C’è una linea che si sta consolidando con sorprendente chiarezza nel dibattito sul DL carburanti. Una linea che unisce soggetti diversi – Antitrust, compagnie petrolifere e parte della rappresentanza di settore – e che converge su un punto preciso: evitare che venga fatta piena luce sulla formazione dei prezzi a monte della filiera.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha indicato senza ambiguità che la pubblicazione dei prezzi consigliati potrebbe favorire fenomeni collusivi, sostenendo che un’eccessiva trasparenza tra operatori è “potenzialmente idonea a facilitare dinamiche collusive” . Una posizione che trova una perfetta sponda nelle compagnie petrolifere, le quali ritengono che la diffusione di tali dati possa ridurre l’incertezza competitiva e favorire allineamenti di prezzo . A rafforzare questo impianto, a differenza della posizione delle associazioni dei gestori di Faib e Fegica, si aggiunge anche la posizione di FIGISC, secondo cui il prezzo consigliato non avrebbe alcuna utilità per il consumatore e rischierebbe anzi di generare confusione .
Il risultato è una convergenza almeno “strana”tra attori che avrebbero ruoli (e interessi) molto diversi tra loro e che concordano stranamente nel NON rendere trasparente ciò che accade prima della commercializzazione di un litro di carburante.
Si achiaro, la trasparenza, nel settore carburanti, esiste già. Ma è una trasparenza a senso unico. I prezzi praticati dai gestori sono pubblici, aggiornati quotidianamente, monitorati e accessibili a chiunque attraverso il portale ministeriale. Ogni variazione viene tracciata, ogni errore può essere sanzionato. Il livello di esposizione della rete è totale.
Quello che non è trasparente è il passaggio decisivo: chi quei prezzi li determina.
Il decreto, nel suo impianto originario, provava a colmare questo vuoto, introducendo un principio semplice ma rivoluzionario per il settore: rendere visibile anche il livello a monte. Ed è esattamente su questo punto che si è creata la resistenza più compatta.
Perché la trasparenza, quando riguarda i gestori, è sempre un valore. Quando invece rischia di chiarire responsabilità e ruoli reali nella formazione dei prezzi, diventa improvvisamente un problema concorrenziale.
Ma il nodo non si ferma qui.
Sul piano dei controlli, la narrazione ufficiale parla di presidio lungo l’intera filiera. Nella realtà, i numeri raccontano una storia diversa. L’attività della Guardia di Finanza si concentra quasi esclusivamente sulla fase finale: esposizione dei prezzi, comunicazioni al portale, correttezza formale delle informazioni al consumatore . Migliaia di controlli, migliaia di violazioni, tutte – o quasi frutto di una norma a dir poco capziosa – riferite alla rete di distribuzione. Nel 2025 oltre quattromila interventi, nel 2026 già migliaia di verifiche, con la quasi totalità delle contestazioni legate a obblighi formali dei gestori .
Eppure è evidente che la formazione del prezzo non nasce negli impianti.
Non si vedono, con la stessa intensità per dirla con un eufemismo perchè ci sono stati zero controlli sulla parte alta della filiera: compagnie, depositi, logistica, approvvigionamento. Proprio quei livelli dove si definiscono condizioni economiche, margini e strategie commerciali.
Il risultato è un sistema sbilanciato, dove la trasparenza è imposta a chi sta a valle, mentre chi sta a monte resta in una zona grigia. Dove i controlli si concentrano su chi applica il prezzo, ma non su chi lo determina. Dove la pressione pubblica e mediatica finisce per scaricarsi sempre sugli stessi soggetti.
È qui che la questione diventa anche politica.
Perché non si tratta più solo di regole tecniche o di equilibri di mercato, ma di scegliere da che parte stare: se costruire una filiera realmente trasparente e controllata in ogni suo passaggio, assieme – tra l’altro – alla riforma strutturale del settore, oppure continuare a mantenere un sistema in cui la responsabilità si ferma (e si scarica) sull’ultimo anello della catena, il Gestore.
Finché la trasparenza resterà selettiva e i controlli saranno a senso unico, il rischio è quello di perpetuare un modello in cui chi è più esposto è anche il più debole.
E in cui le vere dinamiche del prezzo continuano a restare, semplicemente, fuori campo e duori controllo.
Faib-Fegica vs VI Commissione Senato – 31.3.2026 + allegato
Documento_Figisc_Confcommercio
