Carburanti, auto e transizione: l’opinione di Di Vincenzo (Fegica)

Staffetta Quotidiana – Riproduciamo l’intervento del presidente della Fegica Roberto Di Vincenzo dal titolo “Tanto pe’ parla’ (ma senza fa’ gnente, manco li danni)”, pubblicato nel numero di Controdistribuzione diffuso ieri
È irritante vedere la sicumera con la quale tutti si mostrano in tema di “transizione ecologica”. Tutti in prima fila mostrando sorrisi a trentadue denti. Tutti pronti a dire che i cittadini del nostro Paese (ma anche dell’Europa) devono accettare sacrifici per salvare il Pianeta. Tutti a dire che la mobilità con motori a combustione interna, non va più bene. Tutti a dire che ci vuole altro. Sempre altro.

Ma, intanto, tutti con il “cappello in mano” a chiedere finanziamenti perché “il mio prodotto è più verde del tuo”! Veramente ridicolo.

La sorpresa si manifesta quando dalla semplice recitazione della “preghierina” imparata a memoria, si chiede a questi “illuminati teorici” di passare ad illustrare i contenuti dei progetti, lo scenario e, soprattutto, le ricadute sociali che questi ecologisti alla amatriciana sono assaliti dalla smemoratezza.

Forse perché se ne stanno comodi ed al calduccio, coccolati nei palcoscenici (televisivi) dai quali pontificano cosa è giusto e cosa è sbagliato e non si rendono conto che la loro “rivoluzione” da operetta, metterà sulla strada centinaia di migliaia di onesti lavoratori che sono stati ingannati dalla favoletta (oggi definita, in modo più salottiero, story telling) del Mago buono e della Fata cattiva. Narrazione che è riuscita a persuadere anche i più ritrosi che fosse giusto votare chi si nascondeva dietro lo slogan: “portiamo incompetenti che non hanno storia e cultura politica, alla guida del Paese”. W la decrescita felice!

Come se decidessimo di farci fare un “grande intervento” da un apprendista barbiere anziché da un esperto chirurgo visto che, ambedue, hanno dimestichezza con oggetti molto taglienti.

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere perché più provi a scavare sotto le “paillettes” e più ti rendi conto del grande imbroglio che si sta perpetrando ai danni di quanti non hanno piena consapevolezza di come, effettivamente stiano le cose.

Tanto per fare un esempio, proprio in questi giorni tutti stanno gridando allo scandalo per le lettere di licenziamento che sono arrivate ai lavoratori di due aziende che fanno componentistica per l’automobile: ma o “ciuchini del mangiafuoco di Pinocchio” non sapevate che se annunciate l’impossibilità, dal 2035 di produrre veicoli alimentati con motori a combustione interna, in questo settore si smette di investire? E, non vi rendete conto che un automobilista medio, nell’incertezza, non sostituisce la vettura?

Come si può ingannare impunemente le persone garantendo in pubblicità che la “propria” fornitura di energia elettrica è di provenienza di sole fonti rinnovabili, contando sul fatto che moltissimi nemmeno provano a guardare la bolletta elettrica (da cui ci si può già rendere conto che la realtà è un’altra), né sanno che la rete è unica e senza possibilità di separare e distinguere la fonte di energia utilizzata per produrre elettricità, oltre ad essere vecchia e malandata, tanto da garantire a fatica, già oggi, la continuità di erogazione in tutto il Paese?

E, peggio, come si può nascondere impunemente che l’Europa contribuisce all’inquinamento complessivo del pianeta per meno del 9% e, dunque, qualsiasi politica ambientale dovesse applicare da sola sarebbe una goccia nel mare?

Ma, allora, quale buona fede ci può essere in coloro che omettono di avvertire che qualsiasi transizione ambientale passa obbligatoriamente per la necessità di convincere a “virare” alla mobilità elettrica enormi Paesi come Cina, India e Pakistan che non hanno ancora neanche una rete elettrica capace di assorbire i loro pur minimi consumi, se confrontati alla loro potenzialità?

E quale livello di disonestà, almeno intellettuale, si deve possedere per pretendere che un intero continente come l’Africa, o qualunque altra comunità “povera”, possa rinunciare di punto in bianco a “bruciare” non solo il “fossile” ma anche il molto che può trovare a più basso costo per sopravvivere e, se possibile, svilupparsi? Sono interrogativi che la Fegica prova a porre da almeno tre anni.

Da poco alcuni timidi segnali sembrano concretizzarsi con interventi di esperti più competenti e meno ideologizzati, che si contrappongono, tra l’altro, a quella politica con la p minuscola che non riesce a cogliere la complessità delle questioni e, infastidita, tira dritto.

Finalmente sembra quindi aprirsi il “dibattito” anche grazie alle perplesse riflessioni sull’accelerazione imposta dal “green deal” ai processi di trasformazione, espresse, a conclusione del recente G20, dall’a.d. di Eni Descalzi e dallo stesso Ministro Cingolani.

C’è da sperare che sia almeno ancora possibile contenere i danni straordinari che il variegato e interessato partito degli “elettricisti” si sta impegnando a far ricadere sull’intera comunità.

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana 

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pippo
pippo
1 mese fa

Ottimo intervento ,bravo Di Vincenzo

Alex
Alex
1 mese fa

Essere capaci di esprimere una visione diversa da quella che la massa vuole cavalcare è un dono che pochi possono permettersi. Complimenti Roberto giusta osservazione.
Quando hanno estorto il denaro sulle bollette dei cittadini x favorire il green non hanno pensato come dovevano pagare il green una volta che non ci sono più posti di lavoro ??
Le varie associazioni paladini della difesa del popolo dove erano ??
Un automobile tradizionale è costruita con circa 1576 COMPONENTI una elettrica con circa 780, gli operai che non servono più cosa facciamo gli diamo il reddito di cittadinanza ??