Eni, cresce la produzione e aumenta il buyback

Eni chiude il terzo trimestre 2025 con risultati sopra le attese, grazie a una solida esecuzione strategica che ha combinato crescita dei volumi, efficienze di costo e una gestione prudente della cassa, nonostante il contesto sfavorevole dei prezzi energetici e dei cambi.

La società guidata da Claudio Descalzi ha registrato una produzione media di 1,76 milioni di barili equivalenti al giorno, in aumento del 6% rispetto al terzo trimestre 2024, spingendo al rialzo la guidance annuale a 1,72 milioni di barili/giorno.
Il risultato operativo proforma (Ebit) si attesta a 3 miliardi di euro, mentre l’utile netto adjusted raggiunge 1,2 miliardi, sostanzialmente in linea con lo stesso periodo dello scorso anno. La generazione di cassa (Cffo) ammonta a 3,3 miliardi di euro, con una leva finanziaria proforma ai minimi storici del 12%.

“I risultati del terzo trimestre sono eccellenti: tutte le principali variabili operative, economiche e finanziarie hanno superato le aspettative”, ha commentato Descalzi. “In uno scenario di prezzi più deboli, la performance di Eni conferma l’efficacia della nostra strategia e del modello satellitare, che ci consente di garantire crescita e dividendi stabili.”

Alla luce della solidità patrimoniale e della robusta generazione di cassa, Eni ha annunciato un incremento del programma di buyback 2025 di 300 milioni di euro, portandolo a 1,8 miliardi di euro, pari a +20% rispetto al piano precedente.
Il gruppo prevede inoltre iniziative di cassa annuali per circa 4 miliardi di euro, il 30% in più del target iniziale, grazie a operazioni di valorizzazione del portafoglio e cessioni di quote in business selezionati.

Upstream e transizione energetica

Il business Upstream si conferma tra i principali motori di redditività: la crescita produttiva è trainata dai nuovi campi in Congo, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Libia, con lo sviluppo di progetti strategici in Asia e Africa.
Nel trimestre è stata approvata la decisione finale d’investimento per il progetto Coral North FLNG in Mozambico e completata la cessione del 30% del progetto Baleine in Costa d’Avorio. Entro fine 2025 è attesa la finalizzazione dell’accordo per il quarto satellite Upstream in Indonesia, in collaborazione con Petronas, che rafforzerà la presenza di Eni nel mercato asiatico del GNL.

Parallelamente, Eni accelera la transizione energetica: sono state avviate le riconversioni industriali dei poli di Brindisi, Sannazzaro e Priolo, centrali per l’espansione della bioraffinazione.
Sul fronte rinnovabili, Plenitude ha raggiunto 4,8 GW di capacità installata, in linea con l’obiettivo di 5,5 GW entro fine 2025, e si prepara all’ingresso del fondo Ares Management con un investimento da 2 miliardi di euro per il 20% del capitale.
È inoltre in fase di definizione la joint venture con Global Infrastructure Partners (GIP) dedicata alle attività di cattura e stoccaggio della CO₂ (CCUS).

Andamento dei principali segmenti

  • Exploration & Production: la produzione complessiva cresce grazie ai nuovi contributi da Costa d’Avorio, Messico, Norvegia, Congo, Italia e Indonesia: 860 mila barili/giorno di petrolio (+11%) e 133 milioni di mc/giorno di gas (+2%).

  • Global Gas: le vendite di gas naturale calano del 15% a 9,18 miliardi di mc, principalmente per la riduzione dei volumi ai grossisti europei; la produzione termoelettrica scende del 9%, a 4,83 TWh.

  • Enilive: lavorazioni bio in crescita del 14% (0,32 milioni di tonnellate) grazie alla piena operatività delle bioraffinerie di Gela e Chalmette; vendite rete +2,10 milioni di tonnellate, extrarete in calo (-7%).

  • Plenitude: circa 10 milioni di clienti tra gas ed elettricità; produzione rinnovabile in aumento del 35% nel trimestre e oltre 22.000 punti di ricarica elettrica installati (+5%).

  • Raffinazione e Chimica: margine di raffinazione a 8,9 $/barile (da 1,7 nel 2024), lavorazioni in aumento del 16% in Italia; in calo invece la chimica (-28% nel trimestre), penalizzata dalla debole domanda e dai costi energetici.

In sintesi, Eni conferma la sua resilienza industriale e finanziaria, rafforzando la posizione nell’Upstream e nei business a basse emissioni. Una strategia che, pur in uno scenario complesso, consente al gruppo di garantire crescita, dividendi e un buyback più consistente per gli azionisti.

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