Una nuova evoluzione (o sarebbe meglio dire rivoluzione?) nel mondo Eni è alle porte: si chiama Eni Industrial Evolution (EIE), lo spin-off fresco di fabbrica che promette di riscrivere le regole del downstream italiano.
L’annuncio, o meglio il non-annuncio – visto che Eni ufficialmente “non commenta” – è apparso su L’Indiscreto, a firma della giornalista Fausta Chiesa del Corriere della Sera, e già fa discutere addetti ai lavori e sindacati.
Cosa succede davvero?
Secondo le indiscrezioni, EIE sarà guidata da Umberto Carrara e prenderà in pancia tutto il cuore industriale “tradizionale” del gruppo:
Raffinerie di Taranto, Livorno, Sannazzaro e Milazzo;
Centro ricerche;
Tutta la logistica (depositi carburanti e gas).
Parliamo di un’operazione da circa 2.000 lavoratori coinvolti, che non è esattamente una ristrutturazione di secondo piano. Anzi, è una delle più grosse ridefinizioni del perimetro industriale Eni degli ultimi anni.
E cosa resta a Enilive?
Fuori dallo spin-off rimangono:
Le bioraffinerie di Gela e Venezia, già assegnate a Enilive, la controllata che guarda al futuro “green” (e che ricordiamo, è partecipata al 30% dal fondo americano KKR).
Restano fuori anche le tecnologie proprietarie come l’Eni Slurry Technology (EST) e i brevetti.
