Per anni sinonimo di maggiore risparmio per i rifornimenti di carburante. Le pompe bianche, i distributori indipendenti, hanno costruito la loro “fortuna” su prezzi più bassi rispetto alle grandi compagnie. Oggi però quello scenario sembra essersi incrinato.
A raccontarlo sono Elisabetta Vianello e Agostino Apa, alla guida di Vega Carburanti, in un’intervista pubblicata dal Corriere del Veneto, che fotografa con chiarezza la trasformazione in atto nel settore.
Secondo i vertici dell’azienda veneziana, il punto di svolta è arrivato con la crisi internazionale e con le tensioni sull’approvvigionamento. “A causa della scarsità di prodotto, gli indipendenti non si riforniscono più direttamente in raffineria o tramite grossisti: acquistano i carburanti dalle grandi compagnie che ovviamente tendono a privilegiare le loro reti, con riflessi sul prezzo finale”.
Una frase che sintetizza perfettamente il cambiamento: meno autonomia per gli indipendenti e maggiore dipendenza dalle compagnie.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Le differenze di prezzo tra piccoli e grandi operatori si sono ridotte drasticamente. Non si tratta più di pochi centesimi di vantaggio competitivo, ma di un vero e proprio riallineamento del mercato.
Vega rappresenta un caso particolare, perché dispone di una struttura più solida rispetto alla media degli operatori indipendenti. Con 140 impianti tra Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia e depositi a Marghera, riesce ancora a operare direttamente sul mercato internazionale. “Siamo un caso quasi unico, acquistiamo migliaia di tonnellate direttamente dal mercato internazionale”, spiegano Vianello e Apa.
Ma anche in questo caso, le dinamiche globali pesano. Il riferimento resta il Platts, l’indice internazionale che determina il prezzo dei prodotti raffinati. E in una fase come questa, basta poco per far oscillare i valori. “Con Hormuz chiuso basta una dichiarazione sopra le righe del presidente Trump a far schizzare i valori. E questo ricade a cascata sui consumatori”.
Il diesel, in particolare, resta il prodotto più esposto. Con una quota rilevante delle forniture legata al Golfo Persico, il gasolio continua a muoversi su livelli elevati, con prospettive di stabilità attorno ai due euro al litro o anche oltre.
E proprio su questo fronte emergono anche dinamiche più controverse. “C’è chi ha spinto in basso i prezzi su input politico, come Eni”, osservano i vertici di Vega. Una strategia che, secondo loro, non può durare a lungo. “Sta lavorando sotto costo, perdendo un sacco di soldi al giorno. Ma quando tutto questo finirà, non avranno altro obiettivo che rifarsi”.
Il rischio è evidente: una volta terminata la fase emergenziale, il mercato potrebbe tornare a scaricare i costi su tutta la filiera.
Intanto, però, il cambiamento è già in atto. E per le pompe bianche, nate come alternativa più conveniente, la sfida oggi è molto più complessa: restare competitive in un mercato che sta diventando sempre più dipendente dalle grandi compagnie.

Adesso molti benzinai stanno abbassando subito i prezzi.
Ma non avete capito che energia elettrica è aumentata mo che vi arrivano le bollette,guadagnate così tanto????