Blocco auto diesel Euro 5: dal 1° ottobre milioni di italiani a piedi?

C’è una data che incombe come una scure per milioni di automobilisti del Nord Italia: 1° ottobre 2025. Da quel giorno, oltre un milione di auto diesel Euro 5 rischiano il blocco della circolazione, soprattutto nei comuni con più di 30mila abitanti del bacino padano. Il conto alla rovescia è partito, ma le polemiche non si placano.

Il provvedimento, figlio di una strategia per migliorare la qualità dell’aria, spaventa cittadini, lavoratori, piccoli imprenditori e chiunque, ogni giorno, dipenda dal proprio veicolo per lavorare e vivere. Il vicepremier Matteo Salvini non ha perso tempo: definisce il blocco una misura “ideologica e punitiva” che “non salva l’ambiente ma uccide il portafoglio degli italiani”. E la Lega si prepara all’ennesima battaglia a colpi di dichiarazioni e pressioni su Regioni e governo.

Nel frattempo, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha declinato ogni intervento diretto: “La competenza è delle Regioni”. Insomma, ognuno per sé.

Il tema è noto: nel 2023, il Consiglio dei ministri aveva rinviato il blocco voluto dal Piemonte, imponendo una revisione dei Piani per la qualità dell’aria alle Regioni del bacino padano – Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. Ma il rinvio non era una cancellazione: era solo una tregua. E ora la tregua è agli sgoccioli.

Le Regioni si stanno muovendo. Il Piemonte ha confermato il blocco, la Lombardia adotterà un percorso a tappe. Veneto ed Emilia-Romagna seguono a ruota. Il risultato? Chi guida un diesel Euro 5 sarà presto fuori dai giochi.

E attenzione: non si tratta di vecchie carrette. Sono veicoli immatricolati dopo il 2011, quindi nemmeno così datati. Secondo Anfia, in Italia circolano ancora oltre 3,7 milioni di auto diesel Euro 5, circa un decimo del parco circolante. Gente che ha investito, spesso a rate, per acquistare un’auto che oggi è destinata a diventare un “ferro vecchio per decreto”.

Da più parti si alza il grido: “non si può colpire solo chi non ha alternative”. Le associazioni di categoria e i sindacati del trasporto sono d’accordo: la transizione ecologica non può trasformarsi in un privilegio per pochi. Non tutti possono cambiare auto, men che meno passare all’elettrico. E non tutti hanno accesso a un trasporto pubblico efficiente.

La Lega, intanto, alza la voce: “Stiamo facendo tutto il possibile per scongiurare il blocco – fanno sapere dal partito – sia a livello regionale che nazionale”. La Regione Lombardia, in particolare, chiede un nuovo confronto con Bruxelles, denunciando che nessun altro Paese europeo ha adottato misure così rigide. Solo in Lombardia sarebbero oltre 500.000 i veicoli coinvolti.

Il messaggio politico è chiaro: l’ambiente è un tema serio, ma non si può affrontare a colpi di divieti generalizzati. La Lega lo dice chiaramente: “Serve buon senso, non imposizioni.” Dietro il blocco, si intravede anche una dinamica di mercato che rischia di favorire solo i produttori di elettrico, spesso esteri, a scapito dei cittadini italiani.

Se nulla cambierà, dal 1° ottobre 2025 milioni di italiani potrebbero essere lasciati a piedi. Una scelta politica che rischia di tradursi in un boomerang sociale, economico e persino ambientale. Perché la sostenibilità non può passare sopra le persone, ma deve camminare con loro.

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