Eni ed Enilive, utili da capogiro. Ma ai gestori restano i centesimi del 2021: il grande paradosso della rete carburanti

Utili in crescita e vendite sulla rete italiana in aumento dell’11%. Ma sui piazzali i conti raccontano un’altra storia: costi sempre più alti e margini ancora legati all’accordo del luglio 2021. Dietro questa distanza ci sono persone, famiglie e attività che fanno sempre più fatica a restare aperte.

La mattina, quando un gestore apre l’impianto, i risultati trimestrali della compagnia sono lontani. Ci sono gli erogatori da controllare, il piazzale da sistemare, i clienti che arrivano. Ci sono un dipendente da sostituire, una manutenzione da sollecitare, una consegna da aspettare. E ci sono i conti: quelli del carburante, delle bollette, degli stipendi e della banca.

La sera, quando si chiude, resta una domanda molto semplice: dopo aver pagato tutto, quanto è rimasto per il proprio lavoro?

È da questa domanda che bisognerebbe partire per leggere i risultati di Eni ed Enilive. Perché dietro le vendite della rete ci sono anche migliaia di persone che la tengono aperta ogni giorno. Persone che vedono crescere i numeri della compagnia e si chiedono quando arriverà il momento di migliorare anche i propri.

I dati riportati nei risultati del terzo trimestre 2026 descrivono un’azienda in forte crescita. Enilive registra un risultato operativo proforma adjusted di 410 milioni di euro nel trimestre, in aumento dell’80%, e di 843 milioni nei primi nove mesi, con una crescita dell’84%. Sulla rete italiana, le vendite trimestrali raggiungono 1,65 milioni di tonnellate: l’11% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Sono risultati importanti. E proprio per questo diventa difficile spiegare a un gestore perché la sua remunerazione debba restare ancora ancorata all’accordo del 7 luglio 2021.

Da allora sono passati più di cinque anni. Chi conduce una stazione di servizio sa bene quanto siano cambiati i costi in questo tempo. Lo vede nelle fatture, nelle buste paga, nelle spese di manutenzione, nelle assicurazioni e nelle commissioni bancarie. Non serve un’analisi complicata per accorgersene: basta confrontare quanto costava tenere aperto l’impianto allora e quanto costa oggi.

Il margine, invece, non ha seguito lo stesso passo.

Così, mese dopo mese, si restringe quello che rimane. Prima si rinvia una spesa. Poi si copre personalmente un turno in più. Si rinuncia a qualche giorno di riposo, si allungano le ore sul piazzale, si cerca di fare da soli quello che prima si riusciva ad affidare a un dipendente.

L’impianto continua a funzionare, il cliente trova il servizio, il marchio resta visibile. Ma una parte di quell’equilibrio viene tenuta in piedi dal lavoro aggiuntivo del gestore e della sua famiglia.

Quel sacrificio non può diventare la voce nascosta con cui si fanno quadrare i conti della rete.

Un’attività deve riuscire a pagare le proprie spese e a riconoscere un reddito a chi la conduce. Anche il tempo del titolare ha un valore. Anche le sue responsabilità, le ore trascorse al lavoro e il denaro anticipato per acquistare il prodotto devono trovare una remunerazione.

Arrivare a fine mese avendo pagato tutti, tranne sé stessi, non può essere considerato un risultato accettabile.

Le vendite sulla rete italiana crescono dell’11%. È una buona notizia, alla quale contribuisce anche il lavoro quotidiano delle gestioni: il rapporto con i clienti, la cura dell’impianto, la disponibilità a risolvere un problema, la presenza sul territorio.

Naturalmente, vendere di più può aiutare il gestore. Ma non basta a risolvere ogni difficoltà. Bisogna guardare quanto resta su ogni litro e quanto costa garantire quel servizio. Se le spese assorbono una quota sempre maggiore del margine, si può lavorare di più e ritrovarsi comunque con un reddito insufficiente.

È questa la fatica che spesso non si vede dall’esterno. L’automobilista guarda il prezzo esposto e può pensare che a un pieno più caro corrisponda un guadagno maggiore per chi gestisce l’impianto. Il gestore sa che non funziona così. Eppure è lui a ricevere le proteste, a spiegare gli aumenti, a rispondere delle scelte commerciali che il cliente associa a quel piazzale.

Nelle ultime settimane, anche le iniziative di contenimento dei prezzi hanno mostrato quanto sia delicata questa posizione. Chi aveva già acquistato carburante a un costo elevato si è trovato a fare i conti con il valore delle scorte e con le conseguenze economiche dell’adesione alle promozioni.

Per una piccola impresa, una perdita di qualche migliaio di euro pesa sulle scadenze immediate: gli stipendi, una fornitura, il saldo del conto. E pesa ancora di più quando il margine ordinario lascia già poco spazio.

Occorre essere chiari anche sui risultati della compagnia: gli utili di Enilive comprendono attività diverse dalla distribuzione stradale, a partire dalla bioraffinazione. Non sarebbe corretto attribuire tutto quel risultato al carburante venduto negli impianti.

Resta però una questione che quei numeri rendono ancora più urgente. Quale posto occupa la sostenibilità dei gestori nei programmi di crescita dell’azienda?

Chi investe nella rete dovrebbe preoccuparsi anche delle condizioni di chi la conduce. Una stazione di servizio vive di impianti e prodotti, ma anche di competenza, continuità e rapporti umani costruiti negli anni. Quando una gestione si indebolisce, quando un titolare si arrende o una famiglia decide che non vale più la pena continuare, quella rete perde qualcosa.

Per questo il rinnovo economico atteso dal 2021 deve partire dalla vita reale delle imprese di gestione. Dai costi documentati, dalle ore necessarie per garantire il servizio, dal peso delle operazioni bancarie e dalla necessità di riconoscere un reddito dignitoso al titolare.

Chi si siede al tavolo dovrebbe tenere presente una scena comune: un gestore che, a fine giornata, rifà i conti e cerca di capire quale pagamento può affrontare subito e quale deve rinviare. Dopo aver lavorato, vorrebbe poter tornare a casa con la tranquillità di avere guadagnato qualcosa per sé e per la propria famiglia.

Non è una richiesta eccessiva. È ciò che dà senso a tutta quella fatica.

I risultati di Enilive dimostrano una forte capacità di generare valore. Adesso serve una risposta concreta anche per chi contribuisce ogni giorno a mantenere attiva la sua rete commerciale.

Dopo più di cinque anni, ai gestori serve un accordo che permetta di guardare al mese successivo senza chiedersi quanto altro lavoro gratuito sarà necessario per restare aperti.

Fonte dei dati economici: Eni – Risultati del terzo trimestre e dei nove mesi 2026.

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Tony
Tony
5 minuti fa

Sto’leggendo che ENI manterrà il prezzo scontato fino a dicembre?🤣🤣🤣🤣