di tutto quello che hanno fatto in Germania, per un motivo molto semplice racchiuso in due parole “libero Mercato” qui non gli passa neanche per la testa di fare una roba del genere, qui fare delle politiche sensate per il bene comune non se ne parla nemmeno, in quanto per questi Signori non è accettabile non è nelle loro corde fare un operazione del genere, vi ricordate la questione del salario minimo a 9 euro l’ora bene dopo poco tempo liquidarono la questione con una semplice affermazione che diceva cosi: in un libero mercato non è accettabile in quanto si preferisce la contrattazione collettiva con le parti sociali sindacati e compagnia bella come se questo sistema ha dato dei risultati favolosi e lo vediamo tutti nei vari indici Europei dov’è evidente che siamo stabilmente in fondo alla classifica, e concludo dicendo che dovrebbero imparare i nostri governanti che non si sta al governo soltanto per un prestigio personale ma per dare risposte alla gente comune che tutti i santi giorni si alza per sbarcare il lunario per non dire un altra parola …. con tutte le difficoltà che ci sono in questo bel paese???