Truffa da oltre 1 milione sulle royalties delle aree di servizio

Indagata la Hermes Srl con sede legale ad Avellino. Balotta: «anche la Concessionaria ha le sue colpe imponendo una “tassa” di ben il 49% su molti dei beni in vendita che incentivano l’evasione».

L’operazione “Tarantella” ha sgominato un’ingegnosa truffa all’A22 orchestrata dalla Hermes Srl di Avellino titolare della gestione di alcuni negozi posti nelle aree di servizio dell’Autostrada del Brennero (Paganella Est, Paganella Ovest, Nogaredo Est, Nogaredo Ovest, Garda Est e Campogalliano est). Una truffa ingegnosa ideata per dribblare l’oneroso “obolo” imposto dalla Concessionaria sui prodotti posti in vendita nelle aree di servizio presenti lungo il tracciato, “obolo” che raggiunge anche il 49%del costo del bene che finisce con il gravare tutto sui consumatori.

Chi viaggia lungo le autostrade sa bene che fermarsi in un’area di servizio per fare carburante o entrare in un negozio-bar-ristorante significa sottoporsi a maggiori esborsi, spesso consistenti, rispetto agli acquisti fatti fuori autostrada, dove con il meccanismo delle royalties imposte dai concessionari ai gestori tutto costa decisamente più caro, dal carburante agli alimentari.

Proprio per dribblare le royalties imposte dal concessionario di turno, questa volta l’Autobrennero, il gestore delle sei aree di servizio ha trovato un meccanismo all’insegna della migliore ingegnosità italica: la truffa all’A22 si è basata sulla modifica dei registratori di cassa, i prodotti su cui gravava un “obolo” di ben il 49% del prezzo d’acquisto venivano battuti come prodotti a basso “obolo”, quello del 5% gravante sui prodotti tipici locali, cd musicali, libri o riviste. Altra variante, passava attraverso la mancata emissione dello scontrino tout court.

Per limitare al massimo l’esborso verso le casse della concessionaria, i titolari della Hermes Srl hanno escogitato veri sistemi scoperti dalla Guardia di finanza e dalla Polstrada, insospettiti da scontrini recanti denominazioni come “panciotto” o “capriccio” assolutamente non corrispondenti alle caratteristiche di quanto consumato o acquistato.

Il meccanismo scardinato da un blitz fatto da ben 130 finanzieri e 30 poliziotti con cinquanta perquisizioni in tutta Italia, a Trento, Rovereto, Brescia, Verona, Pavia, Reggio Emilia, Modena, Pisa, Roma e Avellino ha permesso di far emergere una truffa ai danni del concessionario e dello stesso Stato per oltre 1,1 milioni di euro e ulteriori indagini sono in corso in altre realtà: vuoi mai che la “trovata” sull’Autobrennero non sia stata esportata altrove, visto che la stessa società inquisita ha attività anche in altre parti dello Stivale.

L’indagine ha permesso di scoprire connivenze anche all’interno della stessa Autobrennero, con un dipendente licenziato in tronco e un altro sospeso in attesa di accertamenti, che segnalavano ai gestori l’uscita dei controllori per le verifiche periodiche. Quando i controllori erano in servizio, l’emissione degli scontrini avveniva regolarmente, quando invece erano lontani, scattava l’italica ingegnosità.

Sulla vicenda interviene anche l’Onlit che stigmatizza il meccanismo delle royalties e, soprattutto, la loro eccessiva onerosità: «si potrebbe parafrasare la parabola della rana che finisce per scoppiare a furia di gonfiarsi sempre di più per sembrare più grande e bella – afferma Dario Balotta, presidente dell’Osservatorio sui trasporti -.

A furia di gonfiarsi di utili, Autobrennero (ma così tutte le altre concessionarie, ad iniziare da Autostrade per l’Italia) ha scatenato la reazione dei vari operatori vessati da ricarichi eccessivi, come il 49% imposto da Autobrennero. Non ci si deve meravigliare se lungo la rete autostradale è diminuita la vendita di carburanti o di generi vari. I consumatori – secondo Balotta – non sono disposti ad essere solo polli da spennare a favore di qualche concessionario troppo famelico».

E non bisogna meravigliarsi se qualche volta qualcuno, anche se illecitamente, tenta di sottrarsi a questa ghigliottina che ricorda più la tassa sul macinato che una moderna società di servizio di interesse pubblico. Gli stessi concessionari dovrebbero interrogarsisulle loro strategie e sulle loro ricadute.
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Alex
Ospite
Alex

Chiamare concessionario uno che gestisce un servizio per conto dello stato…bohh !
Sarebbe più corretto chiamare EQUITALIAUTOSTRADE, uno che estorce del denaro autorizzato dallo stato.
Si sono persi i principi ed i valori dietro a paroloni inappropriati,
le autostrade sono proprietà del popolo (dello stato) chi lo gestisce è un dipendente diretto o indiretto del popolo (lo stato).
Estorce legalmente il denaro al proprio datore di lavoro (il Popolo) lo stato.
E’ un discorso poco logico nei confronti del popolo (lo stato) ma sicuramente redditizio per chi gestisce i fiumi di denaro.

FRANCESCO SAVERIO
Ospite
FRANCESCO SAVERIO

La fantasia italiana non ha limiti, non ha limiti la fantasia del burocrate che si inventa ogni tipo di tassa rendendo la vita difficile a chi paga le tante tasse e quindi il suo stipendio ,odio verso il suo datore di lavoro, fantasia di chi opera in queste situazioni per cercare di far quadrare i conti altrimenti dovrebbe abbassare le serrande. Se non ricordo male le autostrade, la maggior parte,sono costruite con i soldi NOSTRI , per quale motivo il giorno che percorro la sacra autostrada devo pagare il biglietto, pagare i carburanti piu’ della viabilita’ ordinaria e se poi… Leggi il resto »