In un contesto sempre più dominato da titoli urlati e semplificazioni fuorvianti, la voce di chi opera ogni giorno sul campo rischia troppo spesso di essere ignorata. Con questo intervento – schietto, provocatorio, ma ricco di contenuti – Moreno Parin, coordinatore dei gestori carburanti della provincia di Treviso, decide di rompere il silenzio e restituire concretezza a un dibattito dominato da slogan e pregiudizi.
Il tema, quello dei prezzi dei carburanti, è ciclicamente al centro dell’attenzione mediatica, soprattutto in occasione degli aumenti. Le accuse di speculazione si sprecano, i riflettori si accendono su singoli episodi estremi, e il dibattito si polarizza, raramente tenendo conto dei dati reali o delle dinamiche di mercato. In questo quadro, Parin denuncia una “ignoranza della visibilità” – un’espressione forte, che sottolinea quanto l’informazione parziale o superficiale possa diventare essa stessa fonte di disinformazione.
Nel suo scritto, Parin entra nel merito di numeri e meccanismi, spiega cosa accade tra variazioni del prezzo internazionale e costi alla pompa, e chiarisce, con esempi concreti, chi effettivamente decide i prezzi e quanto realmente guadagna un gestore. Una lettura utile non solo per chi lavora nel settore, ma anche per consumatori e operatori dell’informazione che vogliano comprendere davvero – al di là degli slogan – come funziona il mondo della distribuzione carburanti in Italia.
Lungi dal voler eludere critiche o nascondere inefficienze, il testo che segue è un invito a tornare a ragionare sui fatti, con la consapevolezza che solo una conoscenza reale dei meccanismi può generare un confronto serio e produttivo.
Prezzi dei carburanti: L’ignoranza della visibilità!
C’è un vecchio detto al riguardo dell’ignoranza (nel senso di non conoscere) “se vuoi metterti a discutere con un ignorante devi metterti al suo livello… ma poi ti batte con l’esperienza”
Questo potremmo applicarlo tale a quale a quelle associazioni dei consumatori che, ciclicamente, urlano alla speculazione sui prezzi dei carburanti, e, a volte, ci mettono pure i poteri forti (un pizzico di sale non guasta mai), questo ogni volta che, per un qualche motivo, i prezzi dei carburanti aumentano, un centesimo o dieci fa nulla, aumentano e tanto basta.
E, guarda caso, vengono regolarmente smentite dai numeri resi noti da chi prova a confutare le accuse di speculazione, ed ecco perché l’ignorante ti batte con l’esperienza rifiutandosi caparbiamente di fare un minimo di verifica sul perché i carburanti aumentano, troppo difficile per certe “esperienze”.
Mettere numeri già evidenziati da altri non serve, ma uno di significativo è bene metterlo: dal 30 maggio scorso al 20 giugno il prezzo del gasolio sul mercato internazionale del Mediterraneo (il famoso Platts Cif Med) è aumentato di 16 centesimi al litro che trasferito alla pompa diventano 19,5 centesimi, il prezzo alla pompa invece ha registrato un aumento di 3,5 centesimi al litro, certificato dall’Osservaprezzi del Ministero.
Se questa è speculazione ben venga, ma, purtroppo, non è così, chi segue il mercato sa che non sempre le forti variazioni dei prezzi internazionali vengono trasferite pari pari sui prezzi alla pompa, sono le dinamiche del mercato petrolifero.
Ma tant’è, basta che un singolo impianto da qualche parte in Italia applichi un prezzo sul servito fuori misura che parte la caccia alla speculazione, per prime partono le associazioni dei consumatori seguite a ruota dai media e, per non essere di meno, si muove il ministro convocando inutili tavoli, considerato che i funzionari ministeriali ben conoscono le dinamiche dei prezzi, e pure in tempo reale, ma un po’ di scena non guasta mai.
Non sarebbe male che i media ogni tanto ignorassero i vari “al lupo al lupo” delle associazioni dei consumatori, o almeno prima di dare certa visibilità facessero una telefonata a qualcuno un tantino esperto in materia.
Un appunto e un chiarimento in merito a quanto comunicato da Assopetroli al riguardo della libertà di determinazione dei prezzi da parte dei gestori e della convenienza del rifornimento in self-service.
Sulla prima è vero che per legge il prezzo finale è libero e nella determinazione del singolo gestore, ma questo non vale per i gestori che non sono anche proprietari dell’impianto, i quali sono soggetti, per accordi sindacali, a una forte limitazione nella determinazione del prezzo al pubblico che è sostanzialmente deciso dalla compagnia petrolifera di turno, pena sanzioni che arrivano alla risoluzione del contratto.
La seconda, la differenza di prezzo tra il servito e il self-service, perché Assopetroli si “dimentica” di precisare che i 20-25 centesimi al litro di differenza non li intasca il gestore ma la compagnia petrolifera, o il retista nel caso di Assopetroli, e al gestore al massimo ne vanno 3 di centesimi, il resto al fornitore e un po’ anche allo stato. Il “costo” reale del servito è al massimo di 3,5 centesimi, la differenza si che potrebbe essere definita speculazione visto che è il gestore il solo a metterci tempo e impegno nel servire i clienti: Speculazione sul lavoro altrui!

Tutte queste osservazioni resteranno dentro la cerchia di chi legge ,i gestori Sono anni che si ripete la solita tiritera, risultati? nessuno le associazioni consumatori ingrassano ,i gestori restano ladri .Sapete cosa interessa al consumatore quello che dice il bravo Parin ?Un fico secco ,nulla fino a quando I gestori non impareranno che per farsi ascoltare bisogna battere i pugni e non solo sperare quello che ci capita è ancora poco Poi scusate ,una categoria che prende meno di un lavapiatti del Bangladesh cosa vuole imporre