Fegica, la determina dei monopoli del 24.10 esonera i tabaccai dall’obbligo di accettare carte di credito e bancomat . La risposta (sbagliata) di Minenna.

Il costo della monetica è un tipico “onere di sistema”. In questo modo l’intero settore dovrebbe finalmente considerarlo. A chi giova il solito ordine sparso?

Come un fiume carsico, ciclicamente ritorna all’attenzione generale la questione legata all’uso della moneta elettronica.
Il limite di utilizzo del contante viene esteso o contratto come una fisarmonica, così come l’obbligo delle diverse categorie di commercianti ad accettare carte e bancomat.

Tuttavia rimane sempre solo sullo sfondo -dell’attenzione generale, s’intende- una questione strutturale e determinante perché possa essere dato adeguato seguito agli indirizzi di politica generale che intendono ridurre fortemente la circolazione del contante: gli oneri di sistema che vengono imposti sulle transazioni con monetica, in una condizione sostanziale di oligopolio ed in assenza di un vero mercato.

Come accade anche per altre questioni decisive -la cosiddetta transizione ecologica ne è un emblema- l’impressione è che al decisore politico piaccia molto annunciare la direzione “giusta”, per quanto opinabile, ma poi faccia una gran fatica ad assumere responsabilità e a dotarsi di strumenti necessari per poterla intraprendere.

Ciò, se si eccettuano decisioni estemporanee e particolari, che immancabilmente scaricano, in un modo o nell’altro, sulla collettività l’inefficienza del sistema.

E’ il caso, in tutta evidenza, di quanto è accaduto negli ultimi giorni con la pubblicazione della Determina dell’Agenzia dei Monopoli del 24 ottobre, con la quale il Direttore Minenna -dopo averlo con enfasi preannunciato alla convention dei tabaccai- esonera la vendita dei tabacchi e dei valori bollati dall’obbligo di accettazione della moneta elettronica.

La Determina n. 484555/RU, visto il parere del Mise e dell’Agenzia delle Entrate, viene motivata ampiamente:
CONSIDERATO che il rivenditore percepisce un aggio nella misura del dieci per cento del prezzo di vendita al pubblico;
CONSIDERATO che l’aggio percepito dal rivenditore verrebbe parzialmente eroso dalle commissioni bancarie;
CONSIDERATO che risultano adeguatamente presidiate le esigenze di tutela dei diritti erariali, essendo il pagamento dell’accisa assolta a monte dal depositario all’atto dell’immissione in consumo.

Tutte considerazioni, qui citate in estrema sintesi, certamente non nuove e ampiamente risapute, ma inopinatamente sfuggite al Legislatore, almeno fintantoché una categoria organizzata come quella dei tabaccai non ha trovato la “strada giusta” per essere ascoltata.

D’altra parte, sono tutte considerazioni che non possono non suonare familiari in tutti quei settori aventi ad oggetto la “vendita di generi soggetti ad aggio o ricavo fisso” (tabacchi, giornali, carburanti), per dirla con il linguaggio delle Entrate.

La questione posta nell’occasione dai tabaccai è assolutamente reale e sentita, a maggior ragione, dai benzinai che hanno un ricavo fisso ben al di sotto il 2% (meno di un quinto dei tabaccai), del prezzo al pubblico del prodotto, anche tenuto conto del peso incommensurabile dell’accisa gravante sui carburanti, pur sempre assolta a monte come per i tabacchi.
E tuttavia, la “risposta di Minenna”, pure per certi versi comprensibile visto che qui si gioca in casa (i tabaccai sono pur sempre la “rete di vendita” dei Monopoli), non sembra convincente nel metodo e meno che mai risolutiva nel merito.

Premesso che risulta assai difficile persuadersi della bontà dell’assunto per il quale si nega a tutti i cittadini il diritto di utilizzare come meglio credono il proprio denaro, a causa, di fatto, dall’incapacità dell’Amministrazione di fare rispettare le regole fiscali a quelli che le violano, non appare neanche ragionevole scaricare il problema sui cittadini, negando loro la possibilità di utilizzare i propri strumenti di pagamento elettronici per acquistare un pacchetto di sigarette o il carburante per le loro auto.

Senza contare che per i Gestori in particolare esiste anche una questione sicurezza che non consente a nessuno di immaginare a cuor leggero che accettare solo contante possa essere la soluzione.

Soluzione che, quindi, va trovata in termini di “sistema”, in special modo se esiste, come si pretende, un interesse collettivo che motiva ogni iniziativa tesa a favorire il mezzo di pagamento elettronico e non una discriminazione in funzione di interessi specifici inconfessati.

L’intervento legislativo che riconosce ai Gestori un credito d’imposta nella misura del 50% dei costi sostenuti per le commissioni bancarie è indubbiamente stato uno strumento importante che le Organizzazioni di Categoria dei Gestori hanno saputo conquistare -da sole- all’intero settore, proprio perché l’intero settore -compagnie e retisti primi fra tutti- ne ha goduto.

Si tratta, però, di un intervento che ha nel frattempo largamente ridimensionato i suoi effetti originari, vuoi per l’aumento considerevole delle transazioni con moneta elettronica, vuoi per l’innalzamento dei prezzi che ha ridotto ulteriormente la percentuale di “aggio” riconosciuto ai Gestori, rispetto ad un peso delle commissioni cresciuto di pari passo con i prezzi stessi.

Con l’aggravante dell’imposizione unilaterale di nuovi e più esosi costi unitari delle commissioni, fino al raddoppio, consentito ai monopolisti delle piattaforme informatiche dalle regolamentazioni comunitarie e dalle conseguenti disposizioni nazionali sul costo dell’interchange fee.

E senza contare che all’interno dello stesso settore, compagnie e retisti pretendono di applicare una gravosa commissione sulle carte petrolifere aziendali o internazionali, per le quali non è consentito applicare il credito d’imposta.

In una tale condizione -anche tenendo presente la determina dell’AdM- il settore, soprattutto compagnie e retisti, si trova di fronte ad un bivio: o comprende che le commissioni per le transazioni elettroniche costituiscono tipicamente un “onere di sistema” che necessita di un’azione coerente nei confronti dell’Amministrazione; oppure compagnie e retisti dovranno adattarsi a correre l’alea di una situazione frastagliata e poco controllabile, conseguente all’eventualità che l’Amministrazione possa o debba estendere anche ai Gestori, per coerenza normativa, la stessa deroga concessa ai tabaccai.

In altre parole, superando finalmente antistoriche e anacronistiche visioni di nicchia e futili egoismi, compagnie e retisti dovrebbero finalmente chiedersi se non sia prima di tutto loro specifico interesse, pur continuando a litigare tutti i giorni con i Gestori sull’”aggio”, proteggere verso l’esterno, quando serve, la propria “rete di vendita” con una attitudine almeno simile a quella che i Monopoli mostrano con la propria.

Perché lasciare che tutto vada alla deriva finisce fatalmente, prima o poi, per portare la barca verso gli scogli.

Controdistribuzione Periodico di informazione economiche sindacali della FEderazione Gestori Impianti Carburanti e Affini

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Sal
Sal
1 mese fa

Detto e ridetto.
Il costo del servizio di utilizzo della monetica deve essere a carico di chi sceglie di pagare elettronicamente. L’esercente che accetta questa tipologia di pagamento non può sostenere per conto del cliente tutto il sistema. Soprattutto dove il ricavo è a vendita fisso e non mobile.
Finchè non si uscirà da questo equivoco, parole parole parole, e solo parole.
Da che mondo è mondo, non si è mai visto che la tariffa di un servizio la paga chi lo offre e non chi lo utilizza.
Fatevi pagare la corsa dal Taxista se ci riuscite. Il problema è che su 87,5 miliardi di euro di transato nel 2019, le banche con una media dello 0,50% hanno portato a casa 440 mln di euro…. se ne sistemano di Bilanci.

Alex
Alex
1 mese fa

L’unica ONG x i gestori è andare via.
Quando il nemico (compagnia petrolifera) non puoi combatterlo devi girarti e andare via senza spiegazioni.

mario
mario
Rispondi a  Alex
1 mese fa

tutti si lamentano ma non chiudono,lacrime di cocodrillo

Gestore stufo
Gestore stufo
Rispondi a  mario
1 mese fa

Non chiudono? Ma dove vivi? Qui nel centro italia, gli impianti abbandonati aumentano ogni giorno

antonio
antonio
Rispondi a  Gestore stufo
1 mese fa

Era ora che si ristrutturasse la rete…

Giank
Giank
Rispondi a  antonio
1 mese fa

Magari la ristrutturassero. Li tengono aperti con disperati che vanno a fargli i guardiani in cambio di una elemosina.