Descalzi ammette: 600 stazioni a secco per prezzi troppo bassi

Fa quasi sorridere, se non fosse drammaticamente serio, sentire dire da Claudio Descalzi che “nel weekend scorso abbiamo avuto 600 stazioni di servizio dove era esaurito il gasolio: colpa nostra che abbiamo tenuto i prezzi troppo bassi”, perché dentro questa frase c’è tutto il cortocircuito di un sistema che da anni racconta una cosa e ne vive un’altra.

Perché se davvero il problema sono i “prezzi troppo bassi”, allora qualcuno dovrebbe spiegare agli italiani – i gestori Eni lo sanno già per esperienza- che per garantire i rifornimenti (degli impianti Eni)  bisogna pagare di più, essere i più cari, e non poco, ma soprattutto dovrebbe spiegare come sia possibile che nel 2026 un Paese come l’Italia si ritrovi con centinaia di impianti a secco. E infatti lo stesso Descalzi lo ammette, senza troppi giri di parole: non abbiamo greggio nostro, non abbiamo una raffinazione adeguata e quando arrivano le emergenze non possiamo più nemmeno contare sugli altri, né Germania né Stati Uniti. Tradotto: siamo esposti, fragili e dipendenti, molto più di quanto si voglia raccontare.

E mentre emerge questa realtà, quasi in parallelo arriva la notizia della sua riconferma per un quinto mandato alla guida di Eni, un record assoluto nel panorama delle grandi compagnie petrolifere occidentali, qualcosa che nemmeno Paolo Scaroni era riuscito a ottenere, nonostante stagioni ben diverse e politiche aggressive come gli scontoni estivi. Descalzi invece resta, a 71 anni consolida il suo ruolo e si prepara a guidare ancora il gruppo a partire da maggio, con il via libera che arriverà dall’assemblea degli azionisti e con il sostegno determinante del Tesoro italiano. Una continuità che da un lato premia una carriera costruita tutta dentro Eni, tra upstream, esplorazione e Africa, ma dall’altro apre inevitabilmente una domanda: se il sistema oggi mostra crepe così evidenti, tra carenze di prodotto e dipendenza strutturale, davvero va tutto bene così? Perché il punto non è mettere in discussione una persona, ma capire se il modello regge ancora. E quando 600 distributori restano senza gasolio, forse la risposta è già arrivata, solo che nessuno ha davvero voglia di ascoltarla.

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Luciano
1 mese fa

La risposta sarebbe gradita da chi di dovere

SALVATORE
SALVATORE
1 mese fa

Ma questo signor Descalzi dove vive !!!! su quale pianeta dello spazio vive , direi non certamente sul pianeta terra, io di prezzi bassi non li ho visti tranne qualche impianto Eni ma per brevissimo tempo poi si sono adeguati a tutti gli altri impianti,” non sono mica fessi anzi” e dopo averci fatto l’elenco di tutto quello che in questo paese non abbiamo per poter far fronte al nostro fabbisogno di carburante, aggiungo che tutto questo Pippone di cui siamo a conoscenza non è un mistero….e volevo dire ad onor del vero che nel nostro paese ci sono delle raffinerie e abbiamo anche del petrolio in Basilicata, ma noi non siamo neanche più proprietari per un motivo semplice che sono a disposizione altrui e ci siamo capiti??? e concludo aggiungendo che questo Signor Descalzi e i suoi adepti in questi anni alla guida di Eni hanno ottenuto profitti da capogiro con cifre con tanti zeri ,e in questi profitti che negli anni hanno portato a casa è compreso anche lo sfruttamento delle gestioni sui loro impianti non ve lo dimenticate???

ROBY
ROBY
1 mese fa

Tutta la logistica Eni e’ in grande affanno … molti distributori continuano ad avere difficolta’ nei rifornimenti che sono a volte dimezzati o cancellati … la verita’ secondo il mio parere e’ che hanno cominciato a razionare i rifornimenti … ne vedremo delle belle purtroppo !