Carburanti, Faib e Fegica presentano il vero Price Cap: tetto ai prezzi per legge, dinamico e fino a 180 giorni

Oggi a Roma, durante il Confesercenti Forum 2026, le due organizzazioni dei gestori illustrano una proposta articolata per contenere i prezzi di benzina e gasolio senza compromettere la concorrenza e gli approvvigionamenti. Al centro un decreto-legge, una formula basata sui costi internazionali e un meccanismo capace di intervenire sulle anomalie della raffinazione. Perché il prezzo dei carburanti non può dipendere dalla buona volontà delle compagnie petrolifere.

ROMA, 12 ottobre 2026 – Non più annunci, iniziative volontarie o sconti commerciali decisi unilateralmente dalle compagnie petrolifere. Faib Confesercenti e Fegica mettono sul tavolo una proposta concreta per affrontare l’emergenza dei prezzi dei carburanti: un vero Price Cap introdotto per legge, temporaneo, dinamico, trasparente e costruito per tutelare l’intera filiera distributiva.

La proposta viene presentata oggi, dalle ore 12 alle 13, in Piazza del Popolo a Roma, nell’ambito del Confesercenti Forum 2026, nel corso di una conferenza stampa alla quale partecipano il presidente Faib Giuseppe Sperduto e il presidente Fegica Roberto Di Vincenzo.

Non si tratta di una semplice richiesta politica. Le due organizzazioni hanno predisposto un documento progettuale di 48 pagine, accompagnato da un’analisi tecnica e da una ricostruzione giuridica, con l’obiettivo di individuare uno strumento straordinario che permetta allo Stato di intervenire sui prezzi senza cancellare il regime ordinario di libero mercato.

La buona volontà delle compagnie ha dimostrato che i prezzi potevano scendere. Ma anche che non basta.

Il punto di partenza è l’esperienza delle ultime settimane. Le iniziative commerciali avviate da Eni e successivamente da altre compagnie hanno avuto un merito che Faib e Fegica riconoscono apertamente: dimostrare che esistevano spazi per ridurre i prezzi alla pompa.

Ma hanno anche evidenziato tutti i limiti di un sistema nel quale ciascuna azienda decide autonomamente prezzi, durata e condizioni dell’intervento.

Il risultato è stato sotto gli occhi di tutti: automobilisti in coda agli impianti aderenti, stazioni di servizio rimaste senza carburante a causa delle difficoltà logistiche, distributori indipendenti impossibilitati a competere con le condizioni delle grandi reti integrate e intere aree del Paese escluse dai benefici delle promozioni.

La questione, secondo le due organizzazioni, non è contestare una riduzione dei prezzi, che rimane sempre positiva per i consumatori. È comprendere che una scelta commerciale privata non può sostituire una politica pubblica di contenimento dei prezzi.

E proprio da questa considerazione nasce la proposta: stabilire regole comuni, criteri verificabili e garanzie che impediscano di scaricare il costo dell’intervento sugli operatori economicamente più deboli.

I numeri dello shock: fino a 62 centesimi in più sul gasolio

Il documento parte dai dati del Garante per la sorveglianza dei prezzi, richiamando gli incrementi registrati tra il 27 febbraio e il 24 settembre 2026.

Ma il problema non riguarda soltanto il prezzo pagato dagli automobilisti. I rincari si trasferiscono sui trasporti, sui costi delle imprese, sui prodotti agricoli e sull’intero sistema economico, alimentando ulteriori pressioni inflazionistiche.

Faib e Fegica sostengono che gli strumenti ordinari di sorveglianza, pur necessari, non siano più sufficienti ad affrontare uno shock di queste dimensioni.

Non basta sapere quanto aumentano i prezzi. Occorre disporre di uno strumento capace di intervenire quando gli aumenti assumono caratteristiche straordinarie.

Come funzionerebbe il Price Cap: 90 giorni, prorogabili una sola volta

Il modello individuato da Faib e Fegica non prevede un ritorno permanente ai prezzi amministrati, né un prezzo fisso stabilito una volta per tutte.

La proposta è quella di un decreto-legge che autorizzi un regime straordinario della durata iniziale di 90 giorni, prorogabile una sola volta per ulteriori 90, fino a un massimo complessivo di 180 giorni.

Il meccanismo potrebbe cessare anticipatamente qualora venissero meno le condizioni di emergenza che ne hanno giustificato l’attivazione.

È prevista una procedura a due livelli. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi avrebbe il compito di documentare l’esistenza di condizioni straordinarie, attraverso una relazione motivata fondata su dati e indicatori verificabili. Spetterebbe poi al Ministro competente decidere se attivare il tetto, sulla base dei presupposti e dei limiti stabiliti dalla legge.

Il prezzo massimo sarebbe quindi determinato attraverso un provvedimento ministeriale, ma non affidato alla libera discrezionalità politica.

Un’altra distinzione importante: il prezzo massimo non sarebbe un prezzo obbligatorio per tutti. Gli operatori conserverebbero la possibilità di vendere a prezzi inferiori, continuando a competere tra loro.

Il vero nodo: i margini della raffinazione e il rapporto con il costo del greggio

Uno degli aspetti più significativi dello studio riguarda la formazione del prezzo dei carburanti.

Le due organizzazioni non negano che le quotazioni internazionali del petrolio siano aumentate, né intendono attribuire automaticamente ogni rincaro a comportamenti speculativi.

La loro analisi individua però un elemento sul quale ritengono necessario intervenire: l’ampliamento anomalo del differenziale tra il costo del greggio e il valore dei prodotti raffinati, comunemente indicato come crack spread.

Secondo le elaborazioni contenute nello studio, rispetto ai valori storici del 2025 lo scostamento della componente di raffinazione raggiunge circa 21 centesimi al litro per la benzina e 39 centesimi per il gasolio.

Non si tratta, è bene precisarlo, della dimostrazione di un illecito o di una misura automatica degli extraprofitti. È un’anomalia economica che, secondo Faib e Fegica, può essere misurata e utilizzata per costruire un intervento proporzionato.

Ed è qui che la proposta assume una dimensione particolarmente interessante: invece di limitarsi a chiedere genericamente prezzi più bassi, cerca di individuare quale parte dell’aumento possa essere riconducibile a costi effettivi e quale parte presenti uno scostamento straordinario rispetto ai parametri storici.

Un tetto che segue il mercato, invece di ignorarlo

Il meccanismo proposto viene definito Price Cap dinamico, o breathing ceiling: un tetto che si adegua all’evoluzione dei costi.

La formula prenderebbe in considerazione un paniere di indicatori internazionali, comprendente le quotazioni dei prodotti raffinati, il costo del greggio, il cambio valutario e i noli marittimi. A questi elementi si aggiungerebbero un parametro di riconoscimento dell’anomalia di raffinazione e un margine di sicurezza necessario a preservare gli approvvigionamenti.

Lo studio prevede l’utilizzo di più fonti indipendenti, con criteri ispirati ai principi IOSCO e con limiti alla dipendenza da un singolo fornitore di dati.

Il principio è semplice: se i costi internazionali scendono, il tetto deve scendere; se aumentano realmente, il tetto deve potersi adeguare.

Non un prezzo congelato artificialmente, quindi, ma una soglia massima calcolata attraverso una metodologia verificabile.

Le simulazioni: benzina a 2,10 euro e gasolio a 2,14 euro

L’esempio numerico illustrato nell’infografica mostra dunque come il meccanismo potrebbe produrre una riduzione dei prezzi senza ricorrere a un taglio generalizzato e permanente delle accise.

Il parametro utilizzato nella simulazione determina quanta parte dello scostamento della raffinazione venga riconosciuta nella formazione del prezzo massimo. La scelta del suo valore richiederebbe una decisione politica, supportata dalle verifiche tecniche.

È un punto essenziale: Faib e Fegica non stanno annunciando che benzina e gasolio debbano necessariamente essere venduti a quei valori. Stanno mostrando che un tetto può essere costruito matematicamente, sulla base di dati osservabili, anziché essere lasciato alla volontà commerciale delle singole compagnie.

La garanzia fondamentale: evitare che il tetto svuoti le pompe

L’esperienza delle ultime settimane ha insegnato che abbassare un prezzo senza garantire la disponibilità del prodotto può produrre conseguenze paradossali.

Per questo la proposta dedica particolare attenzione alla continuità degli approvvigionamenti e alla tutela delle importazioni.

Il progetto prevede un sistema progressivo di salvaguardia: rilevazione tempestiva di eventuali anomalie nelle scorte e nelle importazioni, monitoraggio accelerato con verifiche settimanali, confronto con gli operatori e possibilità di adeguare temporaneamente il margine di sicurezza.

In condizioni particolarmente critiche si valuta anche il possibile utilizzo delle scorte strategiche nazionali, nel rispetto delle condizioni previste per il loro impiego.

Qualora emergesse un rischio concreto per la continuità dell’offerta, il meccanismo potrebbe essere modificato o, come ultima soluzione, sospeso.

È una precauzione decisiva. Il tetto deve proteggere i consumatori senza trasformarsi in un incentivo alla riduzione dell’offerta o in una penalizzazione per chi importa e distribuisce carburanti.

Non un’eresia europea: i precedenti esistono

Lo studio esamina anche le esperienze di altri Paesi europei, a partire dal Belgio e dal Lussemburgo, dove esistono sistemi legali di determinazione dei prezzi massimi dei carburanti.

Vengono inoltre richiamate le esperienze e le iniziative della Repubblica Ceca e della Germania, come elementi di confronto per valutare la costruzione di un modello italiano.

La conclusione giuridica proposta dalle due organizzazioni è che un intervento straordinario possa essere strutturato nel rispetto del diritto europeo, purché sia giustificato, proporzionato, non discriminatorio e capace di adattarsi alle condizioni del mercato.

La compatibilità europea non è dunque considerata automatica: deve essere garantita nella formulazione della norma e soprattutto nel suo concreto funzionamento.

Dai gestori una proposta che guarda all’intera economia

Il significato politico dell’iniziativa va ben oltre la difesa degli interessi della categoria.

Per anni i gestori sono stati considerati quasi esclusivamente l’ultimo anello della distribuzione, chiamato ad applicare decisioni commerciali ed economiche assunte da altri, spesso senza alcuna possibilità di incidere sulle condizioni che determinano il prezzo finale.

Oggi Faib e Fegica propongono invece una soluzione che parte dalla conoscenza quotidiana della rete per affrontare un problema di interesse generale: il costo dei carburanti per famiglie, trasportatori, agricoltori, imprese e consumatori.

La proposta non pretende di eliminare gli effetti delle crisi internazionali, né di negare il ruolo del mercato. Chiede però che, quando si verificano condizioni straordinarie, lo Stato possa disporre di strumenti altrettanto straordinari, senza limitarsi a osservare l’andamento dei prezzi o a sollecitare interventi volontari delle compagnie.

E soprattutto ribadisce un principio che l’esperienza recente ha reso difficilmente contestabile: non si può tutelare il consumatore scaricando il costo dell’intervento su un’altra parte della filiera.

Il documento progettuale consegnato al confronto pubblico costituisce quindi una proposta tecnica e politica, non una misura già approvata. Per diventare operativo richiederebbe un intervento legislativo e la definizione dei relativi parametri attuativi.

La sfida, ora, passa alle istituzioni.

Perché la buona volontà delle compagnie ha certamente dimostrato che i prezzi possono scendere. Ma ha dimostrato anche che, senza regole comuni, il beneficio rischia di essere temporaneo, disomogeneo e accompagnato da nuove distorsioni.

Il vero risultato della conferenza stampa di oggi è dunque aver portato la discussione oltre gli slogan: non più soltanto chiedere che i carburanti costino meno, ma indicare come lo Stato potrebbe intervenire per renderlo possibile, senza compromettere il funzionamento del mercato.

E questa volta la proposta arriva proprio da chi, ogni giorno, quel mercato lo vive dalla parte giusta.

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