Il cartello affisso all’ingresso dell’impianto tra Castelferretti e Chiaravalle non lascia spazio a molte interpretazioni: «Non siamo più in grado di proseguire con l’erogazione». Un’altra fotografia delle difficoltà che attraversa la distribuzione carburanti.
“A causa degli enormi aumenti del gas metano, non siamo più in grado di proseguire con l’erogazione. Dal 14 settembre 2026 l’impianto rimarrà chiuso fino a nuova comunicazione”.
Poche righe, scritte su un cartello affisso al cancello, raccontano probabilmente meglio di tante analisi la situazione nella quale si è trovato un distributore di metano situato lungo la Strada provinciale Castelferretti, tra la frazione falconarese e Chiaravalle.
Una comunicazione tanto semplice quanto pesante: i costi sono diventati tali da non consentire più di proseguire l’attività.
E così, dal 14 settembre, cancelli chiusi e stop all’erogazione, in attesa di capire se e quando potranno esserci le condizioni per ripartire.
Quando vendere significa rischiare di perdere
La motivazione indicata dalla società che gestisce l’impianto è esplicita: l’enorme aumento del costo del gas metano.
Una situazione che mette ancora una volta in evidenza un problema spesso dimenticato quando si parla di prezzi alla pompa. Dietro quel prezzo non c’è soltanto ciò che paga l’automobilista, ma esiste un’impresa che deve essere posta nelle condizioni economiche di poter continuare ad erogare il prodotto.
Quando questo equilibrio viene meno, il risultato può essere esattamente quello immortalato nella fotografia: un cancello chiuso e un cartello che spiega ai clienti che andare avanti non è più economicamente sostenibile.
La notizia, inevitabilmente, ha iniziato rapidamente a circolare anche sui social locali. Diversi automobilisti si sono presentati alla stazione di servizio trovando l’impianto chiuso e sono stati costretti a cercare altrove un punto di rifornimento.
Non proprio un impianto marginale, peraltro.
La stazione si trova infatti a poca distanza dal casello Ancona Nord dell’A14, lungo una direttrice che collega Castelferretti, la zona industriale, l’aeroporto e Falconara da una parte e Chiaravalle dall’altra.
Una posizione strategica che rende ancora più evidente l’effetto della sospensione del servizio non soltanto sull’impresa, ma anche sull’utenza.
Un cartello che dovrebbe far riflettere
Naturalmente sarà necessario capire se l’interruzione sarà temporanea e quali saranno le condizioni che potranno consentire la riapertura dell’impianto.
Ma quel “non siamo più in grado di proseguire” dovrebbe far riflettere.
Perché quando un’attività arriva alla decisione di chiudere i cancelli anziché continuare a vendere, significa che qualcosa nel meccanismo economico si è evidentemente inceppato.
Ed è una questione che riguarda da vicino anche l’intero settore della distribuzione carburanti.
Negli ultimi anni ai gestori è stato chiesto praticamente tutto: investimenti, servizi aggiuntivi, nuovi standard, digitalizzazione, ampliamento degli orari, rispetto di sempre maggiori adempimenti e, naturalmente, prezzi competitivi.
Peccato che alla fine i conti debbano comunque tornare.
Perché si può discutere di transizione energetica, nuove mobilità, reti del futuro e stazioni di servizio sempre più moderne. Ma esiste ancora una regola economica piuttosto antica e difficilmente aggirabile: se il costo necessario per tenere aperta un’attività supera ciò che quella stessa attività riesce a produrre, prima o poi qualcuno spegne le luci e chiude il cancello.
A Castelferretti, questa volta, sul cancello hanno anche avuto la cortesia di scriverne il motivo.
“A causa degli enormi aumenti del gas metano”.
Più chiaro di così.

non manca molto e quel cartello lo devo scrivere anche io