La protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori paralizza i rifornimenti nel Sud Italia. Scaffali vuoti, merci ferme e impianti senza carburante. Ma anche i gestori delle stazioni di servizio pagano il prezzo di questa crisi: costi di esercizio sempre più elevati, margini insufficienti e commissioni sui pagamenti elettronici che continuano a pesare sui bilanci.
La protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori contro il caro carburanti continua a mettere in difficoltà intere aree del Paese. In Calabria, Sicilia e Puglia, i presìdi dei mezzi pesanti stanno provocando pesanti ripercussioni sulla circolazione delle merci, sull’approvvigionamento dei supermercati e sulla distribuzione di benzina e gasolio.
Il prezzo del gasolio, secondo i dati riportati, è arrivato a sfiorare i 2,30 euro al litro, con un aumento che il Codacons stima vicino al 40% rispetto allo scorso anno. Un’impennata che incide direttamente sui costi del trasporto e, inevitabilmente, sull’intera filiera produttiva.
Le conseguenze sono ormai visibili. I distributori rimangono senza carburante, gli automobilisti si accalcano presso i pochi impianti ancora operativi, mentre nei supermercati cominciano a scarseggiare soprattutto i prodotti freschi. Frutta, verdura, latte e carne restano bloccati nei magazzini o sui mezzi di trasporto, con il rischio concreto che tonnellate di prodotti alimentari finiscano al macero.
Anche il trasporto pubblico locale lancia l’allarme. In Sicilia, le aziende del settore segnalano il rischio di non poter garantire regolarmente i collegamenti qualora non riprendano le consegne di carburante.
Il Governo tenta la strada della mediazione, con un incontro tra il ministro Matteo Salvini e le associazioni degli autotrasportatori previsto per martedì 20 ottobre. Ma la mobilitazione, almeno per il momento, non sembra destinata a fermarsi.
La solidarietà dei gestori: anche noi siamo vittime del caro carburanti
In questa situazione, i gestori delle stazioni di servizio esprimono piena solidarietà agli autotrasportatori e agli agricoltori, categorie che stanno denunciando una condizione economica sempre più difficile da sostenere.
Una sofferenza che i gestori conoscono molto bene, perché la vivono quotidianamente sulla propria pelle.
Il caro carburanti non rappresenta un guadagno per il gestore. Al contrario, spesso si traduce in maggiori difficoltà economiche, finanziarie e operative.
Il gestore non guadagna una percentuale sul prezzo esposto alla pompa, ma percepisce un margine contrattuale espresso in pochi centesimi per litro. Quando il prezzo del carburante aumenta, quel margine non cresce. Anzi..
A crescere sono invece i costi necessari per mantenere aperta una stazione di servizio: energia elettrica, personale, contributi, manutenzioni, assicurazioni, servizi e spese amministrative.
E, soprattutto, aumenta il capitale necessario per acquistare il carburante, con conseguenze pesanti sulla liquidità delle gestioni che operano acquistando il prodotto.
A tutto questo si aggiunge un problema troppo spesso dimenticato: il costo della moneta elettronica.
Con carburanti che sfiorano o superano i due euro al litro, ogni pieno comporta un importo maggiore e, quando le commissioni bancarie sono calcolate in percentuale sulla transazione, aumenta anche il costo sostenuto dal gestore.
Il paradosso è evidente: il prezzo alla pompa cresce, il cliente paga di più, la banca incassa commissioni maggiori, mentre il gestore continua a percepire sostanzialmente gli stessi centesimi per litro.
In determinate condizioni, una parte significativa del già modesto margine riconosciuto al gestore viene assorbita proprio dai costi necessari per incassare il pagamento.
Impianti senza carburante: il danno economico e quello d’immagine
Alla pressione dei costi si aggiunge ora quella provocata dalle mancate consegne.
Quando un impianto resta a secco, il gestore non può vendere, non può lavorare e non può garantire il servizio alla propria clientela. Ma le spese continuano a correre.
Il personale deve essere pagato, le utenze rimangono attive e gli impegni economici non si interrompono soltanto perché le cisterne sono vuote.
C’è poi un danno meno immediato, ma altrettanto importante: quello d’immagine.
È il gestore che deve spiegare agli automobilisti perché non può erogare carburante. È lui che deve affrontare proteste, lamentele e incomprensioni, pur non avendo alcuna responsabilità diretta per il mancato approvvigionamento.
Una situazione che dimostra quanto siano strettamente legate le difficoltà delle diverse categorie che operano nella filiera.
Una crisi che non si risolve mettendo i lavoratori gli uni contro gli altri
Autotrasportatori, agricoltori e gestori delle stazioni di servizio svolgono attività differenti, ma condividono una difficoltà sempre più evidente: sostenere costi crescenti senza poterli compensare con ricavi adeguati.
La protesta degli autotrasportatori provoca inevitabilmente disagi, anche gravi, per cittadini e imprese. Ma sarebbe un errore trasformare questa situazione in uno scontro tra categorie che stanno subendo, ciascuna nel proprio ambito, gli effetti della stessa crisi.
La solidarietà dei gestori non significa ignorare i danni causati dal blocco dei rifornimenti. Significa riconoscere che dietro ogni camion fermo, ogni azienda agricola in difficoltà e ogni distributore rimasto senza carburante ci sono lavoratori, famiglie e imprese che cercano semplicemente di continuare la propria attività.
Non si può pretendere che gli autotrasportatori continuino a viaggiare in perdita, che gli agricoltori producano senza coprire i costi e che i gestori tengano aperti gli impianti lavorando con margini sempre più erosi dalle spese.
Il confronto annunciato dal Governo dovrà quindi affrontare non soltanto l’emergenza immediata, ma anche le condizioni economiche che stanno mettendo in difficoltà interi settori produttivi.
Perché il problema non è soltanto quanto costa un litro di gasolio.
Il vero problema è quanto rimane in tasca a chi lavora, dopo aver pagato tutto ciò che serve per continuare a lavorare.
E su questo terreno, oggi più che mai, autotrasportatori, agricoltori e gestori hanno molte più ragioni per essere solidali che per essere divisi.

ZITTI ZITTI CHE ARRIVA BABBO NATALE!!
PER QUELL’IMPIANTI CHE VOGLIONO VENDERE SEMPRE A DISCAPITO DI ALTRI.
VERGOGNATEVI APPROFFITTATORI