Angac al Mise denuncia la grave situazione dei Gestori Carburanti

Il 25 febbraio si è tenuto al Mise un incontro con i dirigenti Dott.ssa Castrini e il Dott. Di Napoli, con la quale Angac ha illustrato la grave e attuale situazione in cui versa la categoria dei gestori carburante. Una situazione che Angac ha già denunciato anche con iniziative di protesta.

A seguito di tale incontro, riportiamo in forma integrale il documento redatto da Angac.

Gli accordi del 2002 con la fissazione di un prezzo massimo hanno ceduto la libertà del gestore di fissare il prezzo di vendita rendendolo sottomesso e senza nessuna possibilità di difendersi dalle compagnie petrolifere.

Tale situazione pur essendo risaputa e denunciata da più parti, è stata ulteriormente aggravata con gli ultimi tre accordi firmati che hanno ridotto il margine sino al suo dimezzamento, al contempo degli aumentati costi di gestione dovuti anche a nuovi sopraggiunti oneri e adempimenti.

I margini son stati ridotti del 50 %, mentre i costi sono aumentati del 40%.

Il gestore, attraverso il prezzo di acquisto del carburante imposto, e un prezzo di vendita definito eufemisticamente “consigliato”, che però è un vero e proprio prezzo di vendita imposto a tutti gli effetti, non è più un libero imprenditore in quanto il superamento del prezzo consigliato comporta una grave “violazione” che comporterà persino “l’automatica risoluzione del contratto e l’applicazione di penali, costituendo, di fatto, il comportamento del gestore un grave inadempimento delle norme contrattuali”.

Inoltre è sorvegliato e monitorato tramite dispositivi che tracciano ogni singola attività svolta sull’impianto ledendo la riservatezza della sua attività.

Pertanto con queste limitazioni il gestore non è più libero imprenditore, ma dipendente a tutti gli effetti per quanto riguarda le imposizioni che limitano e annullano la sua libertà imprenditoriale.

La totale assenza di regole nella determinazione dei prezzi imposti dalle compagnie senza nessun limite o vincolo istituzionale di alcun genere, ha privato il gestore di ogni autonomia gestionale e commerciale lo ha reso totalmente assoggettato ad una eccessiva dipendenza economica della compagnia, con danni anche per consumatori finali che rimproverano i prezzi eccessivi ai gestori incolpevoli.

Oltre a ciò è l’unica categoria per la quale è stata ceduta “volontariamente” libertà gestionale, persistendo nell’acquisto penalizzante in esclusiva che contribuisce ulteriormente ad aggravare il grave abuso di dipendenza economica.

Con questi presupposti i gestori subiscono l’abuso dei prezzi imposti poiché anche su impianti adiacenti e, dello stesso marchio e stessa tipologia, possono essere liberamente imposti senza alcun limite dalla compagnia prezzi con differenze anche sostanziali che finiscono per ridurre drasticamente le vendite dell’impianto svantaggiato dal prezzo maggiorato. A nulla valgono le abilità imprenditoriali del gestore costretto persino alla chiusura per fallimento se vittima di abusi sul prezzo.

La compagnia per una sorta di paradosso guadagna dal prezzo esagerato vendendo meno, il gestore invece è destinato al fallimento che verrà sostituito con altri ignari gestori che subiranno la stessa sorte se non vi si porrà urgentemente rimedio.

Un impianto medio da 1 milione di litri ha un margine fisso di circa 3 centesimi al self e di 2 centesimi in più sul servito (con un differenziale tra prezzo self e prezzo servito che va mediamente dai 20 ai 50 centesimi, incamerato quasi totalmente senza nessuna giustificazione dalla compagnia), che non è a percentuale ma un margine pro litro lordo e fisso, inferiore al 2% del prezzo di vendita lordi, e tolti i costi di gestione restano al gestore pochi euro all’ora, uno sfruttamento davvero inaccettabile da caporalato petrolifero che se attuato in altri settori si sarebbe gridato allo scandalo.

Altro pesante problema che grava sulla categoria sono i pagamenti elettronici. Ormai diventati massicciamente diffusi in quanto utilizzati come mezzo principale per il contrasto all’evasione ma anche obbligatori per la validazione della fattura elettronica. La commissione bancaria però è calcolata sull’intero prezzo del carburante costituto per oltre il 98% da costi fiscali e da costi industriali, e da meno del 2% del margine gestore. Calcolare la commissione sull’intero prezzo costituisce un abominio che va superato. I pagamenti elettronici erodono quasi, e in alcuni casi, interamente il margine costringendo il gestore a lavorare senza alcuna remunerazione.

Il credito d’imposta stratagemma escogitato per riversare sulle sofferenti casse erariali l’elemosina dell’elargizione del 50% delle insostenibili commissioni bancarie, è in gran parte vanificato poiché le banche se ne avvantaggiano aumentando le commissioni, inoltre il credito è a carico di tutti i contribuenti compresi quelli che non usano mezzi di pagamento elettronici e non acquistano carburante, pertanto è un’anormalità che va abolita; infine il bonus può essere utilizzato in compensazione soltanto dai gestori che hanno tributi da compensare o con un utile. I gestori con un risultato di gestione a zero o in perdita, purtroppo sempre più frequenti, si accollano per intero il costo delle carte di credito e dei bancomat. Per questo i gestori,
rappresentano un caso atipico rispetto alle altre tipologia commerciali, in quanto il gestore è a tutti gli effetti esattore per conto dello Stato, poiché transa il prezzo del carburante composto per oltre il 60% da costi fiscali; le commissioni sui pagamenti elettronici delle transazioni per pagamenti di carburante, a parer nostro devono ricadere necessariamente sul cliente, per il cliente che effettua un rifornimento si tratta di pochi centesimi, per il gestore rappresenta gran parte del suo margine sino ad annullarlo totalmente e in alcuni casi a rimetterci in perdita.

Ulteriore beffa, il fondo Gestori del 2013, istituito una tantum per indennizzare i gestori uscenti in attesa di cercare una nuova occupazione, ma posto a carico anche dai gestori che oggi si ritrovano quasi tutti con cartelle esattoriali in quanto impossibilitati a pagarle.

Per questi gravi motivi dopo aver svolto manifestazioni, scioperi, pubblicato articoli a mezzo stampa, denunciato anche presso il Mise in occasione dell’incontro del 29 maggio 2019 col Sottosegretario On. Davide Crippa, la nostra grave situazione e non avendo ad oggi alcuna risposta e prospettiva siamo pronti a nuove e imminenti manifestazioni.

COSA CHIEDIAMO PER RIEQUILIBRARE:

  • LIBERALIZZAZIONE DEL PREZZO DI VENDITA. Come previsto dalle leggi attuali nazionali e comunitarie.
    Il prezzo massimo deve essere abolito e gli accordi che lo hanno istituito devono essere rivisti. Il prezzo
    consigliato deve essere realmente ed effettivamente consigliato
  • IL PREZZO DI CESSIONE DEVE ESSERE A PREZZO DI MERCATO, uguale per tipologia d’impianto, di
    marchio, di trade area
  • TAVOLI DI TRATTATIVE. Come associazione di gestori chiediamo la partecipazione attiva a tutti i tavoli
    di trattative riguardanti i temi inerenti la categoria come previsto dalla Legge 32/98. Come già richiesto
    con diffida inviata dai nostri legali.
  • IL MAGGIOR PREZZO DEL SERVITO E’ PRODOTTO UNICAMENTE DAL LAVORO DEL GESTORE. La
    compagnia infatti nel prezzo di cessione del carburante al self, ha già interamente coperto il proprio
    margine industriale, (comprendente tutti i costi per la materia prima, per la produzione e per la
    distribuzione). Il differenziale tra il prezzo del self e quello del servito, è dovuto soltanto dal lavoro
    del gestore, è pertanto la sua espropriazione costituisce un’appropriazione indebita
  • LE COMMISSIONI BANCARIE DEVONO ESSERE INTERAMENTE A CARICO DEL CLIENTE ACQUIRENTE.
  • LA RIVISITAZIONE DEI CONTRATTI DI FORNITURA IN ESCLUSIVA, integrati con altre tipologie come
    affitto ramo d’azienda, franchising ed altre.
  • I PAGAMENTI DEL “FONDO INDENNIZZI 2013” DEVONO ESSERE CANCELLATI, poiché i gestori non
    riescono a pagarlo per difficoltà oggettive ed evidenti

Qualora non vedessimo risposte concrete sulle nostre urgenti richieste comunichiamo che stiamo organizzando per attuare forme di protesta già a partire dal prossimo 30 marzo, con blocco del servito, delle carte petrolifere, carte di credito e bancomat, con impianti chiusi e disponibili in self e solo pagamenti in cash, senza gestore.

Tante sono le problematiche della categoria e queste sono le più urgenti e maggiormente rilevanti.

  • 45
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Sottoscrivi
Notificami
guest
5 Commenti
più vecchi
più nuovi più votati
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
pippo
pippo
6 mesi fa

Mi dispiace ma state prendendo la strada del Vecchio sindacato tanto criticato State chiedendo “aiuto” a chi ci /vi ha messo nella cacca più totale lo Stato ,a dei parlamentari che di carburanti non sanno un stramaledetto cazzo ,un Mise che ha 300 mila disoccupati da gestire
Se pensate che questo faccia cambiare idea alle compagnie resterete fortemente delusi mentre qualcuno riderà I diritti vanno chiesti e pretesi dalle Compagnie Petrolifere ,loro hanno i soldini ,loro fanno il bello e il brutto loro bisogna colpire non importa il colore bisogna colpirne una seriamente ! per fare capire anche alle altre che la cuccagna è finita e che “comandano ” i gestori altro che Mise ,Crippa, Di Napoli o Castrini loro tra qualche mese saranno a casa noi continueremo nei piazzali a fare i servi

Alex
Alex
6 mesi fa

Pippo, le tue sono parole sante, la tua descrizione non fa una piega.
Purtroppo le compagnie petrolifere sono amministrate da personaggi politici dove pochi sanno lavorare e molti sanno amministrare,
nei loro progetti il gestore è semplicemente uno scarto della plebe.
Non c’è da pensare molto, basta guardare Alitalia.
Nelle compagnie non sono più bravi, hanno solo più denaro da amministrare.
Enrico Mattei era unico, ed un altro non tornerà.
Uomini come lui si stanno rivoltando nella tomba nel vedere questo schifo.

Rocco
Rocco
6 mesi fa

Colleghi e’ chiaro che qui ci vuole una terapia d’urto per smuovere i padroni, bisogna toccarli nei loro interessi, ignorare gli accordi che hanno firmato i vecchi sindacati, anche a costo di tenere chiusi gli impianti, bisogna attuare tutte le forme di protesta sugli impianti. La loro predominanza,della quale vanno predicando i fossili sindacali che ci hanno rappresentato negli ultimi tempi va indebolita. Ripeto…. anche a costo di tenere chiusi gli impianti. D’altronde tenerli aperti a queste condizioni non credo sia la scelta migliore.

pippo
pippo
6 mesi fa

Ieri sera ho visto il report delle Iene sul traffico carburanti ,e sinceramente ,MI SONO VERGOGNATO
Mi sono vergognato delle classe politica ,inutile ,inefficiente ,vergognato del sindacati di ogni forma e grado incapace di imporsi ,della guardia di finanza e agenzia delle entrate capace di farsi sui deboli con ogni tipo di vessazione ,LA LOTTERIA DEGLI SCONTRINI !!!! per combattere l evasione e si fanno rubare 7 miliardi !!!inutili ,inefficienti ,Si fanno tavoli di trattativa ,riunioni ,incontri ,dibattiti sul nero e poi arrivano le IENE che con le figurine illustrano passo passo la truffa e la soluzione !!!! l ultima frase detta dalla Iena è L evasione, se si vuole, si combatte da subito ,basta volerlo
Inviterei le Iene di fare una trasmissione su chi non vuole combatterla,o su chi non fa nulla per finire questa VERGOGNA
Mi scuso per l intromissione in questo post ma lo faccio per farvi /ci capire che andare ad elemosinare diritti da questi signori non serve a nulla

alberto
alberto
6 mesi fa

Molto semplice, basterebbe disdire gli accordi sottoscritti come si fece nel 2014 per il prezzo massimo. Chi come me ne approffitò ne ebbe un buon ritorno. E’ inutile continuare a cincischiare,a meno che ci siano altri interessi nelle dirigenze sindacali che,ovviamente, sono all’oscuro dei poveracci con la pompa in mano.