Pagamenti, come funziona il credito d’imposta per chi accetta l’uso delle carte

In arrivo il credito d’imposta al 30%: platea di 3,1 milioni di soggetti. Calcolando anche l’effetto emersione il gettito Iva potrebbe salire di circa 3 miliardi

L’incentivo riconosciuto agli esercenti perché accettino e sollecitino l’uso di carte e bancomat per i pagamenti prende la forma del credito d’imposta. Dopo settimane di tentativi per cercare di tagliare i costi delle commissioni coinvolgendo banche e circuiti di pagamento, il governo ha trovato più efficace la via suggerita dall’Abi e rilanciata dalla Confesercenti: e cioè estendere il modello già sperimentato con successo per i pagamenti presso i distributori di benzina.

Nel decreto fiscale, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 252 del 26 ottobre 2019 con il numero 124, è stato inserito un comma che introduce un credito di imposta pari al 30 per cento (quello per i benzinai è il 50%) dei costi delle commissioni sostenute per ogni singolo pagamento per esercenti di piccole-medie dimensioni (dunque non i supermercati per intendersi) che nell’anno antecendente all’entrata in vigore del provvedimento (1° luglio 2020) abbiano conseguito ricavi per 400 mila euro.

Stando ai calcoli eseguiti dalla Ragioneria sulla base dei dati delle dichiarazioni Iva del 2018, il provvedimento dovrebbe interessare una platea di 2,1 milioni di soggetti Iva con un giro d’affari complessivo di 108 miliardi di euro per un reddito medio di 50 mila euro.

Il calcolo sale a 3,1 milioni di utenti per un giro d’affari di 173 miliardi di euro se si includono un milione di soggetti che aveva aderito al precedente regime dei forfettari e ai quali viene attribuito un valore prudenziale dei ricavi di 65 mila euro pro capite. L’onere annuo a carico dello Stato a regime viene calcolato in 53,9 milioni. Questo numero, in particolare, rischia però di rivelarsi poco attendibile, soprattutto perchè è il risultato di una lettura statica delle dichiarazioni 2018. Ma non solo.

Nella relazione tecnica si spiega che per calcolare l’introito stimato si è presa riferimento la relazione del provvedimento sui benzinai del 2018, per i quali è stato stimato che i pagamenti con carte nel settore sono pari al 34,6% dei ricavi del settore, per un valore di 59,86 miliardi e che i costi delle commissioni sono stati calcolati allo 0,3%, per un valore di 179,6 milioni.

L’introito calcolato per il nuovo provvedimento è dunque pari al 30 per cento di questa cifra. Se si guarda a quanto accaduto con i benzinai si scopre però che, come ha rilevato l’Unione petrolifera, nei primi sei mesi dopo l’entrata in vigore del provvedimento si è registrato un aumento superiore al 10 per cento dei pagamenti con carta. Dunque, almeno in linea teorica nel primo anno di applicazione ci si potrebbe attendere un aumento dei pagamenti tracciabili fino al 20 per cento, passando a una percentuale dei ricavi di settore vicina al 50%: a quel punto, considerati anche i forfettari, si arriva a circa 80 miliardi, con un valore legato al credito d’imposta di 72 milioni. Tutto questo, però, non tiene conto dell’effetto sull’emersione del nero che il provvedimento contribuirà a generare, aumentando il gettito dell’Iva.

Il fenomeno è già stato registrato in passato con le ristrutturazioni edilizie, per le quali il gettito legato all’emersione del nero ha più che compensato l’onere a carico dello Stato. Se i ricavi su pagamenti elettronici passassero da circa 60 a 80 miliardi (sui 173 miliardi complessivi) il gettito dell’Iva (considerando un’aliquota media del 14%) sarebbe pari acirca 3 miliardi: sicuramente ci sarebbe in questa somma una buona parte di emersione del nero.

E se tutto questo si rivelasse realistico, il governo avrebbe in futuro i margini per estendere a una platea più ampia di esercenti la formula del credito d’imposta oppure potrebbe elevare, ad esempio, al 50 per cento la soglia fissata dal decreto al 30 per cento.

Confesercenti e Confcommercio hanno salutato con favore il provvedimento, pur sottolineando che l’importo di 54 milioni scarsi calcolato a copertura del bonus fiscale legato alle commissioni è troppo contenuto. In ogni caso, per poter avere la certezza che la norma diventi definitiva, bisognerà vedere se e in che misura potrebbero essere apportate modifiche nel corso del percorso parlamentare di conversione del decreto.

Fonte: Il Sole 24Ore 

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Giovanni Ruiu
Giovanni Ruiu
9 mesi fa

L’ho detto e lo ripeto.. Danno le caramelline.. Qui siamo al fallimento.. Complimenti a tutti..

Massimo Moroni
Massimo Moroni
9 mesi fa

più ridicoli di così si muore… ricordo di una legge che obbliga tutti i commercianti a dotarsi di pos e di giornali che all’indomani titolavano: “se non c’è il pos puoi anche non pagare e andare via…” ,,, altro che credito d’imposta: multe salate per chi non è attrezzato… adesso siamo ai regali per convincere i negozianti ribelli… o la mia memoria vacilla?

Marcello
Marcello
9 mesi fa

Alla fine della giostra, le banche continuano a guadagnare e pantalone paga la mancata riduzione dei costi di commissione. Complimenti ai 5S, continuano a farsi inculare senza pietà

luigi Mattiozzi
luigi Mattiozzi
9 mesi fa

Il costo medio delle commissioni tra consumer e commercial in media sono pari
allo 0,8% e non 0,3% se non erro come esposto nell articolo
Il gioco è sempre lo stesso il credito d imposta è pagato dai cittadini o dallo stato ma scusate milioni di transazioni che vengono effettuate dal circuito bancario e di conseguenza maggiori utili,in cambio cosa riceviamo,se il costo è
a carico del consumatore ovvero da noi commercianti?

Giovanni Ruiu
Giovanni Ruiu
9 mesi fa

Ahh dimenticavo.. L’unico gettito… È quello di merda che piove sempre sulla testa di noi gestori..

Tiziano
Tiziano
9 mesi fa

e per noi benzivendoli nulla cambierà… anzi maggiori costi:
il credito d’imposta del 50 % che abbiamo è per le carte/bancomat dei clienti aziendali… che oramai sui piazzali da più di un anno non spendono neanche un euro in contanti, tutto con carte di plastiche e fatturato prego… i privati aumenteranno le transazioni con carte… e a noi resteranno solo maggiori costi delle piccole e minuscole transazioni tra 5 euro di carburante ed un Arbre Magique pagati con il pos…
visto che la quasi totalità è sopra i 400mila Eur, non può usufruire di questo ridicolo cdi al 30% come commercianti che forse era meglio…
fatture elettroniche per ogni piccione che passa e ti caga in testa….
Grazie Banche, grazie governo, grazie ai nostri fantastici sindacati, grazie a tutti….

tutti insieme… hip hip!!!!!!!!

……………………………………………………..

pippo
pippo
9 mesi fa

La cosa che mi fa incazzare è che questi professori della matematica pensano che tutti siamo degli idioti ,credono di mettercelo nel di dietro spacciandolo per il ns bene
Stanno spacciando una tassa per un incentivo ,stanno spacciando un credito d imposta ,pagato dai contribuenti per un aiuto bancario stanno facendo credere al consumatore che pagheranno solo i commercianti ,non lo avvisano che tutti gli aumenti ricadranno su di loro
Se oggi un p v il fatturato lo fa con il 30 % di carte ,con sgravio del 50 % ,e domani fa il fatturato al 90% con carte ,avrà un costo 3 volte superiore !!!!
STANNO FACENDO PIOVERE UNA MONTAGNA DI SOLDI NELLE CASSA DELLE BANCHE !!!
Un p v con un fatturato di 10000€ al gg con 8000€ incassati in carte spenderà, allo 0,3% ,4380 € annui (spero tantissimo di aver sbagliato )
Mentre Bollo ACI 5 € con carta ,lotto matica bollette 1 euro ,Pra solo contanti o assegni
Quando diremo basta ?

Giovanni Ruiu
Giovanni Ruiu
Rispondi a  pippo
9 mesi fa

Hai ragione Pippo. È una classica prerogativa di come fottere raggirando i problemi con la dialettica..All’italiana..