Torino, la fattura elettronica manda in tilt i benzinai

Sistemi informatici bloccati, automobilisti inesperti e lentezze nella compilazione fanno scattare la rabbia dei distributori. Che minacciano di scendere in piazza

Attenzione a far scaldare i benzinai. La scintilla che minaccia di farli deflagrare e scendere in piazza è la fattura elettronica. Se infatti ieri il debutto è stato senza intoppi per quei pochi che l’hanno utilizzata tra dettaglianti, privati e artigiani, lo stesso non si può dire dei gestori delle pompe di carburante.

Il sistema di interscambio in capo all’Agenzia delle Entrate si è bloccato parecchie volte ieri mattina, mandando su tutte le furie i titolari dei distributori e anche qualche automobilista. Non bastasse, l’inesperienza di chi la richiedeva, i tempi e i costi hanno fatto traboccare il vaso della pazienza. «Sto chiedendo incontri a Roma, porterò la gente in piazza», minaccia Gianni Nettis, numero uno della Faib di Torino e Piemonte e vicepresidente nazionale. La sua Federazione autonoma, legata alla Confesercenti, tra la Mole e provincia raggruppa 350 impianti. «In Piemonte la distribuzione del carburante è pronta a fare in sciopero, se il governo non si impegna ad azzerare i costi bancari».

Fortunato l’automobilista che ieri ha pagato il pieno da privato cittadino. A chiedere la fattura, anzi la e-fattura, erano solo dolori. «Ci vuole una persona fissa per stare dietro solo alla sua compilazione». Ad ammetterlo è Mario Gaeta, che gestisce una pompa di benzina in via Cossa. Ma il suo pensiero è anche quello di altri suoi colleghi: «Serve uno che digiti tutti i dati di chi la richiede, c’è anche chi è arrivato con il Qr code stampato e mi ha chiesto se avevo un lettore ottico, ma io non ce l’ho mica. E ho pure speso 650 euro per il sistema Fortech per emetterla. Ci ho messo un bel po’ a scrivere la prima stamattina (ieri, ndr)». Tanti sono ancora all’oscuro di tutto. C’è chi ha infilato 50 euro nel macchinario per il self service e poi ha chiesto la ricevuta. «Non funziona più così e ci siamo messi a spiegarglielo, ovviamente chi era in coda si è spazientito ed è andato via. Non si può lavorare in questo modo», sbotta Angelo La Mattina, titolare di un distributore a Rivoli. Qualche automobilista con partita Iva si è scaricato delle applicazioni apposite fornite dalle compagnie petrolifere e che sostituiscono la carta prepagata: «Ma si potrà essere costretti a circolare con 5 app diverse per fare benzina?».

Nettis è il più arrabbiato di tutti. Ieri, racconta, solo per fare quattro fatture da 20 euro, con il sistema informatico che si collegava sì e no, ci ha messo una mattina intera. «E quando dovrò farne 50 al giorno? Come farò? Devo avere un dipendente che genera fatture mentre io erogo, non è possibile. E va bene che ho 5 giorni di tempo per compilarle e spedirle, ma questo vuol dire sbrigare queste pratiche a casa e se mi sbaglio poi sono affari miei». La partenza verso la fattura digitale è stata a singhiozzo pure per Nicola Di Trani dell’impianto tra corso Matteotti e corso Re Umberto: «Oggi ho registrato molte difficoltà, qua vengono tanti professionisti del centro , ci sarà da impazzire a farne 100 al giorno». Una soluzione però ci sarebbe, secondo il numero uno della Faib: azzerare i costi bancari per il pieno fino a 100 euro come sosteneva Mario Monti da premier. L’alternativa, altrimenti, è la piazza: una nuova manifestazione dopo gli Ncc e i pensionati contro l’esecutivo che in manovra ha ratificato questa misura voluta dal governo Gentiloni. «Io posso anche fare del lavoro in più per ridurre l’evasione fiscale, ma allora mi abbassino i costi bancari».

Fonte: Corriere della sera Torino

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