Il conto alla rovescia per il taglio delle accise sui carburanti è ufficialmente ripartito e, questa volta, il Governo potrebbe scegliere una strada diversa rispetto alle proroghe adottate finora. Sul tavolo dell’esecutivo, infatti, starebbe prendendo quota l’ipotesi di archiviare lo sconto generalizzato alla pompa per sostituirlo con aiuti selettivi destinati esclusivamente alle fasce economicamente più fragili.
L’idea allo studio sarebbe quella di riservare un contributo dedicato all’acquisto di benzina e gasolio soltanto ai beneficiari della cosiddetta “Carta dedicata a te”, ovvero il sostegno destinato alle famiglie con ISEE fino a 15 mila euro.
Secondo le ipotesi circolate nelle ultime ore, il bonus carburanti potrebbe assumere la forma di un voucher da circa 100 euro da utilizzare direttamente presso i distributori. Considerando che le social card attualmente coinvolgono circa 1,2 milioni di nuclei familiari, l’operazione costerebbe allo Stato circa 120 milioni di euro.
Una cifra decisamente inferiore rispetto alle risorse impiegate finora per contenere i prezzi alla pompa.
Dal 19 marzo, infatti, il taglio delle accise e dell’IVA sui carburanti ha già comportato un impegno pubblico superiore a 1,3 miliardi di euro. Un conto che diventa ancora più pesante se si considerano anche gli interventi dedicati ad agricoltura, pesca e autotrasporto: complessivamente il costo delle misure adottate sfiora ormai i 2 miliardi di euro.
La scelta di interrompere gli sconti generalizzati potrebbe però avere effetti immediati sui prezzi alla pompa.
Finora, nonostante quotazioni elevate e tensioni internazionali legate al conflitto in Medio Oriente, i consumi non hanno registrato particolari contrazioni. Anzi, i prezzi medi sembrano essersi leggermente ridimensionati: il gasolio self service in molte aree è tornato sotto la soglia psicologica dei 2 euro/litro, mentre la benzina, secondo diversi operatori, sarebbe rimasta sotto tale soglia persino in presenza di accise piene.
Resta però evidente che, senza il taglio fiscale, automobilisti e imprese avrebbero pagato di più.
Anche la Banca d’Italia ha recentemente sottolineato come la riduzione delle accise abbia contribuito a contenere l’inflazione, evitando un impatto ancora maggiore sul costo della vita. Allo stesso tempo, però, è stato evidenziato come gli sconti generalizzati finiscano spesso per favorire maggiormente i redditi più elevati, ovvero coloro che hanno maggiore capacità di consumo e riempiono più frequentemente il serbatoio.
La vera domanda, ora, è capire quale sarà il prezzo politico di una scelta che rischia di dividere automobilisti, imprese e categorie produttive.
Perché se il Governo sceglierà davvero di abbandonare lo sconto per tutti, milioni di automobilisti potrebbero ritrovarsi presto a pagare nuovamente il conto direttamente alla pompa.
