Faib, dinamica prezzi rende transizione difficile

Faib, l’associazione dei gestori carburanti, e Confesercenti Energia e Ambiente hanno presentato, nell’ambito della 16esima edizione del salone Oil&NonOil, in corso a Verona uno studio che indaga le ragioni dell’aumento dei prezzi dei carburanti, per delineare poi le prospettive dei veicoli elettrici, prima di concludere con l’illustrazione del sistema energetico italiano, e delle misure per la transizione ecologica previste dal Governo Italiano.

La crisi economica dovuta alla pandemia da Covid-19, e l’aumento dei prezzi dell’energia, da una parte, nonché le incertezze derivanti dalla crisi sanitaria e dalle modalità della transizione ecologica, dall’altra, stanno mettendo in grave difficoltà gli operatori dell’energia e dei trasporti, ed un segnale in tal senso è l’uscita dal mercato di circa 2.000 impianti di distribuzione di carburanti nel 2021, che rappresenta un calo di circa il 10 per cento, in una rete che rimane comunque sovrastruttura, con un costo annuo in termini di inefficienza, stimato in 200 mln di euro all’anno. Secondo lo studio, l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe proseguire nel lungo termine, per effetto dell’aumento della popolazione dai 7 miliardi attuali a 9,5 nel 2045. Si stima infatti che la domanda di petrolio passerà dagli attuali 82,5 mboe/d (milioni di barili di petrolio equivalenti al giorno) a 99 nel 2045, così come crescerà quella del gas, dagli attuali 64,2 mboe/d a 85,7, mentre il carbone registrerà una flessione passando da 72,9 mboe/d a 61,3.

Parallelamente, secondo fonti Opec si attende che nel corso dei prossimi 25 anni ci sarà una forte crescita del ricorso alle fonti rinnovabili (da 6,8 mboe/d a 36,6), alle biomasse (da 27,2 a 37), all’idroelettrico (da 7,5 a 10,5), e perfino al nucleare (da 14,3 a 22). Nel breve termine, la crescita dei prezzi si spiega per l’aumentata domanda dovuta alla ripresa economica mondiale (+5,6 per cento del Pil a livello mondiale nel 2021 e +4,2 per cento nel 2022), e per la difficoltà dei produttori di petrolio e di gas di riprendere i ritmi di produzione, dopo il calo registrato nel 2020 del 15 per cento, a cui si aggiunge la difficoltà della logistica a recuperare l’operatività precedente. (segue) (Com) © Agenzia Nova – Riproduzione riservata

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pippo
pippo
1 mese fa

Faib è ancora un sindacato gestori ? No, perché non vedo scritto nulla sulle problematiche dei gestori ,farse sono tutte finite e non l abbiamo visto ,forse è anche per questo che si sta occupando di altro ,

Sandro
Sandro
Rispondi a  pippo
1 mese fa

Forse Faib nel mondo confesercenti ha interessi diversi da quelli dei gestori

Alex
Alex
1 mese fa

La nostra lenta agonia è iniziata il 12 Luglio del 2007 quando l’autorità garante della concorrenza nel provvedimento nr.17041 ,
accusava le compagnie di fare cartello e al posto di sanzionare le compagnie hanno accettato un finto progetto di concorrenza dove le compagnie hanno ottenuto la libertà di programmare la schiavizzazione del gestore in nome della concorrenza.
Una concorrenza basata su un soggetto che non ha potere decisionale ma è solo un prestatore di manodopera a basso costo.
Lo schifo più grande lo ha fatto il garante della concorrenza quando ha accettato un programma tanto squallido e meschino in nome della concorrenza.
Ora dopo 14 anni mi chiedo se si sono fermati almeno una volta x guardare indietro il risultato, sempre se di risultato si può parlare.
Il gestore lo hanno massacrato, distrutto e schiavizzato.
Il cliente lo hanno derubato x sperperare il denaro in nome degli investitori ed ingrassare quei colletti bianchi che Checco Zalone ha descritto abbondantemente nel film ” Quovado”
Grazie a tutti x l’impegno.

mario
mario(@orsisat)
Rispondi a  Alex
1 mese fa

la colpa è stata nostra che non abbiamo saputo rispondere uniti come negli anni 80