Nelle ultime settimane il tema del flash point del gasolio è tornato al centro del dibattito, agitato da una raffica di controlli, denunce e preoccupazioni crescenti tra i gestori. A dare voce alle istanze del settore – finalmente – ci pensa ora anche la politica: i deputati di Forza Italia Luca Squeri e Raffaele Nevi hanno presentato un’interpellanza alla Camera, indirizzata a MEF, MIMIT e MASE, chiedendo un intervento chiaro e razionale sui meccanismi di controllo della qualità dei carburanti.
Nel documento, i due parlamentari mettono nero su bianco un paradosso noto a tanti gestori: “L’abbassamento del punto di infiammabilità del diesel non presuppone necessariamente comportamenti fraudolenti.” Anzi, spesso è frutto di contaminazioni accidentali, ad esempio tra gasolio e benzina. Nulla a che vedere con sofisticazioni volontarie o manovre dolose.
Peccato che la normativa vigente – e, peggio, l’applicazione automatica di sanzioni – non faccia differenze, colpendo indistintamente piccoli operatori, vittime di errori di filiera, come se fossero trafficanti seriali. Risultato? Denunce per “frode in commercio”, sequestri e danni d’immagine irreparabili. Tutto per uno scarto tecnico di pochi gradi centigradi.
La richiesta: regole più equilibrate
Squeri e Nevi chiedono alle istituzioni competenti di rivedere le procedure, introducendo:
criteri più equilibrati per valutare modeste non conformità sul punto di infiammabilità;
meccanismi di rimessa a norma, evitando che piccole anomalie si trasformino in drammatici procedimenti penali;
una corretta imputazione delle responsabilità, distinguendo tra errori accidentali e vere frodi.
Viene inoltre sottolineato che le organizzazioni dei gestori da tempo segnalano il problema, ricordando che i gestori non dispongono di strumenti per analizzare i carburanti ricevuti, né possono intervenire su miscele già caricate nei serbatoi. Alcune associazioni hanno anche proposto la sigillatura dei bocchettoni per garantire la tracciabilità delle consegne e tutelare gli stessi gestori da eventuali frodi commesse a monte della filiera.
L’interpellanza ricorda che, in passato, l’Amministrazione doganale aveva gestito casi simili con il buonsenso della prassi amministrativa, consentendo la rimessa a norma delle miscele. Oggi invece, nella corsa alla repressione, si parte subito con la presunzione di dolo. Ma la realtà, spesso, dice altro: molte delle denunce finiscono archiviate o si concludono con l’assoluzione, proprio perché manca la prova della volontà di truffa.
Il tema del flash point non è solo tecnico: è simbolico. Racconta un clima in cui l’anello più debole della filiera – il gestore – paga per tutti, in silenzio. E dove la mancanza di buonsenso rischia di alimentare un clima di diffidenza, paura e abbandono.
L’interpellanza di Forza Italia può rappresentare un primo passo verso una gestione più equilibrata dei controlli. Perché – come giustamente sottolineano Squeri e Nevi – “la sicurezza e la legalità devono restare priorità, ma in un quadro equo e non penalizzante per chi lavora onestamente.”
