Maxi frode fiscale a Frosinone. Oltre 12 milioni di iva evasa

Maxi frode fiscale con il carburante importato dall’Est europeo, arrestati due fratelli del Cassinate da decenni operanti nel settore: M.P. di 52 anni e M.D.C.M. di 61 anni. L’operazione è stata portata a termine dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone e del Gruppo di Cassino. I reati contestati vanno dall’omessa dichiarazione all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento e distruzione di scritture contabili.

L’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore di Cassino Alfredo Mattei e condotta dai Finanzieri della Città Martire. L’indagine è scaturita da un’attività di polizia economico finanziaria nei confronti di una società che gestiva un’area di servizio sita nel cassinate, formalmente amministrata da un pregiudicato salernitano – gravato da plurimi precedenti penali, quali associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata ai reati di usura, estorsione e porto abusivo di armi – ma di fatto gestita in prima persona dai due arrestati.

Gli accertamenti tributari hanno consentito di quantificare un ingentissimo danno arrecato all’Erario, derivante dalla mancata dichiarazione di ricavi per oltre 55 milioni di euro, da imposte evase per oltre 30 milioni di euro, di cui IVA evasa per oltre 12 milioni, nonché dall’emissione e dall’utilizzo di fatture relative ad operazioni inesistenti per oltre 65 milioni di euro.

Il sistema funzionava con il classico sistema di una società “cartiera” tra i fornitori esteri ed i reali destinatari nazionali del prodotto petrolifero. Il carburante importato venivano “nazionalizzato” solo sulla carta, ma non veniva versata l’IVA ad esso correlata, sfruttando il regime di sospensione d’imposta di cui godeva un’importante deposito fiscale situato nella provincia di Gorizia.

I due imprenditori arrestati , residenti nel cassinate, sono già stati colpiti, nell’ambito dello stesso procedimento penale, da un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca del profitto dei reati commessi, per un importo pari ad oltre 12 milioni di euro. Gli stessi, soci “occulti” dell’attività imprenditoriale, sono stati segnalati all’Agenzia delle Entrate per la tassazione dei proventi illeciti.

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