“Comprare dagli Usa 750 miliardi in tre anni di prodotti petroliferi? Non si capisce come si possano forzare società private, anche americane che operano in Europa, ad acquistare greggio americano, che tra l’altro oggi non è nemmeno troppo conveniente.” Così Gianni Murano, presidente di UNEm (ex Unione Petrolifera), intervistato da La Stampa, commenta le ipotesi di nuove quote obbligatorie di acquisto di energia dagli Stati Uniti nell’ambito dei recenti accordi euro-americani.
Murano sottolinea l’assurdità tecnica e commerciale di un piano che prevede “250 miliardi di euro di acquisti di materia prima all’anno, a fronte dei 300 miliardi tra greggio e prodotti energetici che oggi importa l’Europa: sarebbe un aumento dell’80%, praticamente irrealistico”. Per Murano, la fattibilità di questa operazione è dubbia: “L’accordo UE-USA è ancora troppo poco chiaro nelle sue modalità e nei suoi dettagli”.
Il rischio rincari per i consumatori
Sul fronte del gas liquido (GNL), Murano riconosce che esiste “qualche margine in più”, ma sempre in proporzione molto limitata rispetto ai numeri messi in campo dagli accordi. La vera preoccupazione riguarda però l’effetto sui prezzi: “Forzare gli acquisti da un determinato fornitore può solo produrre riflessi inevitabili sul prezzo finale. Si rischia un’impennata dei costi dell’energia, anche perché il greggio americano non è l’ideale per le raffinerie italiane”.
A ciò si aggiunge che gli Usa, in questo momento, “non stanno aumentando la loro produzione, anzi ci sono segnali di rallentamento. Quello che hanno esportato nell’ultimo anno non arriva al 20% della domanda europea: quadruplicare quei volumi sarebbe titanico”.
Import-export energetico Italia-USA
L’Italia, specifica Murano, “importa dagli Usa prodotti petroliferi per circa 3 miliardi di euro ed esporta per circa 700 milioni: un rapporto di uno a quattro, quindi nel nostro caso i dazi incidono limitatamente”.
Effetto OPEC+ sui prezzi
Murano vede elementi positivi dalla recente decisione OPEC+ di aumentare la produzione da settembre: “Metterà sotto pressione la produzione americana e aiuterà a mantenere un trend ribassista dei prezzi del petrolio, insieme a un cambio euro-dollaro favorevole. Dall’inizio dell’anno il dollaro ha perso dal 12 al 15%: paghiamo già il 12-15% in meno, a parità di consumi”.
No a tassare i profitti, sì a favorire investimenti
Sui sostegni alle imprese, Murano critica apertamente la proposta di tassare i profitti delle grandi compagnie, rilanciata da Landini (Cgil): “Andare a prendere i profitti delle imprese è una follia, non aiuta lo sviluppo e crea solo fumo negli occhi. Meglio incentivare gli investimenti e ridurre la burocrazia: è così che si crea industria e occupazione. I sostegni sono per definizione temporanei; senza una politica adeguata a favore delle imprese finiscono per essere solo palliativi”.
