Non si da’ pace il Gestore della Stazione di servizio esplosa ieri sulla Salariana

Il video dell'esplosione riprese dal telefonino

“Avevo chiuso da poco il distributore per la pausa pranzo, la mia casa è lì vicino, non erano ancora passate le due. Stavo mangiando un piatto di pasta quando ho sentito citofonare. Era l’autista della cisterna del Gpl venuto a scaricare. Gridava disperato: presto, scappate via, correte, il mio camion dietro ha preso fuoco, escono fiamme dal tubo…”.

Steve Pettirossi, il benzinaio dell’Ip di Borgo Quinzio, frazione di Fara in Sabina, sulla Salaria Nuova, fissa sconvolto il suo mondo andato in cenere, ieri pomeriggio, al confine tra Roma e Rieti. «Cinquantamila litri di gas non li ferma più nessuno…», continua il benzinaio, sotto choc. Pettirossi accenna al tubo usato dall’autista per travasare il Gpl.

L’incendio ha fatto esplodere il «fondello», cioè il grande tappo che chiude la cisterna, a cui il tubo era collegato. E il calore, all’interno, ha fatto alzare la temperatura a tal punto che tutto il liquido si è trasformato in gas e dopo circa mezz’ora «l’enorme serbatoio si è staccato dalla motrice ed è partito come un siluro», spiega Luca Cari, il responsabile della comunicazione dei vigili.

Gli addetti ai lavori la chiamano ‘flashfire’, come la spinta propulsiva che fa decollareirazzi. Il comandante nazionale dei vigili del fuoco, Fabio Dattilo, dice che «sono casi molto rari» e di solito, quando si verificano, c’è dietro «l’errore umano». Ma per ora è solo un’ipotesi.

Così, la ‘bomba’ di fuoco ha investito chi c’era e poi è volata oltre la Nuova Salaria, ha «arato» un campo di ulivi, bruciando e distruggendo gli alberi, ha investito macchine e passanti ed è atterrata infine 70 metri più su, a pochi passi da un pugno di case, illese per miracolo, sulla Vecchia Salaria che corre parallela. Il bilancio finale della combina zione di violenza meccanica e combustione del Gpl è gravissimo: due morti, un vigile del fuoco, Stefano Colasanti, scaraventato in mezzo alla strada dall’esplosione e un automobilista, trovato carbonizzato nella sua vettura, che non è ancora stato identificato. 18 feriti, di cui 3 in codice rosso.

Il procuratore capo di Rieti, Lina Cusano Piro, ha già aperto un fascicolo contro ignoti. Quando il benzinaio e l’autista della cisterna hanno chiamato i soccorsi, subito sono sopraggiunti due mezzi dei vigili del fuoco dalle caserme di Montelibretti e Poggio Mirteto. Nel frattempo era arrivato anche Stefano Colasanti,50 anni, pompiere di stanza a Rieti, fratello di Claudio, l’autista del questore reatino, Antonio Mannoni, che così ha scoperto la tragedia, accompagnando proprio lì sul posto il suo superiore.

Stefano Colasanti stava andando a portare a Monterotondo un’autobotte da far revisionare. Ha visto le fiamme ed è sceso anche lui a dare una mano. È in quel momento, le 14.20 circa, che c’è stata l’esplosione, con un boato enorme. Altri sette pompieri, tre operatori del 118 e otto tra automobilisti di passaggio e abitanti del luogo, che si erano fermati a guardare dalla Vecchia Salaria le fiamme e la colonna di fumo nero, sono stati investiti dal muro di fuoco. «Il cielo era rosso, sentivamo il calore alle nostre spalle mentre fuggivamo, una scena da film», racconta una donna ancora terrorizzata.

Il benzinaio Pettirossi, però, non si dà pace: ‘Poco dopo l’allarme, c’erano già vigili del fuoco e carabinieri, io non so perché non hanno subito evacuato la zona, chiuso le strade, impedito alla gente di restare a guardare. La grande esplosione c’è stata dopo quasi mezz’ora, forse qualcuno in più si poteva salvare…’.



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