C’era una volta il benzinaio

Chi sarà in grado di raccogliere i cocci?
Staffetta Quotidiana – GCA

Scorrendo ogni giorno i giornali fa impressione vedere come il tema del dramma dei benzinai sia stato completamente rimosso. Meglio dire che non è mai stato oggetto di attenzione. Nessuno che ne abbia parlato, che ne parli, che se ne preoccupi. Nessun servizio giornalistico, nessuna particolare intervista, solo qualche sporadico servizio di cronaca locale. Anche a causa della rimozione di questo problema da parte delle Istituzioni e, salvo poche eccezioni, nelle misure che sono state adottate per far fronte all’emergenza Covid. Nonostante le associazioni dei gestori, grandi e piccole, storiche e meno storiche, si siano sgolate per richiamare l’attenzione, come la Staffetta ha puntualmente registrato a prescindere da chi, come e con che toni, lanciasse l’allarme.

Parliamo di circa 25.000 impianti, tra piccoli e grandi, con il relativo indotto che ci gira intorno, rimasti aperti durante l’emergenza sanitaria e le chiusure delle attività per assicurare in tutto il Paese e su tutte le strade e le autostrade, pochi o tanti che fossero i clienti, un servizio essenziale come quello della distribuzione dei carburanti, in primis benzina, gasolio, Gpl, metano. Un’essenzialità pagata a caro prezzo in termini di crollo dei fatturati e di liquidità.

Parlare di allarme non è affatto fuori luogo. Allarme sulla capacità di tenuta e di sopravvivenza di un anello prezioso della filiera petrolifera e dell’immagine stessa di questa filiera, posto che le stesse compagnie ci mettono la faccia innalzando i loro marchi su gran parte di questi impianti, a partire da IP, Eni, Esso, Kupit e Tamoil. Allarme sul fatto che ne possa venire fuori una ristrutturazione selvaggia, non guidata, diversa da quella che da decenni si tenta di realizzare e che sarebbe necessario perseguire per entrare in maniera corretta nell’era post-petrolifera. Allarme sul fatto che la rete cada sempre di più sotto il controllo di organizzazioni illegali e malavitose. Come le indagini delle forze dell’ordine ogni giorno ci confermano.

L’emergenza Covid poteva offrire l’occasione per prendere il toro per le corna, tutti nella stessa barca, petrolieri unitevi, per fare cioè fronte comune superando le reciproche gelosie e i reciproci compartimenti stagni, per cercare di affrontarla seriamente e unitariamente. Suggerimenti in tal senso non sono mancati, anche da parte della Staffetta, ma invano. Anche perché di fatto nessuno sembra avere l’autorità e la leadership necessaria per convocare una sorta di Stati Generali, che oggi vanno tanto di moda, o per cercare di mettere a punto una sorta di Piano Colao, altrettanto di moda. Mai come oggi si sente la mancanza di personaggi come Vincenzo Cazzaniga, Gian Marco Moratti e Pasquale De Vita, per non parlare di Enrico Mattei. Personaggi, parliamo dei primi tre, che peraltro neppure loro sono riusciti a promuoverla questa benedetta ristrutturazione o perlomeno a evitare che alla fine degenerasse in una controproducente proliferazione e polverizzazione. Che avevano comunque una statura super partes da tutti riconosciuta, in grado di fare la differenza. Oggi chi ce l’ha questa statura non solo all’interno, ma anche all’esterno del settore, fra i tanti che stanno disegnando i nuovi scenari della transizione energetica, ma a cui di fatto sfugge la tragica situazione della rete carburanti e del suo anello più debole? Una rete che sarebbe sbagliato gettare alle ortiche e che potrà rivelarsi utile anche nel passaggio dal verde al blu, come oggi va di moda dire, e per la ricarica delle automobili elettriche, come già in parte si sta facendo, anziché andare a rubar spazio ai posteggi comunali per installare le proprie colonnine. Chi ha dei nomi da suggerire si faccia avanti. Pescando anche tra i cultori dello sviluppo sostenibile, come Enrico Giovannini, nella speranza che chi è al di fuori delle tensioni che turbano il settore petrolifero togliendo a tutti la necessaria serenità, possa dare qualche suggerimento utile.

Nell’attesa, stiamo a dir poco scherzando col fuoco. Anche senza osare pensare a cosa accadrebbe se in autunno ci fosse una seconda ondata di contagi e di chiusure. Chi raccoglierebbe i cocci? L’impressione che si ricava sfogliando il dossier delle proposte che sono state avanzate da marzo a questa parte, è purtroppo una sorta di atteggiamento fatalistico e di impotenza che pervade tutto e tutti, bloccando ogni iniziativa. Troppe volte si è tentato, troppe volte si è rimasti scornati. Tra l’altro è stata riesumata anche la risoluzione De Toma approvata all’unanimità dalla Camera nel dicembre scorso. Che fine ha fatto? Soprattutto la sua versione originaria poi edulcorata in corso d’opera? E dove è finito lo stesso De Toma?

Di certo non è più tempo di analisi, ne sono state fatte troppe, ma di azioni.

Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana 

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DIEGO
DIEGO
3 mesi fa

Buonasera,
mi vedo in quell’immagine all’inizio del servizio perchè mi ha riportato indietro di 50 anni quando ne avevo 11 e mia mamma mi fece una tuta blu ed io mi divertivo a pulire i vetri sull’impianto che mio padre gestiva per prendermi qualche mancia, pensate che in un estate durante le vacanze scolastiche ho racimolato un gruzzoletto e con l’arrotondamento di mio padre arrivai a 50.000 LIRE e mi comprai una bicicletta da corsa………….ah che bei tempi………. peccato che siamo rimasti li a 50 anni fa con quei margini che in proporzione valevano di più rispetto ad oggi e stando molto peggio di allora. Sono prossimo alla pensione ma amo ancora questo lavoro nonostante tutto e con il dispiacere di vedere una categoria cosi bistratta e dimenticata. Non voglio fare analisi di 50 anni ma, l’ho scritto ancora, in parte questa situazione è anche un pochino ma solo un pochino colpa nostra cari Gestori, poi chi ci doveva rappresentare e tutelare ha fatto il resto. Non è più stagione di accuse è di chi non ha fatto cosa. BASTAAAAAA. In questo periodo si sono susseguite proposte da più parti e analisi come quest’ ultima appena letta a cui vanno i miei complimenti ma ritengo la proposta di FIGISC, a mio modo di vedere, quella più proponibile nell’immediato perchè come scritto da Moreno Parin: “vogliamo o no mettere qualche soldino in tasca ai GESTORI SUBITOOOOOOOOOOOOO ” allora bando alle ciance, ai personalismi, BASTAAAA a quelli che dicono: “ma noi rappresentiamo la categoria a livello nazionale e non vogliamo sentir parlare ne sederci a un tavolo con nuove sigle” e così via BASTAAAA, BISOGNA TUTTI ASSIEME mettere finalmente in campo tutto ciò che si può fare, dare un segnale ai Gestori perchè possano ricominciare a credere ai Sindacati TUTTI e TUTTI assieme.

mario
mario
Rispondi a  DIEGO
3 mesi fa

caro Diego il probblema oltre ai sindacati divisi sono i cosidetti benzinai

DIEGO
DIEGO
Rispondi a  mario
3 mesi fa

Certo, ma la divisione, se è questa che intendi, è frutto di come sono andate le cose negli anni. Ma la divisione viene perchè all’interno dei Sindacati Nazionali non c’è e non c’è stata la possibilità di contestare in maniera costruttiva, non si contestava e basta e se contestavi più del dovuto eri un soversivo e venivi isolato, quindi…..esci e se hai le palle e i Gestori ( no i benzivendoli qui a volte citati) credono nelle tue idee nascono le nuove sigle sindacali. E TE LO POSSO ASSICURARE CHE LE COSE SONO ANDATE COSI’. Veniamo ai Benzinai/Benzivendoli: è finito il tempo di chi non ha le capacità di essere GESTORE e se si concretizzasse la proposta della Figisc, che condivido, non c’è posto per i benzivendoli. Qualcuno si sentirà offeso di quel che scrivo ma questo è il mio personale pensiero.

Esso
Esso
Rispondi a  DIEGO
3 mesi fa

Pensiero corretto i veri benzinai sono quelli che pulivano il vetro controllo pneumatici olio e sindacati uniti con il gestore almeno ti parlavano proponevano assieme con assemblee ora e tutto alla sfascio comunicazioni le ricevi via email contratti decidono l’oro ne usciremo con le ossa rotte !

mario
mario
Rispondi a  Esso
3 mesi fa

siamo già usciti con la testa rotta io sono sempre stato per un unico sindacato forte ,
coeso e corporativo ma molti colleghi non erano di questo avviso ora raccogliamo solo delusioni
e molti anche sofferenze bancarie

Alex
Alex
3 mesi fa

L’articolo inizia con il dramma dei benzinai costretti ad arrampicarsi e tutelarsi durante il look dawn come meglio ha potuto senza essere citato fra gli Angeli, i Santi, ecc. ecc.
Una categoria che ha dimostrato di non servire più se non per qualche semplice auto di pattuglia, tutti gli altri soggetti sono tutti muniti di cisterna.
Per capire quanto serviamo ed a cosa serviamo basta fare un calcolo di quanti rifornimenti abbiamo fatto durante i giorni di look down e quanti soggetti sono andati in bagno.
Tutti noi abbiamo avuto dei dipendenti e tutti abbiamo fatto almeno una volta un corso obbligatorio x la sicurezza.
Se riflettiamo sugli eventi possiamo apprendere che le compagnie si sono impegnate x dare sicurezza durante i rifornimenti hai clienti, offrendo igienizzanti e dando direttive al gestore su come mettere in sicurezza il cliente che viene x un semplice rifornimento e non c’è nessun cenno su sulla sicurezza del gestore che passa 12 ore minimo al giorno sul piazzale a raccogliere gli indumenti di protezione e altro che usano i clienti.
NOI SIAMO CONSIDERATI SPAZZATURA.