Caro carburanti, FAIB e FEGICA portano in Parlamento la proposta del “Price Cap”: un tetto temporaneo per fermare gli aumenti anomali

Le due Federazioni propongono al Senato un meccanismo straordinario, dinamico e limitato nel tempo. Non un ritorno ai prezzi amministrati, ma uno strumento da attivare nelle crisi per impedire che gli shock internazionali si trasferiscano sui consumatori oltre quanto giustificato dai fondamentali del mercato.

Mentre la Germania annuncia l’intenzione di arrivare entro il 1° gennaio 2027 a un tetto temporaneo al prezzo dei carburanti, anche in Italia il tema del price cap entra concretamente nel confronto parlamentare. Il governo tedesco ha infatti annunciato colloqui con l’industria petrolifera per studiare un sistema ispirato a quelli di Belgio e Lussemburgo, con l’obiettivo dichiarato di contrastare maggiorazioni ingiustificate senza compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti.

È proprio su questo terreno che FAIB Confesercenti e FEGICA hanno elaborato una proposta destinata all’audizione parlamentare sul decreto-legge n. 157/2026, oggi all’esame della Commissione Ambiente del Senato come A.S. 2029. Il provvedimento riguarda proprio i prezzi petroliferi legati al protrarsi della crisi dei mercati internazionali; FAIB e FEGICA figurano tra i soggetti convocati in audizione dalla Commissione.

Il punto di partenza del documento delle due Federazioni è molto chiaro: la liberalizzazione deve rimanere la regola, ma una situazione eccezionale può richiedere strumenti altrettanto eccezionali.

Non un prezzo imposto, ma un limite agli scostamenti anomali

La proposta non immagina di tornare ai vecchi prezzi amministrati né di stabilire per legge quanto debba costare un litro di benzina o gasolio.

Il Price Cap ipotizzato da FAIB e FEGICA sarebbe invece temporaneo, dinamico e attivabile esclusivamente in presenza di condizioni straordinarie documentate.

Il principio è quello di individuare un prezzo precedente allo shock e aggiornarlo tenendo conto dell’effettiva evoluzione dei fondamentali economici: andamento dei mercati internazionali, costi domestici, fiscalità e un margine di sicurezza.

In sostanza, se petrolio, prodotti raffinati, cambio, costi interni o imposte aumentano, il tetto può aumentare. Se diminuiscono, può diminuire.

Non si vuole quindi stabilire quale sia il “prezzo giusto”. Si vuole individuare quella parte dell’aumento che non trova sufficiente spiegazione nell’andamento reale del mercato.

Ed è probabilmente questo il passaggio politicamente ed economicamente più interessante della proposta.

Un tetto che segue il mercato, anziché sostituirlo

FAIB e FEGICA propongono infatti un meccanismo nel quale gli operatori resterebbero completamente liberi di praticare prezzi inferiori al limite stabilito.

Il cap rappresenterebbe esclusivamente il massimo temporaneamente consentito.

La concorrenza continuerebbe quindi a funzionare al di sotto di quel limite.

Il documento propone inoltre una revisione ogni 15 giorni, proprio per impedire che il tetto rimanga scollegato dalla realtà. E prevede una clausola di salvaguardia: qualora emergessero rischi per la disponibilità del prodotto o per la continuità degli approvvigionamenti, il meccanismo potrebbe essere modificato o sospeso.

Non dunque un prezzo congelato, ma una barriera temporanea contro eventuali aumenti che eccedano quelli spiegabili attraverso i fondamentali del mercato.

Massimo 180 giorni e poi si torna alla normalità

Anche la durata proposta è rigorosamente delimitata.

Il regime straordinario dovrebbe durare 90 giorni, con una sola eventuale proroga per altri 90. Il limite massimo sarebbe quindi di 180 giorni.

L’attivazione avverrebbe inoltre attraverso un procedimento a due livelli.

Il Garante per la sorveglianza dei prezzi dovrebbe accertare l’esistenza delle condizioni straordinarie; soltanto successivamente il Ministro competente potrebbe decidere, con provvedimento motivato, di attivare il Price Cap.

La cessazione sarebbe automatica alla scadenza oppure anticipata qualora venissero meno le condizioni che ne avevano giustificato l’introduzione.

È quindi difficile confondere questa impostazione con un ritorno strutturale al controllo pubblico dei prezzi.

La tesi delle Federazioni è esattamente opposta: proprio perché il mercato liberalizzato rimane la regola, l’intervento pubblico deve essere eccezionale, circoscritto e reversibile.

Perché continuare a intervenire soltanto sulle accise?

La riflessione nasce anche dall’esperienza del 2026.

Secondo il documento FAIB-FEGICA, il costo complessivo per le casse dello Stato derivante dai tagli delle accise sui carburanti avrebbe raggiunto circa 2,07 miliardi di euro. Il dato è riportato dalle Federazioni come elemento della propria analisi sull’efficacia degli strumenti finora utilizzati.

Il ragionamento proposto al Parlamento è quindi semplice: quando arriva uno shock internazionale, lo Stato può certamente utilizzare la leva fiscale. Ma ridurre le imposte significa impiegare risorse pubbliche.

Il Price Cap punta invece a costruire uno strumento di contenimento che, secondo l’impostazione delle Federazioni, possa intervenire sulla trasmissione dello shock al prezzo finale, senza basarsi esclusivamente sulla rinuncia al gettito fiscale.

E proprio il decreto oggi all’esame del Senato conferma quanto il tema sia attuale: il DL 157/2026 è dedicato ai prezzi petroliferi connessi alla nuova crisi dei mercati internazionali e il suo articolo 1 ha prorogato fino al 17 settembre una delle riduzioni dell’accisa sul gasolio.

La Germania si muove nella stessa direzione

La coincidenza temporale è significativa.

Mentre FAIB e FEGICA portano al Parlamento italiano una proposta di Price Cap, Berlino ha annunciato che discuterà con l’industria petrolifera l’introduzione di un tetto temporaneo entro l’inizio del 2027.

E la Germania non si ferma qui.

Il governo federale ha dichiarato di sostenere anche il confronto aperto nell’Unione europea sulla possibilità di valutare misure nei confronti dell’industria petrolifera, richiamando espressamente l’esperienza del contributo europeo di crisi energetica del 2022. Ha inoltre rafforzato gli strumenti antitrust e di controllo del mercato dei carburanti.

Sono due percorsi diversi, ma partono dalla stessa domanda: in presenza di uno shock eccezionale, è sufficiente utilizzare denaro pubblico per abbassare temporaneamente il prezzo oppure bisogna intervenire anche sui meccanismi attraverso i quali lo shock viene trasferito lungo la filiera petrolifera?

Una proposta che adesso è sul tavolo del Parlamento

FAIB e FEGICA chiedono quindi una base legislativa primaria che consenta, quando ricorrano condizioni eccezionali, l’attivazione del Price Cap.

E chiedono contemporaneamente un confronto con la Commissione europea e un coordinamento con gli altri Paesi dell’Unione.

Non viene proposta una scorciatoia e neppure una soluzione permanente.

Viene proposto uno strumento da utilizzare “solo per il tempo che serve”: necessario quando lo shock è documentato, proporzionato alla situazione, verificato periodicamente e destinato a cessare appena vengono meno le condizioni straordinarie.

Il tema, dunque, non è scegliere tra mercato libero e prezzi amministrati.

La questione posta da FAIB e FEGICA è molto più concreta: cosa deve fare lo Stato quando, durante una crisi eccezionale, i normali strumenti di sorveglianza non sono sufficienti a impedire che gli aumenti si trasferiscano sull’economia in misura non pienamente spiegata dai fondamentali del mercato?

La Germania ha già deciso di aprire il confronto sul tetto ai prezzi e sulle misure nei confronti dell’industria petrolifera.

Ora una proposta concreta è stata elaborata anche in Italia ed entra nel confronto parlamentare. Tocca alla politica decidere se continuare ad affidarsi prevalentemente agli interventi fiscali o dotare il Paese anche di uno strumento straordinario capace di intervenire direttamente, e temporaneamente, sulla dinamica dei prezzi.

Proposta-di-intervento-straordinario-sui-prezzi-dei-carburanti – Audizione Senato del 22 9 2026

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Tony
Tony
15 giorni fa

Commissioni carte di credito
Quando ne discutiamo???

Six
Six
15 giorni fa

F O L L I E !

A sto punto nazionalizziamo il settore.

E poi… il sindacato fa la parte dell’Adiconsum, pensa ai consumatori. La fame di quei 3 cents brutti sporchi e cattivi che rimangono al gestore, mangiati ed erosi dalle commissioni POS manco per l’anticamera! E poi mi parlate di sciopero!

Massimo
Massimo
15 giorni fa

Ma se proprio questa proposta dovesse risultare illiberale si potrebbe proporre lo strumento finanziario dell’hedging (copertura del rischio). 
Nello specifico, il governo italiano, tramite la Eni stipula contratti derivati a prezzo fisso (fixed-price hedging agreements) o contratti a termine (futures e swap) sul mercato delle materie prime. 

SALVATORE
SALVATORE
15 giorni fa

Colleghi o ex colleghi non fatevi grosse illusioni qui come tutte le altre volte non combineranno un ciuffolo di niente è soltanto un po’ di avanspettacolo niente più è soltanto un modo per portare all’attenzione i problemi di noi poveri benzinai , e cosi facendo potranno dire che si sono prodigati ma purtroppo la questione non si è risolta per un mancato accordo di questo o di quello, in sostanza i soliti discorsi paludosi che non portano a nulla ” Vogliamo scommettere”!!!!

Kevin
Kevin
14 giorni fa

Invece di pensare a cose che non vi competono perchè non presentate una proposta per aumentare i nostri margini?! E delle commissioni bancarie quando ne parliamo?! Assurdo. Pensate a noi o tra poco non avrete manco più qualcuno che possa permettersi di pagarvi la tessera.

massimo
massimo
Rispondi a  Kevin
14 giorni fa

sacrosanta osservazione!

Tony
Tony
Rispondi a  Kevin
14 giorni fa

Iniziare a non accettare le carte
Vedete come ci ascoltano!!!!

Kevin
Kevin
Rispondi a  Tony
13 giorni fa

Si, ma resterebbe sempre il problema dei margini bassissimi, senza considerare che quei clienti andrebbero negli impianti a gestione diretta dove sarebbero ancora accettate le carte. Qui si discute il fatto che i sindacati pensano a cose che non dovrebbe essere nei loro e, soprattutto, nei nostri interessi. Devono avanzare richieste concrete per permetterci di poter vivere di questo lavoro, che facciamo, parlo almeno per me, con amore e dedizione.
Quindi, a mio avviso, si dovrebbe chiedere un aumento dei margini congruo alla situazione attuale, in modo da poter pagare anche le commissioni senza patemi.
E sono sicuro che su questo tema saremmo tutti pronti a scioperare.

Nicola
Nicola
Rispondi a  Kevin
12 giorni fa

Permettimi, l aumento di margine non deve servire per poter pagare le commissioni ma per avere un ritorno economico e un potere d ‘acquisto maggiore, sono le commissioni che se le deve pagare il cliente finale e se non le vuol pagare basta che utilizzi il contante e smettere di servire ed essere schiavi del sistema !!

Kevin
Kevin
Rispondi a  Nicola
12 giorni fa

Forse mi sono espresso male, cerco di spiegarmi meglio. L’aumento dei margini deve servire non per pagare solo le commissioni, bensì per guadagnare abbastanza da permetterci di pagare tutte le spese di gestione, dal pos alle bollette, dal personale ecc., e di avere un utile a fine mese che non ti facciano dover chiedere l’elemosina per pagare le commissioni. Per intenderci, io vorrei dei margini a doppia cifra, almeno 10 cents litro, allora si che la storia cambierebbe. O addirittura, ma questo so che è pura utopia, un guadagno a percentuale sul prezzo di vendita, allora si che all’aumentare dei prezzi il nostro guadagno sarebbe maggiore. Spero di essermi spiegato meglio.

six
six
12 giorni fa

E complimenti al suggerimento del prezzo massimo…quindi ciò vuol dire che eni ha un margine di 50 centesimi al litro se può permettersi di fare 2,19 il gasolio.. e 1.19 la super.il porblema è il compenso da fame ai gestori

Last edited 12 giorni fa by six
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4 giorni fa

[…] Un intervento amministrativo costruito seriamente dovrebbe guardare all’intera filiera: consumatore, compagnie, grossisti, distribuzione indipendente e gestori. Dovrebbe evitare che un prezzo calmierato su una parte della rete renda impossibile competere agli indipendenti e, contemporaneamente, impedire che sulle gestioni ricadano svalutazioni delle scorte, problemi finanziari o altri costi generati dall’intervento. Gestoricarburanti […]